Grazie di tutto Paolo, ti devo una delle domeniche migliori della mia vita

di Riceviamo e Pubblichiamo |

Di Davide Borghesan

“Tornare alla Juve è stato come tornare a casa, come tornare dalla mia mamma“. Paolo Rossi
Quando ami la Juventus come la amo io, la tua vita viaggia parallela con la storia della tua squadra e con molte partite giocate, partite che hai ascoltato alla radio a “Tutto il calcio minuto per minuto”, o che hai visto dal vivo. A 53 anni, di partite da ricordare ne ho molte, ma oggi ne ho in mente solo una.
A 14 anni, il 2 maggio 1982, vidi Paolo Rossi a Udine rientrare dopo la squalifica. Fu un pomeriggio che non dimenticherò mai. Non era ancora Pablito, lo sarebbe diventato tre mesi dopo al Mundial di Spagna. Stagione 1981/1982. 13′ giornata del girone di ritorno. Udine, Stadio Friuli.
Domenica 2 maggio 1982, ore 16:00. Udinese Juventus 1-5. Juventus: Zoff, Osti, Cabrini, Furino, Brio Scirea, Marocchino, Tardelli, Rossi, Brady, Virdis.
Fu un campionato vinto lottando punto a punto con la Fiorentina, quello dell’81/82. Il calendario prevedeva alla terzultima la trasferta di Udine, la settimana successiva il Napoli a Torino e all’ultima la trasferta di Catanzaro. Quella domenica, il 2 maggio 1982, partimmo come sempre in molti in direzione Udine: papà, mamma, Alessio, zii e parenti. L’obiettivo dichiarato era andare a trovare una cugina di mamma, che abitava a Gemona e poi mangiare tutti insieme. Il vero obbiettivo era la partita della Juventus del pomeriggio. Le donne lo sapevano, ma facevano finta di niente, sperando che gli uomini cambiassero idea così da passare l’intera giornata insieme. Speranza vana.
Come spesso succedeva, in quegli anni per trovare i biglietti ci si doveva rivolgere ai bagarini, e per farlo bisognava prendersi per tempo perché più ci si avvicinava all’inizio della partita, più i prezzi salivano. All’una, dopo un piatto di risotto mangiato in fretta e mentre le donne chiacchieravano ci alzammo e via, direzione Stadio Friuli.
Il primo bagarino, molto fuori zona, aveva biglietti scomodi e costosissimi; il secondo, sul parcheggio dello Stadio, aveva solo tribuna centrale a prezzi folli. Gli uomini si guardarono e decisero per il si. Si entrava (papà quel giorno fu il nostro eroe, tempo dopo capimmo cosa aveva speso per quei biglietti). A Udine quel giorno il clima era elettrizzante e i tifosi della Juventus erano come sempre numerosissimi. Ci si giocava una fetta di scudetto, ma le due domande che si facevano tutti erano: Trapattoni avrebbe schierato Paolo Rossi?
Bearzot sarebbe stato presente in tribuna per visionare il centravanti della Juventus, che rientrava dopo una lunga squalifica? Bearzot, il CT della nazionale, quattro anni prima in Argentina aveva portato una squadra giovanissima e talentuosa, che si smarrì proprio alla fine del mondiale, lasciando però un’immagine spettacolare di se stessa. Le punte titolari del mondiale del 78 erano Rossi e Bettega. In quel momento, con Bettega infortunato e difficilmente recuperabile e Rossi fermo da due anni, il “vecio” avrebbe convocato sicuramente Graziani e, se Rossi non lo avesse convinto, avrebbe dovuto portare in Spagna Pruzzo, attaccante fortissimo, ma che al CT non piaceva.
Bearzot aveva un senso di riconoscenza per quei due ragazzi che in Argentina avevano confezionato probabilmente il gol piú spettacolare dell’intera edizione del Mondiale e avrebbe fatto di tutto per portarli in Spagna. Bettega, esperto e fortissimo, si era distrutto mesi prima un ginocchio in una partita di Coppa, ed era quasi matematicamente fuori. Rossi, giovane, attaccante atipico, sempre sorridente, che quattro anni prima aveva giocato un ottimo mondiale, era stato squalificato due anni prima per essersi trovato in mezzo a un pasticcio di un Avellino-Perugia combinato da vari giocatori. Per Bettega, Bearzot non poteva fare niente, ma Rossi non lo avrebbe lasciato a casa senza dargli una possibilità.
La prima risposta arrivò a cinque minuti dall’inizio quando annunciarono le formazioni:
Marocchino
Tardelli
Rossi…
A Rossi, primo boato terrificante. Alla mezz’ora del primo tempo, gol del pareggio di Marocchino e secondo boato assordante.
Sei minuti dopo gol del vantaggio di Cabrini, che più che fare il terzino faceva l’ala.
E Paolo Rossi?
Non so se Bearzot fosse in tribuna quel giorno e se c’era non vide un grande Rossi. Toccò pochissimi palloni, ma al quinto del secondo tempo su un cross dalla destra di Brady d’istinto e di voglia, ci mise la testa e la palla finì in gol per il 3 a 1 e per il boato più grande.
Ciao PaoloRossi e grazie di tutto. Grazie per quella domenica fantastica, la prima e quindi la più bella allo stadio con mio fratello, grazie per le tante e prestigiose vittorie con la Juventus e grazie per quei due mondiali. I miei mondiali più belli.
Grazie centravanti, mio centravanti ❤️.

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