Grazie Gigi, con te termina una generazione

di Antonello Angelini |

Un altro addio. Dopo Michel Platini (il più grande di tutti e il più amato dal sottoscritto), dopo altri addii traumatici come Nedved e Del Piero, adesso tocca a Gianluigi Buffon. Ero allo stadio questa volta, non andai a quello di Del Piero e me ne pentii. Questo è stato diverso. Del Piero e Buffon hanno fatto tutti e due il giro dello stadio nel giorno dello scudetto. Uno però ha girato lo stadio raccogliendo le sciarpe, godendosi il SUO momento. L’altro invece ha abbracciato tutti, baciato tutti, toccato le mani di tutti. Due campionissimi, due bandiere ma un modo diverso di vivere il rapporto con la gente bianconera. Del Piero più Re distaccato, Buffon più in mezzo alla gente. Quello di Del Piero è stato forse più toccante per chi lo vedeva da fuori. Quello di Buffon forse per lui, per chi lo vedeva da dentro.

Tanti, tantissimi i bambini allo stadio, simbolo che il calcio e soprattutto i piccoli amano le bandiere. Ho incontrato bambini siciliani, romani, veneti che sono venuti a fare ore di auto senza nemmeno dormire a Torino e ritorno.

Speravo che Buffon parlasse al microfono. Invece ancora una volta ha prevalso lo stile sabaudo. Per carità, nessuno pretende nulla di simile all’addio di Totti con troppe (a mio avviso) dediche e lacrime. Però in 3 minuti di discorso ci speravo. Per sentire qualcosa da lui sulla gente bianconera, su questo strano tifo che non ha radici territoriali e che si riunisce sotto un nome: Juventus.

E quando Max Allegri lo ha sostituito, il cielo è diventato nero ed ha iniziato a piovere. Segnale divino?

Buffon è stato davvero un grandissimo del calcio. Il suo secondo posto al Pallone d’Oro 2006 vale un primo posto. Ha vinto tutto in Italia, non è riuscito a vincere la Champions League, suo pallino. Tre volte finalista, ma ha vinto un mondiale con l‘Italia da vero protagonista, cosa che a Ronaldo e Messi non è fin qui riuscita. Ed un Mondiale vale molto più di una Champions League.

Caro Gigi, ogni tanto ti abbiamo anche rimproverato, perché eri troppo “sportivo”. Quei troppi abbracci agli avversari anche dopo le sconfitte, quei pollicioni sempre su anche contro i “nemici”. Però eri tu, eri vero… ed era il tuo personaggio.

Mi ha raccontato qualcuno che quando eri a Parma urlavi da solo dalla finestra i cori degli ultras. Non so se sia vero, ma è quantomeno verosimile.

E quello sfogo dopo Madrid per il quale ti hanno sfottuto. E’ servito a far capire che gli juventini saranno sempre dalla tua parte e gli altri sempre contro. Non ti perdoneranno mai nemmeno uno sfogo “umano” . Lo sfogo di un grandissimo che aveva sfiorato l’impresa e al quale gliela hanno sfilata con un rigore dubbio al 93’ .

Poi quelle esaltazioni con Chiellini dopo un grande salvataggio suo o tuo, quel caricarsi prima della partita… non ce li dimenticheremo.

Con te termina una generazione. Quelli che hanno vissuto Calciopoli. Di quei giocatori che rimasero alla Juve in Serie B nessuno gioca ancora. Trezeguet, Camoranesi, Buffon, Del Piero, Nedved. Tre campioni del mondo un vicecampione del Mondo (e campione d’Europa) ed un Pallone d’Oro.

Di questo ancora grazie. A voi, a te.