Grazie di tutto, Mario Mandzukic

di Riceviamo e Pubblichiamo |

Di Riccardo Mita

“L’ultima valigia e poi tutto cambierà

e già qualcuno aspetta per portarti via di qua…”

Cantava così Massimo Di Cataldo, icona della musica nostrana anni ’90, che si presentò con questo testo dal titolo “Se adesso te ne vai” al festival di Sanremo del 1996, sì, proprio quel 1996, anno che ci vide per l’ultima volta sul tetto d’Europa. La canzone parlava di un amore finito, di un’ agonia portata avanti per cercare di non buttare via tutto, nella speranza di un ripensamento, ma nella consapevolezza che ormai fosse tardi. Questa consapevolezza, noi juventini, la stiamo vivendo da qualche mese ormai; nel nostro caso la storia al capolinea è quella tra la Juventus e Mario Mandzukic, bomber capace di vincere ovunque sia andato, maestro del gioco aereo e uno degli “attaccanti d’area di rigore” più forti della sua generazione.

Il croato, da punto inamovibile di mister Allegri è diventato – sì lo so è brutto chiamarlo così, ma al momento lo è – un esubero. L’ex Dinamo Zagabria, alla Juventus dalla stagione 2014/15, ha totalizzato 118 presenze e segnato 31 goal in bianconero. Numeri di tutto rispetto per uno dei giocatori più iconici della presidenza Andrea Agnelli. L’ex punta del Wolfsburg, (tra le diverse squadre in cui ha militato), ha rappresentato per noi tifosi un punto di riferimento, un giocatore pronto sempre a sacrificarsi e l’ultimo ad uscire dal ring. Un calciatore che a 30 anni e passa si è messo a fare l’esterno d’attacco pur avendo quasi sempre indossato in carriera l’abito da punta centrale. Nonostante questo, prestazioni sempre di alto livello e goal importanti, soprattutto a grandi squadre, come a voler dimostrare la sua supremazia non solo fisica, ma decisamente mentale. Il suo goal più bello, manco a dirlo, la rovesciata in finale contro il Real Madrid…lancio di Bonucci da 40 metri verso Alex Sandro che rigira e trova Higuain, l’argentino fa sponda verso Marione che tenta la magia da posizione defilata e buca Keylor Navas. Un goal che sfida tutte le leggi della fisica, alcune le viola, ma Mario non lo sa e nel dubbio la butta dentro. Un’azione alla Holly e Benji, ma quel goal alla Hutton è frutto di un croato alto 1,90 m che tenta l’acrobazia da 12 m di distanza in una finale di Champions, e gli riesce. Come sia andata a finire quella parità lo sappiamo tutti e forse questo è l’unico ricordo da trattenere, non a caso firmato Mandzukic.

Il destino del vice campione del mondo a Russia 2018, sembra ormai segnato, e la cosa più tragicomica – passatemi il termine – nella carriera di questo campione – così va chiamato perché lo merita – è l’epilogo di ogni esperienza. Mario, infatti, sembra sia sempre stato fatto partire con troppa facilità. Al Bayern, dopo aver vinto tutto da protagonista, complice anche l’arrivo di Lewandowski, fu costretto a fare le valigie e lasciare l’Allianz Arena per passare di fretta e furia all’Atletico Madrid. Qui nonostante la stima del cholo Simeone e una Supercoppa di Spagna vinta grazie a un suo goal al ritorno contro la solita vittima Real Madrid, dopo una sola stagione, viene lasciato tranquillo di proseguire da un’altra parte. Inizia quindi l’avventura in bianconero condita da 4 scudetti, 3 coppe Italia e 2 supercoppa di Lega, trionfi che l’hanno visto come uno dei principali fautori. In questi anni l’amore dei tifosi, la stima di tutti, e la passione di mister Allegri che lo avrebbe messo anche in porta.

Quindi? Quindi stavolta finirà la carriera qui..Giusto? Macché sembra che tutto stia per finire anche stavolta. In questo caso non si deve dar colpa a scelte di mercato o mancanza di gratitudine, parola che nel calcio purtroppo ha poco peso, ma a uno stile di gioco di cui difficilmente potrebbe far parte. Sappiamo tutti infatti che nelle idee tattiche di Mister Sarri, il tecnico ex blues, prediliga giocatori più brevilinei sulle fasce e capaci di dare “strappi” durante diverse fasi della partita; senza pensare minimamente di togliere Ronaldo, libero di spostarsi partendo largo da sinistra. Per quanto riguarda il suo ruolo naturale da prima punta, qui il discorso è ancora più complesso. Al di là delle gerarchie, in cui Higuain veleggia, soprattutto in questo stato di grazia, subito dopo in quel ruolo troveremmo un Ronaldo accentrato “alla Allegri” , o un Dybala falso nueve, stile Sarri-Mertens per intenderci. Mandzukic quindi si ritrova dopo anni a non avere più una collocazione in campo, e questo lo porterà con ogni probabilità, alla soglia dei 34 anni, a cambiare di nuovo club. Si parla molto di Cina, si è parlato dello United che ora sembra essersi focalizzato sul talento Haland e si vocifera di un interessamento del Milan.

Quale sia la sua destinazione poco importa, il dispiacere di vederlo andar via sarà naturale. Lui ha dato tanto a questa squadra e ha rappresentato la rinascita soprattutto in campo europeo. La qualità che più ci mancherà sarà la cattiveria agonistica, ingrediente che manca a molti dei nostri giocatori. Quello che mi sento di dire è grazie Mario per quello che ci hai fatto vedere. Spero che la tua carriera ti possa regalare ancora tante soddisfazioni, ciò che lascerai, se davvero dovessi andar via è una lezione: puoi essere il calciatore più forte, il più tecnico, il più elegante, il più veloce, ma se non hai un fuoco dentro che ti brucia, le partite che contano non sono per te…e tu Mario, nelle partite che contano, vai a fuoco.

Chiudo come ho iniziato, con Massimo Di Cataldo, con una canzone vera, ma triste. Un po’ come questa bella storia che sta per tramontare.

“E maledico il giorno che ci ha unito
e questo che ti vede andare via, non mi rimane che un saluto
abbasserò la testa e così sia…”


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