La più grande rimonta della storia del calcio europeo

Ci ho messo giorni per recuperare la lucidità necessaria a valutare l’evento a cui l’Europa dedita all’intrattenimento calcistico ha assistito la sera dell’11 aprile scorso a Madrid.
L’epica rimonta della Juve ha seminato il panico nello stadio più difficile del mondo. Dopo il terzo gol, i registi tv indugiavano cinicamente sugli spalti, mostrando volti più bianchi delle maglie merengues, invasi da un terrore di un’intensità inferiore solo a quello dei milioni di hater anti-juve in quel momento dietro i teleschermi italiani.
Noi invece abbiamo vissuto un sogno meraviglioso, spezzato nel modo più atroce. Qualificarsi è l’unica cosa che conta e siamo stati eliminati, ma la prestazione della Juve è stata epica e la rimonta più inimmaginabile è stata compiuta. E’ durata solo mezz’ora, ma si è compiuta.
E’ stata la Juventus F.C a fare questa meraviglia. Chissà se sabato sera gli interisti hanno dedicato tempo alla loro squadretta triste sottraendolo al tiro al bersaglio al nostro capitano. L’attenzione che ci dedicano da stalker e guardoni consumati certifica l’importanza epocale della Juve di questo ciclo. Stesso discorso per i milanisti, l’anno scorso protagonisti di una crisi isterica ben peggiore (ci danneggiarono gli spogliatoi per un rigore all’ultimo minuto: fatti e non solo parole) e quest’anno presi a pesci in faccia all’andata e al ritorno senza grande sforzo. Il discorso si può declinare su tutte le restanti tifoserie del plotone.
Il ciclo vincente più lungo della storia del calcio italiano di sempre sta generando montagne di bile.
Nemmeno i dirigenti madridisti si sono permessi di giudicare le reazioni di Gigi e il mitico Buitre ha confermato il suo rispetto per il capitano dal cuore infanto. Anni di spettacolo ad altissimo livello ci aspettano e il cuore guarirà presto. Oltre a trofei nazionali a cadenza stagionale, ci (a)spettano stagioni di Champions League leggendarie. (A)spettano (a) noi che seguiamo la Juventus, meravigliosa narrazione seriale, con una passione quotidiana e una visione di dettaglio che gli altri non hanno, troppo occupati a inoculare versioni distorte e negative nel mainstream dei socialmedia.
Per fortuna noi sappiamo bene quello che siamo: noi siamo quelli della standing ovation al giocatore più forte del mondo dopo il gol che sembrava averci ammazzati, solo una settimana prima della più grande rimonta della storia del calcio europeo.

 

di Mario Incandenza