Il grande ex che manca a questa Juve

di Vittorio Aversano |

La Juve che, in gran segreto, si sta formando sotto la gestione attenta e lungimirante di Fabio Paratici e Pavel Nedved – la cui totale discrezione, unita a qualche dichiarazione sibillina, tanto mi ricorda Luciano Moggi e Roberto Bettega – avrà un’identità ancora tutta da scoprire e, soprattutto, verificare. Ma quello che possiamo supporre già ora è che potrebbe mancare, per una più probabile affermazione sportiva europea, di qualche giocatore che in passato avevamo e che forniva quel qualcosa in più, vuoi per tecnica, leadership, capacità tattiche o, più semplicemente, carica emozionale, che è poi ciò di cui noi tifosi ci nutriamo da sempre.

Ogni rosa ha senza dubbio le proprie peculiarità e non c’è quindi da idealizzare o trasporre dal passato giocatori che, con il calcio attuale, non avrebbero la stessa possibilità di esprimersi al meglio che ebbero nella propria epoca; né bisogna guardare troppo al passato, con una Juve ben salda e vincente nel presente e, ci si augura, nel futuro, ad maiora. Quello che si può tentare è di restringere il cerchio a giocatori contemporanei e, tra questi, provare a sceglierne uno soltanto, riportandolo indietro per com’era quando militava da noi o com’è diventato stando altrove.

Io dico, senza dubbio, Paul Pogba: e voi risponderete “grazie al piffero”. Ma la mia scelta è motivata da un elemento diverso dalla tecnica, il fisico o il brand ambassador.

Pogba è stato il primo giocatore, in una Juve già farcita di campioni, a dare la sensazione dell’ulteriore salto di qualità, peraltro inaspettato e repentino nella sua esplosione. La crescita di Pogba è stata poi costante ed esaltante, unendo una straordinaria tecnica e altrettanta atleticità a una incoscienza istintiva tipica dell’età e del suo temperamento. Qualsiasi centrocampo – e, di conseguenza, qualsiasi squadra – sia formato da giocatori come quelli attualmente a nostra disposizione, oppure da dei semplici esecutori, con Pogba acquisterebbe certezze: e questo non è certamente un elemento che qualsiasi giocatore, oggi, possa dare. Viviamo in tempi in cui la reale qualità scarseggia e, in sua mancanza, si strapagano giocatori che, fino a pochi anni fa, avrebbero militato in squadre di mezza classifica.

L’incidenza di Pogba sulla squadra è, invece, paragonabile a quella di Nedved, Del Piero o Pirlo: non conosco attualmente altri calciatori che, inserendosi in un solo reparto, possano rappresentare un valore aggiunto in senso trasversale e, al contempo, assoluto. A parte il nostro marziano, CR7, che però già abbiamo. Certamente, l’ultima stagione di Pogba non fu memorabile e il ragazzo ha dimostrato alti e bassi caratteriali, ma la sensazione è che, nel male, questi connotati gli abbiano consentito di esprimersi come sappiamo e, nel bene, sia ora nella fase di piena maturazione, per cui beneficeremmo di un calciatore diverso, di un uomo diverso, forse migliore di prima.

Se non Pogba – che mi auguro comunque sia un concreto e, soprattutto, vicino obiettivo di mercato – è comunque questa la tipologia di giocatore che manca alla nostra squadra: quello che ti faccia emozionare con la giocata, anzi, con la sola presenza in campo, che non vedi l’ora che abbia il pallone tra i piedi per godersi ciò che inventerà. Abbiamo senz’altro grandi giocatori oggi, ma quella parte emozionale, che io sentivo con i giocatori prima menzionati, oggi affiora solo con CR7; eppure, come dico spesso, non riesco a concepirlo parte della Juve, se non piuttosto un extraterrestre che, per una serie di circostanze, ci sta onorando della sua momentanea presenza. Non siamo abituati, per storia, ad acquistare il calciatore del secolo quando è già affermato, ma a costruirci in casa il grande campione e questo ci ha permesso di affezionarci a lui e ricordarci cos’è, in definitiva, il calcio: com’è accaduto con Paul Pogba.


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