Buon viaggio Gonzalo

di Willy Signori |

Questa è la storia di un ragazzo argentino che attraversa l’Italia, da sud a nord, e in mezzo c’è sempre la Toscana. 

 “Vedi amico, nella vita c’è sempre qualcuno più forte di te”
Bulldozer guarda Orso negli occhi dopo averlo gonfiato di botte sulla spiaggia di Marina di Pisa.

Nella trasposizione torinese di questo episodio l’arrivo di CR7 ha steso Higuain, l’eroe degli ultimi 2 anni, passato dal Napoli alla Juve scatenando reazioni che forse si erano viste, per chi ne ha memoria, solo quando Ranieri Pontello, allora presidente della Fiorentina, decise di vendere Baggio ad Agnelli in un’estate di notti magiche e non solo.

Così oggi tocca al “povero” Gonzalo passare in un lampo da insostituibile a esubero, da materia prima a scarto da Joe Bugner a Nando Paone in un cocktail composto per 3/4 da esigenze di bilancio e il resto da questioni tattiche.

Nel calcio conta sempre di più il presente e il presente cambia in un secondo. Dal 9 al 7 nel tempo di un attimo e la bandiera argentina è stata sostituita dal rossoverde Portogallo.

La Juve che punta al 2019 resterà orfana del numero 9, colui che si è preso più volte l’attacco in mano ed è andato in missione a fare il rambo tra le giungle avversarie.
Ha giocato da mediano talvolta, si è sbattuto seguendo gli ordini del mister livornese (la Toscana…) che ha teorizzato il caos solo se calmo, molto calmo.
È diventato papà e ha segnato, tanto. Ripassano tutti davanti agli occhi i suoi gol: dal primo alla Fiorentina (Toscana…) lo slalom contro la Roma, i gol a San Siro contro il Milan, quelli svariati e meravigliosi contro il suo Napoli, prima senza esultanza, poi con goduria estrema e sfacciata. Il gol dell’1-2 nel suo primo derby, quando difese la palla col solo movimento del corpo banchettando sui resti d’un imberbe Barreca mentre tutti noi riuscivamo a pensare soltanto “è troppo forte”.
E poi il suo viaggio arriva fino agli ultimi centri in bianconero: a Londra in una serata attraversata con le bombole d’ossigeno quando prima risveglia la bella addormentata bianconera e richiama col braccio la squadra a giocarsi la qualificazione e poi prega ogni dio col poco fiato rimasto affinché Dybala metta il gol decisivo. Fino all’ultimo, il numero 55 che decide un campionato, il 2-3 con cui infilza Handanovic in una delle serate più folli e nonsense degli ultimi anni juventini.

Non diventerà mai una bandiera, forse due anni sono pochi in una Juventus già vincente, già lanciata a massima velocità.
Era stato acquistato per vincere la CL, ci è andato vicino il primo anno pur non candidandosi per l’oscar come attore protagonista.
È stato fondamentale, un faro là davanti. 
Si è calato subito nella parte, è diventato l’idolo dei tifosi in un istante, immolato per la causa scoprendosi regista che ha saputo mettersi anche dietro alla macchina da presa e non solo davanti. 

Costoso, sì ma anche prezioso.

Adesso si volta pagina, farà male all’inizio vederlo col rosso al posto del bianco ad abbracciare il nero, una puntura ogni suo gol sul tabellino.

Ci si scopre sempre un po’ ingenui nel dispiacersi di fronte a due strade che si separano, ma bisogna farci l’abitudine, questo è il calcio: “a volte vinci, a volte perdi, ma continui a combattere. E se vuoi un amico, prendi un cane.”

E allora lacio drom Gonzalo (come dicevano i Litfiba, toscani pure loro), le strade si separano e per noi d’ora in poi c’è solo Bulldozer.