Ansia da centrocampo: da André Gomes alla salsa francese 4.0

di Luca Momblano |

Tutti protesi sul centrocampo. Non è soltanto l’effetto Pogba, il quale funge da clamoroso amplificatore, è qualcosa che resisteva prima e che viene (minimo sindacale) dall’ombra lunga dell’operazione Hernanes. Ovvero dall’ombra ancora più lunga relativa all’operazione Draxler. Prima, in origine (parlo qui di gestione Marotta), il peccato risiedeva quasi sempre in attacco. E Anelka, e Bendtner, e le sofferenze per arrivare anche già solo ai Matri e ai Quagliarella.  A essere oggettivi, però, la Juventus è in situazione ben diversa per quanto riguarda il reparto mediano. C’è in atto una progressiva ricostruzione dopo il Grande Jolly del centrocampo 2011/2013 (no, non è un refuso). L’uscita di Pogba è lo stadio finale. E’ l’apice di una comprensibile apprensione. Da affrontare con massicce dosi di sangue freddo, qualche idea tra competenza e pensiero laterale nonché una fotografia circa la situazione generale. Partendo da un altro piccolo peccato d’inizio estate.

 

L’UOMO DELLA SOCIETA’

Dirlo oggi è più facile, ma è anche utile per capire la piega degli eventi (non siamo ancora al livello PREOCCUPANTE ma la strada è quella giusta perché da quel che si intuisce provando a origliare si parla di movimenti per il dopo Ferragosto). Lui, Andrè Gomes, sul quale non è utile tornare ai discorsi delle strette di mano. Lui. L’identikit. Il frutto di mesi di setacciamento, di scouting, di profili, di valutazioni sul campo e a mente fredda. Lui, l’uomo del dopo Pogba non perché uguale a Pogba. Già solo il prezzo, che erano 25 su cui la dirigenza pose il mattone di 35 + almeno 7 di ulteriori bonus ancora incrementabili. Lui. Gli altri a seguire, dopo la folle esperienza dei rilanci di Real e Barcellona su un giocatore a cui pare non avessero mai prima pensato per di più con un Europeo assolutamente trasparente, non erano disponibili. Perché il mercato è fatto così. Il piano B è un’invenzione giornalistica. Nel senso che perso ciò per cui hai lavorato mesi, nulla vale come lui salvo quelli che erano già imprendibili prima. Ecco da dove nascono le cosiddette “occasioni di mercato” di marottiano 33 giri. Ecco che dovrebbe cambiare qualcosa di imprevedibile per salire sopra il livello Andrè Gomes perché si verifichi lo status di cui sopra. Come per esempio può succedere per Brozovic. Ecco perché i nomi sono i soliti. Riguardiamoli e aggiorniamoli.

 

GLI UOMINI DEI GIORNALI

Avevo già promosso qui una breve carrellata dei tre calciatori abbinati ormai da settimane alla Juventus. Come sono diversi e quanto. Cosa fanno e a cosa servirebbero. Sul campo. Matuidi, Matic e Witsel. Con Luiz Gustavo che resta in posizione di assoluto outsider per quanto ne sappiamo, anche se il canale Wolfsburg per motivi di storia recente è certamente il più fluido tra i quattro. Il punto è che ce ne sarebbero altri, vedi i tentativi per Casemiro e l’insormontabile idea William Carvalho. A intuito, che poi non ne serve neppure troppo, si può pensare che il “pezzo” primario chiesto da Allegri sia fatto di senso della posizione, centimetri, sostanza, presenza e geometrie. A costo di non avere un duttile in più. A questo punto Matuidi, che resta un eccezionale motore interno/mezzala, è l’unico uomo che anche finanziariamente può spostare questa priorità perché comunque si tratta di un top nel ruolo di intermedio sinistro (là dove giocava proprio Pogba). La Juve però per il francese di Tolosa ci ha provato “limitandosi” a 25 milioni più bonus nella norma. Fin qui, picche. Al che resta Witsel, in attesa della guerra fredda tra Conte e Matic (senza discussioni il preferito di Allegri in questo contesto e con gli attuali incastri, a differenza del belga). Witsel, appunto. Il più osteggiato stando ai tifosi, forse a pari merito con Kovacic. “Il più facile” (cit. BM). E non è comunque questione di 48 ore. Si va dopo Ferragosto.

 

L’HOMME FATAL

Nella confusione generale, da redimersi più che in tempi brevi in modo chiurgico senza che nessuno si senta semplicemente “accontentato”, esistono ragionamenti che vanno oltre. Sono i nostri personali, confezionati per sillogismi, logica, gusto e a volte intuito.  “Allora se è così, dovremmo fare così”. Capita poi che qualcuno ci prenda, contro la maggioranza sconfitta, sovente delusa al punto di negare anche alcune positive evidenze (un anno fa la piazza social trattò Cuadrado alla pari di Hernanes). Mi sono spinto fino a questo pensiero, oggi, 10 agosto 2016: la Juventus non ha alcuna necessità di stupire perché, sempre che serva, lo ha già fatto. Contenuto profondo del personal pensiero: il nostro francese 4.0 di chiama Adrien Rabiot. Ne serve poi un secondo? Non abbandoniamo la nostra natura: va benissimo Federico Viviani, non perdiamoci nella depressione della generale penuria italiana di questo spaccato storico. Poi, per carità, c’è chi suggerisce (il diavoletto sull’altra spalla) che il vero ideale per far contenti tutti e completare un’opera estiva sontuosa sarebbe Matic abbinato a Dahoud. Solo che il serbo non costa 20, se ha un prezzo, e tantomeno il tedesco-siriano 10 come leggo in giro. Ma adesso basta. Chi lo sente poi, il barista?