Quel gol di Zizou all’Inter

Quando si incontrano due delle tre squadre che hanno scritto gran parte della storia del calcio di un paese, riuscire a estrapolare aneddoti specifici o una partita tra le tante, è un’operazione complicata e riduttiva, ma a meno che non si abbia a disposizione lo spazio di un intero libro, anche necessaria.
Se disgraziatamente il paese in questione è l’Italia, e una delle squadre coinvolte la Juventus, allora sussiste l’alto rischio che gli episodi citati siano sistematicamente gli stessi, con poche o nessuna attinenza alle cose di campo e zeppi di quella cultura del sospetto e della polemica a causa di un mal costume che non solo non si è mai riusciti ad estirpare ma, negli ultimi anni, è in preoccupante aumento.
Avendo quindi a disposizione una vasta gamma di testate e siti che in questi giorni si stanno occupando di vicende nuove e interessanti quali il contrasto Iuliano-Ronaldo a colpi di interviste ai protagonisti (interisti) di quel benedetto pomeriggio, concentrerò la mia attenzione su un derby d’Italia che non magari non è stato decisivo per l’assegnazione del titolo ma sicuramente ha segnato per la Juventus una svolta lunga almeno un lustro.

E’ la sera del 20 Ottobre 1996, è domenica, e il percorso che ha portato allo stravolgimento completo dei calendari calcistici è ancora in piena gestazione, motivo per cui Juventus-Inter è scelta come posticipo della domenica sera, l’unica partita che per l’appunto viene trasmessa sulle tv a pagamento.
Il big match arriva abbastanza presto, quando gli equilibri della serie A sono ancora precari e con le due squadre alla ricerca della giusta strada da seguire: i nerazzurri sono avanti di un punto dopo sole cinque giornate, l’ultima delle quali ha visto la Juve capitolare a Vicenza; Juve che, nonostante il fresco titolo di
campione d’Europa, ha profondamente rinnovato la rosa in estate sostituendo alcuni degli storici uomini su cui si era fondato il primo biennio di Marcello Lippi con diverse scommesse.
Tra queste, uno schivo francese di chiare origini algerine e dal talento palesemente cristallino, Zinedine Zidane.

Una delle risposte che Lippi cerca dalla sfida all’Inter è proprio sull’enigmatico Zidane, che ha iniziato la sua avventura torinese con non pochi problemi fisici che ne hanno conseguentemente condizionato il rendimento e, a prima vista, anche con evidenti difficoltà di inserimento nel nuovo ambiente.
Zizou appare abulico, assente dalla manovra di costruzione fino a far diventare un lontano ricordo i giochi di prestigio che i tifosi avevano iniziato a pregustare ammirandolo con la maglia della nazionale agli Europei inglesi di pochi mesi prima, e in questo richiama alla mente le stesse difficoltà incontrate da un altro asso francese che ha scritto la storia di Madama, giusto un decennio prima…
Quella sera però le cose sembrano tornate a posto quasi per magia, sia per Zidane che per la Juventus, che disputa un primo tempo perfetto e tambureggiante in cui asfalta l’avversaria creando almeno sei nitide occasioni da gol, sblocca la partita con una percussione di Jugovic e soprattutto è guidata dal suo numero 21 che tesse trame di gioco sia per Boksic, riferimento centrale dell’attacco bianconero, che per gli onnipresenti Padovano e Di Livio.
Ma la svolta arriva nella ripresa, quando la Juve in controllo del match e spesso vicina al raddoppio, usufruisce di un calcio d’angolo al minuto 62: la battuta di Di Livio sembra non creare grosse apprensioni alla difesa nerazzurra, in quanto rinviata fuori dall’area da una doppia carambola tra Fresi e Padovano, ma è proprio in quel momento che il pallone finisce nella disponibilità di Zidane, che lo controlla prima con un interno sinistro che somiglia più a una carezza che ad uno stop, per poi scaraventarlo quasi di controbalzo nell’angolo più lontano e irraggiungibile della porta difesa da Pagliuca.

Il boato del Delle Alpi segna la fine di dubbi, perplessità e incertezze soprattutto per Zizou, che viene visto finalmente ridere, forse per la prima volta, mentre corre verso la panchina ad abbracciare Lombardo.
La Juventus si godrà le prodezze del suo campione e chiuderà una stagione ricca di soddisfazioni e trofei, seppur con la classica macchia della finale di Champions persa inopinatamente contro un Borussia Dortmund nettamente inferiore, e quel Juventus-Inter resterà per sempre il ricordo dell’innesco di uno dei più grandi campioni che ha vestito la nostra maglia