Il gol di Kean, un po’ Weah, un po’ Higuain

di Luca Momblano |

Dove può arrivare Moise Kean neanche lui lo sa. Cosa può fare oggi, a ridosso dei quarti di finale di Champions e con una decina di partite vere nelle gambe in carriera, è sotto gli occhi di tutti: i gol, gli scatti in profondità, l’agilità (e un tocco di magia del momento) in area di rigore, qualche sponda, un buon lavoro d’appoggio sugli esterni allungando le difese avversarie nonché attaccare lo spazio.

 

Allegri non perde occasione per ricordare che si può fare ancora di più, che per comportarsi il percorso è lungo, che le ingenuità (perché è Kean, perché è più attaccabile di altri, perché non è ancora arrivato) vanno ridotte ai minimi termini. Lasciatemi però dire che ci sono giocatori e giocatori, non tutti uguali nelle loro parabole e nel loro modo di esplodere e esprimersi sul campo: intendo dire che ci sono calciatori che bruciano le tappe attraverso le ingenuità (che poi la lista di Kean sembra striminzita in questo senso) e altri che attraverso questa si bruciano.

 

Moise Kean rientra al momento in una categoria particolare, fatta quasi esclusivamente di attimi fuggenti, e in una realtà particolare, dove un gol ogni quaranta minuti può non bastare per entrare in campo sul 4-0 a favore. La mia verità di cui sopra è che di Kean la Juventus (e chiunque) deve assicurarsi gli anni migliori, che per prepotenza calcistica sono sicuramente questi a venire. Forse addirittura anche i mesi.

 

Dopo i 25, per esempio, gli attaccanti si trasformano: chi ha fatto tutto bene subito può perdersi come capitato a Adriano o a Mario Balotelli (pur con romanzi individuali che non si possono accostare), altri e spesso non la maggioranza riescono a imboccare l’evoluzione definitiva. Mi vengono in mente Didier Drogba o Samuel Eto’o (che la prima condizione la ha sfiorata). Non è ovviamente una questione che tocca solo i coloured, ma la semplificazione delle nostre categorie di ricordi ci porta qui.

 
Fino al gol partita in un Juve-Milan, che visto il gesto tecnico, allarga l’orizzonte dei paragoni legittimi perché il giornalismo calcistico funziona anche così: movimento a staccarsi dal marcatore allargandosi e in qualche modo fermandosi, vuole spazio per controllo e conclusione come lo voleva Gonzalo Higuain, ma il destro collo piede in estensione (controintuitivo anche per Reina, ragionando sulla posizione del corpo di Kean) è molto di George Weah. Il liberiano era potenza nella precisione.

 

Kean a questo punto deve migliorare sulla costanza, e questa fattore è giusto che Allegri lo reclami nel momento del potenziale bisogno. Giugno è lontano, Madrid è lontano, il contratto è nel cassetto di chi in campo – già a partire da Amsterdam – non ci andrà.