La gogna alla Juve come soluzione di tutto

di Massimo Zampini |

Abbiamo scritto, da anni e in particolare durante questo finale di campionato, della frustrazione e della doppia morale con cui viene raccontata la serie A.

Ahimè, l’ostilità nei confronti della Juve e la faziosità/ipocrisia con cui vengono raccontate le vicende calcistiche a giugno non vanno in vacanza. Sono leggermente attenuate, perché manca la moviola, unico argomento di discussione per tanti tifosi calcistici, ma rimangono sempre tra noi.

 

L’ANTI-JUVENTINITA’ DI COTTARELLI

Così, per esempio, non si fa in tempo ad apprezzare la sobrietà e il senso delle istituzioni di un personaggio pubblico che subito arriva la desolante intervista calcistica a riportarci alla realtà.

In generale, lo abbiamo rilevato spesso, il tifo calcistico, o meglio il livore nei confronti della Juventus scatena spesso i lati peggiori di chi per ruolo dovrebbe palesare un senso di responsabilità superiore rispetto all’avventore del bar alla quarta birra: come dimenticare gli illuminati slogan del sindaco di Napoli, gli auspici del procuratore federale sullo scudetto al Napoli mentre indaga (…) su Agnelli e la Juventus, i parlamentari della Commissione Antimafia e le loro raffinate sciarpe sulla Juve?

Ci limitiamo ad alcuni tra i più rilevanti casi nazionali, ma ce ne sono a volontà, tra decine di politici locali con dichiarazioni da ultrà e Salvini che va a giurare con il braccialetto del Milan, perché da noi calcio e politica si mischiano sempre, fin dal noto aforisma di Churchill sugli italiani che vanno alla guerra come se fosse una partita di calcio, ma soprattutto fanno il contrario.

Stavolta, la delusione arriva da Cottarelli, applaudito per la dignitosa uscita di scena prima ancora di entrare in azione, in giorni in cui avevamo tutti bisogno esattamente di quello, di qualcuno che ci ricordasse che le istituzioni vanno servite e non usate o minacciate.

Tempo pochi giorni ed ecco che ci casca ancora lui. Intervista alla Gazzetta, si parla di calcio, è tifoso interista e quindi che fa? Invita i tifosi al rispetto reciproco? Abbassa i toni, mostrandosi responsabile come al Quirinale? Macché, non sia mai.

In breve, una rassegna: C sta per Cottarelli e I per intervistatore della Gazzetta (o Interista, se preferite):

I: Icardi deve restare?
C: Non sono particolarmente innamorato di lui, ma direi di sì. Certamente, mai alla Juve.
I: lei è un interista anti-juventino? (domanda non male, no?)
C: Le potrei rispondere con la famosa battuta dell’avvocato Prisco, che corre a contarsi le dita dopo aver stretto la mano a… Vabbè, lasciamo perdere, non mi piace che lo sfottò diventi volgare. Agli juventini dico solo che una società che ha vinto tanto deve anche accettare di essere contestata ogni tanto (“ogni tanto”, dice proprio così)
I: Ma perché vince sempre la Juventus? (l’intervistatore non se ne fa una ragione)
C: Io mi farei un’altra domanda, perché in Europa da anni vincono sempre le stesse? Perché c’è il fair play finanziario.
(…) C: non si diventa dell’Inter se si compra l’Inter, non è automatico
I: Siamo alla diversità dell’interismo?
C: Sì, siamo orgogliosamente diversi. Innanzitutto, non siamo mai stati in B. (niente sul triplete? Mi crolla così?)
I: La Juve, ci risiamo… (l’intervistatore soffre, proprio non vorrebbe delle frecciate alla Juve ma non può nulla)
C: Ma no, cosa devo dirle? La storia per me inizia nel 1961, lo scudetto della Caf. Vuol sapere dell’ultimo Inter-Juve? L’ho visto in una pizzeria di Londra con moglie e figlia e quando hanno espulso Vecino me ne sono andato imbufalito
I: Si è perso il meglio (si riferirà a Pjanic o all’ingresso di Santon?)

Più avanti si scopre che era all’Olimpico il 5 maggio 2002 (Cottarelli, non l’intervistatore) e si spiegano meglio un po’ di cose.

 

LA GOGNA DEGLI UNDER 15

Niente da fare, la Juve fa questo effetto. Fa questo effetto anche se si parla di ragazzini: pochi giorni fa il paese si è diviso su questioni di politiche migratorie, aiuti e barconi, ma la sera si è riunito nell’indignazione per il coro dei ragazzi di quattordici e quindici anni della Juventus giovanile, reduci dal netto successo sui pari età napoletani (che però hanno giocato meglio, si intende).

Qui ci occupiamo di questo secondo evento, che quantomeno ha risvegliato l’orgoglio degli italiani, suscitando un senso di rabbia e vergogna in tutta la nazione.

Sull’episodio c’è ben poco da dire: i giovanissimi bianconeri, festeggiando con un coro stupido e offensivo mutuato dai tifosi adulti, hanno sbagliato, mostrando di non comprendere a fondo cosa voglia dire rappresentare la maglia bianconera, ovvero anzitutto rispettare sempre i rivali. La società, comportandosi da Juventus, ha subito pubblicato un comunicato in cui annuncia sanzioni disciplinari per i responsabili e ha poi deciso che i protagonisti seguiranno un corso per imparare il rispetto degli avversari.

Fine, no? No, perché da lì è partito (e ancora dura, per i fortunati che utilizzano i social) il coro unanime di ferme condanne, indignazione, sentenze sul razzismo, sugli juventini, sui genitori e i figli. Perfino Malagò, il capo dello sport italiano, ha parlato di gravità “senza precedenti”.

Al solito, la Juventus è riuscita a risvegliare gli italiani, piuttosto mosciarelli su qualunque altra cosa accada: basti pensare che l’attuale votatissimo Ministro dell’Interno, vicepremier e forse anche qualcosa di più, quando aveva ben più di 15 anni, cantava pubblicamente con parecchi militanti l’indecente: “senti che puzza, scappano anche i cani, stanno arrivando i napoletani: colerosi, terremotati, voi col sapone non vi siete mai lavati”.

Da tempo è su tutte le televisioni a pontificare su qualunque tema e al sud il suo partito ha appena preso circa un milione di voti. Fosse stato un quattordicenne della Juventus giovanile, quindi avesse rivestito un ruolo su cui davvero il popolo italiano assume la funzione di cane da guardia per valutarne a fondo moralità e comportamenti, non avrebbe goduto di questa indulgenza.

Del resto, se la ferma condanna di certi gesti è d’obbligo, tanto più quando si intravede uno sfondo razzistello, quando subentrano il moralismo e il doppiopesismo la reprimenda perde di peso e costringe a ricordare, tra i milioni di altri episodi di civiltà riguardanti i ragazzi (giocatori, tifosi o anche poco più che neonati), cui non hanno fatto seguito approfondimenti ed editoriali indignati in prima pagina:

– il bambino tifoso del Napoli che guida un carro funebre con la bara e la foto di Higuain, decine di video su youtube in cui si insegna al bimbo piccolo a dire “Juve merda”, guardato con fiero orgoglio dai genitori (che non si dica che non sono orgogliosi delle nuove generazioni); tifosi granata che durante Juventus-Torino primavera (!) gridano a Pessotto “devi morire, suicidati, buttati coglione” , il video di una famiglia juventina con bambino cacciata in malo modo al San Paolo; i giovani del Toro che sorreggono fieri una sciarpa con scritta “odio la Juve”; per chiudere, proprio oggi, con l’interista Karamoh che, pur senza essere in preda ai festeggiamenti (ed essendo ben più grande degli under 15 bianconeri) asseconda lo “Juve merda” suggeritogli da alcuni tifosi (salvo poi scusarsi, esattamente come i nostri giovani).

Per tutto questo, inutile cercare nelle prime pagine, non fa notizia.

Del resto, si potrebbe dire che i giovani dovrebbero imparare dagli adulti, ma i loro esempi sono giornalisti sportivi che ridono della fisiognomica degli interlocutori sui social ( o definiscono delusi “solo serbo” un giocatore); De Rossi che dà dello “stai muto, zingaro di merda” a Mandzukic e Spalletti a fine partita che se la prende col croato (“insegneremo a Daniele a mettersi la mano davanti alla bocca, ci ha preso per il culo per tutta la partita”), tifosi del Toro che accolgono elegantemente il bus della Juve, inclusi un papà e suo figlio di 10 anni (!); i giocatori del Napoli che nei festeggiamenti della vittoria della Coppa Italia contro la Juve affiggono sul loro bus scoperto in modo fiero un manifesto funebre sulla Juve e la solita sciarpa “Juve Merda”; il giornalista tifoso del Napoli, già telecronista tifoso su Sky, che dopo avere augurato a uno juventino “una morta lenta ma sicura” (ah, la goliardia partenopea!) è stato premiato dalla società con l’intervista ufficiale a De Laurentiis di questo fine stagione; l’allenatore del Napoli che, a detta dell’attuale allenatore della Nazionale, lo aveva apostrofato dandogli dell’omosessuale (tutto questo nel 21esimo secolo); Bruno Conti e Pruzzo che fanno il dito media di fronte allo stemma di una squadra rivale. E così via, con mille altri esempi, provenienti spesso proprio da chi si indigna solo di fronte a certi colori.

Ma i cori razzisti o quelli che auspicano tragedie sono una cosa diversa, si potrebbe obiettare. E siamo più che d’accordo, tanto che ci rammarichiamo ancor di più quando provengono dalla curva di tifosi della nostra squadra.

Ma qui, premettendo che può trattarsi di immaturità o maleducazione ma non di razzismo per un ragazzo proveniente esattamente da quella regione, ricordiamo che ahinoi i loro esempi adulti cantano, oltre al coro in questione, quelli su città da bruciare, sui napoletani colerosi, il simpatico “alluvione portali via” (cantato in passato proprio dai napoletani ai sampdoriani) e mille altri tollerati settimanalmente da quando siamo piccoli (perché diamo sempre la colpa agli altri, ma i miei concittadini coetanei a Roma cantavano cori su Paparelli, sull’Heysel, su “Roma spera Superga bianconera” e così immagino in altre città contro le rivali più detestate).

 

LA SOLUZIONE DI TUTTO: GOGNA ALLA JUVE

E quindi? Quindi il tema è molto più generale e riguarda il nostro approccio al calcio, spesso selvaggio e privo di qualunque forma di rispetto per i rivali.

Per questo, anche d’estate, quando non c’è la moviola, un argomento così importante si può risolvere in due modi:

1) indicando la Juventus come esempio negativo, guardandosi indignati, affermando che “sono sempre loro, pure da ragazzi!” e problema risolto;

2) ragionare davvero su come venga vissuto il calcio in Italia; con l’odio che viene promosso perfino dai sindaci, con i giornali che parlano di scandali e vergogna per ogni errore arbitrale, con la caccia al fratello dell’arbitro che poi non è nemmeno un parente, con i labiali inventati, con i cori pieni di rabbia e disprezzo, con gli addetti ai lavori che non riconoscono mai la legittimità dei successi altrui, con l’eterno insegnamento che esistano i buoni e i cattivi a seconda della squadra di calcio per cui giocano o tifano.

Dovessi scommetterci un euro, saprei dove puntarlo.