Godiamo come si deve, senza fare il gioco degli altri

di Juventibus |

E cosí, il NONO SCUDETTO CONSECUTIVO é passato in cavalleria. Per quanto mi riguarda, inspiegabilmente.

Nonostante la vittoria infatti, anche durante i festeggiamenti, abbiamo passato più tempo a puntare il dito verso qualcuno che a festeggiare. Come se vincere fosse uno statuto ricevuto per nascita e solo la forma in cui questo avviene fosse l’oggetto del contendere… abbiamo evidentemente perso luciditá oltre che un po’ di senso delle cose e della realtá.

Realtà, appunto, dura e inesorabile verso tutti gli altri, che da anni ci guardano, inermi, dominare e ammazzare campionati mai neanche iniziati, cercando alibi e scuse per non annegare in un mare di mediocrità mentre il livello dell’ acqua, inesorabile, ha già passato il naso da un pezzo.

E allora via coi sempre verdi “arbitri comprati”, fatturati, mai stati in B, 7 in bacheca, manca o’ sole o’ mare o’ vient e poi le abbiamo sentite tutte. Anzi, no. Mancano giustappunto gli stessi juventini che fanno il loro medesimo gioco, sminunendo uno scudetto per cui gli altri cederebbero proprietà e venderebbero l’ anima al mago Otelma.

E allora via con #sarriout, #paraticiout e calciomercato da bar, sputando su questo o quel campione del mondo/d’ Europa come se fosse l’ ultima riserva della Longobarda!

I primi per cui questi successi sono scontati e da non festeggiare neanche siamo propio noi… e che regalo più bello possono chiedere gli altri?! Forse più che “stron9ger” dovremmo essere un po’ più “prouder” e non dimenticare mai cos’ abbiamo passato e che questa società c’ ha messo la metà del tempo a riprendersi dalla Serie B di quanto qualcun altro c’ ha messo da riprendersi dal triplete. E oggi, stiamo facendo il loro gioco.

Sia chiaro, a lunghi tratti questa Juve non ha convinto neanche me, per modo, testa ed interpreti… ma ha vinto. Ancora. Ció non toglie che certi giocatori andranno sicuramente ceduti e altri acquistati, che la società dovrá allinearsi con l’allenatore, chiunque egli sarà, e viceversa.

Ma queato non può avvelenare il gusto dolcissimo di una vittoria storica, perchè se alzare l’asticella è l’unico modo per migliorarsi, dare per scontato un successo, dimenticandosi di celebrarlo è un peccato capitale. Perchè vincere non è importante, è l’ unica cosa che conte.

Pardon, conta…

Di Guido Tolomei