Godere o non godere?

di Willy Signori |

Tra l’imprecazione e la smaltita c’è il momento in cui, finita la partita, il sangue riprende il suo calore normale, l’adrenalina si disperde e tornano a fare tana pensieri più razionali.
Col Benevento ti aspettavi una goleada, è arrivata invece una vittoria di misura con fatica da epica greca e paura finale quando i campani per poco non si trasformano in Frosinone.

Godi o non godi?
Prevale la soddisfazione per i 3 punti o l’arrabbiatura per l’ennesima prestazione sotto il minimo sindacale?

Io di solito uso questo metodo: vesto i panni dell’avversario.
A parti invertite, preferirei che la diretta concorrente (Napoli Inter o Roma) vincesse 2-1 giocando male e rischiando, o pareggiasse facendo una partita splendida?
Non finisco il pensiero che già ho la risposta: la seconda che hai detto.

E allora mi rassereno, pronto per analizzare con più lucidità la partita, ma consapevole che alla fine l’unico dato certo su cui non si può discutere è il risultato.
Contavano 3 punti, 3 punti sono arrivati.

Restano alcune perplessità sull’approccio alle gare più semplici, quelle che sembrano vinte già negli spogliatoi, prima di fare riscaldamento, come se thunderstruck potesse convincere gli avversari a non presentarsi in campo.
Perplessità che si estendono alla troppa dipendenza di questa squadra dalle lune dei giocatori più talentuosi. Non che lo stato di grazia di un campione non debba cambiare nulla, ma nemmeno che possa stravolgere tutto, scavando un baratro tra lo stropicciarsi gli occhi dalla meraviglia e il volerli chiudere per non assistere allo scempio.
Inoltre: giocare così a novembre è davvero la chiave per arrivare organizzati, scintillanti e in forma a marzo?
Un conto è risparmiarsi, un altro essere avari; conta solo vincere ok, ma le prestazioni convincenti sono il miglior mezzo per continuare a farlo.
Non è un vezzo da snob, è una necessità, come rifiutare il tavernello in favore di un barolo.
“Ma è vino lo stesso”. Ma non è la stessa cosa, e alla lunga lo senti. E lo paghi.

Ultima nota sulle arrabbiature del mister, ormai diventato lo Sgarbi della panchina, sbrocca regolarmente e le sue sfuriate non fanno più notizia.
La domanda a questo punto è: è lui che non riesce a trasmettere certi concetti alla sua squadra, è un problema dovuto al continuo cambio degli elementi in rosa che lo obbliga ogni estate a ricominciare tutto daccapo oppure i giocatori non gli danno retta?
E se fosse vera quest’ultima ipotesi, fanno di testa loro perché non riconoscono più l’autorità della guida tecnica o semplicemente sono indisciplinati è poco professionali?

Non resta che attendere, ciucciarsi la sosta e godersi un turno favorevole che ci ha visto recuperare 2 punti insperati a Napoli e Inter che erano  impegnate in gare più che abbordabili.
Nel frattempo, insisterei con Douglas Costa a sinistra, i primi 20’ di ieri hanno promesso grandi cose, e col vento a favore sarebbero bastati a chiudere la partita.

Fatto sta che il campionato passerà dagli scontri con le altre squadre che stanno volando alto (Napoli, Inter Roma e Lazio). Scontri che diventeranno “diretti” solo grazie a vittorie come quella di ieri, sporche, brutte, sofferte, ma pur sempre vittorie da 3 punti.