Gli uomini chiave del ritorno di Allegri

di Leonardo Menduni |

Il ritorno di Max Allegri sulla panchina della Juventus ha immediatamente infiammato il mercato e le voci su probabili arrivi e partenze in casa bianconera. Complice l’addio di Fabio Paratici, sembra che l’Allegri-bis possa partire, a differenza del primo capitolo juventino del tecnico, affidandogli ben più di qualche libertà anche spendendo qualche nome in sede di mercato.

Senza provare ad immaginare possibili scenari di mercato, è facile pensare che Allegri abbia trascorso i suoi (nuovi) primi giorni alla Continassa cercando di analizzare la rosa attualmente a disposizione, al netto di scelte tecniche ed economiche che, evidentemente, condizioneranno i prossimi mesi. Da considerare inoltre la variabile Euro2020, competizione che storicamente incide sulle valutazioni dei giocatori, talvolta alterando al rialzo costi dei cartellini e ingaggi.

Allegri nella sua prima esperienza bianconera ha dimostrato di saper variare moltissimo a livello tattico, utilizzando diversi sistemi di gioco e apprezzando particolarmente la possibilità di avere a disposizione una rosa ampia e con caratteristiche diverse ruolo per ruolo. Ad esempio, uno dei suoi cavalli di battaglia (ogni riferimento al mondo dell’ippica è chiaramente voluto) è stato sempre quello di parlare apertamente delle caratteristiche dei calciatori a disposizione, cercando di sfruttarle al meglio e ricavarne il massimo possibile. Estremizzando il concetto, Allegri non ama avere due giocatori dello stesso ruolo con caratteristiche uguali, e lo ha dimostrato a più riprese nei cinque anni passati a Torino. Probabilmente si tratta di uno di quegli aspetti che diverte il tecnico, sempre avvezzo a modifiche tattiche sia dal primo minuto che a gara in corso. A tal proposito, un altro aspetto su cui prestare attenzione sarà la gestione dei 5 cambi, altro punto di forza dell’allenatore toscano.

Provando a ragionare per singolo reparto, e partendo dalla difesa, una delle curiosità principali sarà capire se e come inciderà Allegri sulle prestazioni di de Ligt. Lasciando da parte le inutili diatribe sul “bel gioco”, è innegabile che la cura della fase difensiva del tecnico livornese sia uno dei punti fermi del suo modo di intendere e vivere il calcio. Nelle ultime due stagioni il gigante olandese è passato dalla guida di Sarri che curava in maniera ossessiva la linea, all’ondivaga gestione di Pirlo che variava repentinamente da un pressing ultra offensivo, obbligandolo a difendere a 50 metri dalla porta fino a vere e proprie gare-bunker (vedi la doppia sfida di Coppa Italia contro l’Inter). Verosimilmente, la prossima stagione sarà la prima vera nella quale realmente saggerà cura e attenzione della fase difensiva , certamente in maniera diversa dalle prime due stagioni trascorse in bianconero.

Forse il reparto di centrocampo è quello sul quale c’è ancora più voglia di scoprire le idee di Allegri. Il tecnico, infatti, nel primo quinquennio passato sotto la Mole ha fatto vedere praticamente tutte le varianti tattiche a disposizione, partendo da un centrocampo a 3 classico con un regista e due mezze ali, al “rombo” di Berlino 2015 con Pirlo, Marchisio e Pogba alle spalle di Vidal che agiva da incursore dietro Morata e Tevez, passando al centrocampo a due Khedira-Pjanic che ha lanciato la Juve verso la finale di Cardiff del 2017. Difficile quindi ipotizzare come giocherà Allegri nella stagione 2021-2022, soprattutto capire come schiererà la linea mediana. Di sicuro, ci sono giocatori in rosa attualmente che stuzzicano qualche suggestione. Per esempio McKennie, arrivato la scorsa estate a sorpresa, sembra avere qualche caratteristica che Allegri sa come maneggiare. L’energia e l’esuberanza del texano sicuramente sono due elementi da tenere in considerazione. Vero che l’americano non è molto disciplinato tatticamente, ma guardando al passato Allegri riuscì , per esempio, a costruire un ruolo ad hoc a Boateng, che sotto la guida di Max al Milan fece un paio di stagioni di altissimo livello pur non essendo un trequartista classico.

L’altro nome su cui fare qualche ipotesi è quello di Rabiot, che si appresta ad iniziare la terza stagione in maglia bianconera. Anche in questo caso le caratteristiche del centrocampista francese sono chiare: grandissimo fisico, conduzione di palla in progressione di buonissimo livello. Nella stagione appena chiusa ha provato spesso a cucire il gioco fungendo da regista, con risultati pessimi.Tuttavia, ha concluso la stagione in crescendo sia a livello fisico che in zona-gol, certificando la bontà delle scelte del ct francese Deschamps che lo convoca con regolarità, affidandogli spesso una maglia da titolare in un centrocampo di altissimo profilo. Probabile che Allegri immagini Rabiot come mezzala di sinistra, sgravandolo di qualche responsabilità in fase di inizio azione. Ma non è da escludere che possa replicare il ruolo che fu di Matuidi, abilissimo a scalare come quarto centrocampista di sinistra in fase di non possesso.

In attesa di risolvere tutti i rebus dell’attacco, dal contratto di Dybala al futuro di Cr7 e arrivando al probabile riscatto di Morata, sono fondamentalmente due i nomi su cui poggia il futuro della Juventus: Chiesa e Kulusevski. I due, oltre ad aver griffato con un gol a testa la finale di Coppa Italia, rappresentano certamente due pedine di grande qualità per la prossima stagione. Entrambi, sempre considerando il passato bianconero di Allegri, sembrano due giocatori ideali per agire come esterni in un tridente offensivo alle spalle di un attaccante, in un 4-2-3-1.

Non resta che attendere, e capire quali saranno le decisioni di Allegri fin dalle prime amichevoli della Juve in estate. E capire a che punto della stagione scatterà la classica “allegrata” a livello tattico.


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