GLI INFAMI/ Un equivoco di nome Alvaro

di Claudio Pellecchia |

Morata torna al Real, quindi. Previsto e prevedibile, a meno che non si vivesse in un mondo di fiaba in cui da Madrid avrebbero dovuto farci un favore (su un giocatore comunque loro) perché gli stiamo simpatici. Detto che il “poi si vedrà” con cui Marotta ha concluso l’annuncio dell’esercizio del diritto di recompra si presta a mille e una interpretazioni (anche se, personalmente, dubito che ci si avvicini alle richieste economiche di Perez), si rendono necessarie alcune valutazioni.

In primis sull’effettiva utilità di concludere un’operazione di questo tipo. Di fatto, nell’estate del 2014, la Juventus si è assicurata per 20 milioni di euro le prestazioni di un giocatore che se avesse fatto bene (come poi, tra alti e bassi, ha fatto) non sarebbe stato più suo (a fronte di un corrispettivo economico relativamente basso per i parametri del mercato attuale), se avesse fatto male avrebbe comunque pagato troppo. Il tutto in un biennio che ha visto almeno altre due operazioni rivedibili: il prestito secco di Cuadrado (che tornerà al Chelsea) e la cessione in prestito biennale con diritto di riscatto di Coman al Bayern Monaco. Con modalità che competerebbero a un Sassuolo più che a una Juventus, al netto di tutti i discorsi sul gap economico con le big europee ancora da colmare.

Ci sarebbe poi da approfondire l’aspetto tecnico. Morata è un attaccante moderno e di sicuro avvenire. Magari un po’ troppo umorale, ma certamente uno dei profili richiesti per fare la differenza in Europa, con tanto di cinque reti nelle ultime cinque della fase a eliminazione diretta della scorsa Champions a certificare la bontà dell’assunto. Il fatto che, in due stagioni, non si sia puntato decisamente su di lui fin dall’inizio è una delle pochissime cose che mi hanno lasciato perplesso nella gestione della rosa da parte di Massimiliano Allegri. Anche il ragazzo ci ha messo del suo, ovviamente, mancando della necessaria durezza mentale in determinate circostanze. Ma si tratta(va) pur sempre di un 23enne alla prima vera esperienza agonistica dopo che per anni era stato avvolto nella bambagia di Valdebebas; con i numeri che, tutto sommato, sono ancora dalla sua parte. Non sempre si è al cospetto del Dybala di turno, già pronto sotto il profilo tecnico e psicologico: sarebbe stato, quindi, necessario accordargli la giusta fiducia anche nei periodi in cui (come tutti gli altri) non ne beccava mezza, invece di panchinarlo alla prima partita un po’ così. E chissà che poi, a quel punto, non sarebbe stato il ragazzo stesso a forzare la mano facendo leva sulla sua volontà di restare.

Ma tutto passa in secondo piano rispetto all’aspetto fondamentale dell’intera faccenda. E’ noto che, in sede di trattativa, la recompra fosse la conditio sine qua non del Real per sedersi intorno a un tavolo. Segno che, comunque, in Spagna volessero mantenere il controllo sul giocatore. Senza pretendere di voler insegnare il mestiere a nessuno, tanto meno a Marotta, mi sarebbe piaciuto che lo stesso declinasse fin dall’inizio questa formula capestro, per i motivi di cui sopra. L’incertezza, tecnica e non, non può e non deve appartenere alla Juventus che, invece, si è ritrovata a convivere, per sua scelta, con una spada di Damocle che alla fine è caduta. La speranza è che almeno sia stata un’esperienza da cui trarre i giusti insegnamenti per il futuro.

p.s. Morata vale i 65 milioni richiesti dal Real? Ovviamente no. Ma, piaccia o non piaccia, nel mercato dominato da sceicchi e petrolieri attaccanti di 23 anni in grado di impattare fin da subito in Champions tanto costano. E, per non alimentare futuri rimpianti, sarebbe consigliabile evitare formule di acquisto controproducenti e che fanno il gioco di chi  vuoi spodestare dai piani alti dell’Europa che conta.

p.p.s Arkadiusz Milik is the way. A titolo definitivo, possibilmente.