GLI INFAMI/ Next stop: Berardi

di Giacomo Scutiero |

Una mia ex collega di Rossano: «Lui è taciturno, a tratti muto. Non manifesta i suoi pensieri, non è facile capire cosa gli garba e cosa disprezza. Apparentemente non ha emozioni, in realtà è iper-sensibile».

Essere timido ed essere di poche parole non sono omologhi, ma…Domenico è coraggioso, eppure teme di fallire; è disinvolto, eppure imbarazzato; è conscio di non sapere, eppure preoccupato della nuova conoscenza.
L’imprevedibile gli appartiene. Il trendy «Tifa Inter, odia la Juve» è parola e sputo di chi ignora il soggetto e le dinamiche basilari calcio-calciatori. Berardi è una persona interessante proprio perché non aperta: è il mistero del nuovo episodio della serie TV, è la visione dell’ultimo calcio di rigore. Non elabora il concetto di rifiuto: prende tempo, riflette, esita; non dice «No», risponde «Ci penso, devo vedereDomani ci sentiamo».
Domani? Tra un mese? Tra un anno? E che importa dinanzi all’attesa essa stessa piacere? A Torino hanno letto fax con su: «Floro Flores ha deciso di restare dove è», «Di Natale non se la sente di lasciare Udine». Messaggi definitivi, lambenti l’oltraggio alla Signora (meno sexy di oggi).

Nella generale imprevedibilità di concetto, Berardi è però banale alla vista dei media: li ignora. Non rilascia dichiarazioni, non è fonte di titoli di giornali e siti, aprioristicamente non sposta alcunché in seno a sedicenti trattative. È la nota inedita nello spartito storico. Meglio (o peggio, dipende dal lettore), è la quiete intra concerto.
Bando ai fischi e giù le mani da Berardi. Anche perché non vi si confà: il timido/l’introverso è pericoloso.