Gli effetti collaterali del colpo del secolo

di Riceviamo e Pubblichiamo |

Di Matteo Barboglio

Diciamocela tutta. Non esiste juventino che quel giorno, il 10 Luglio anno del signore 2018, non abbia esultato, urlato o semplicemente goduto per l’arrivo di Cristiano do Santos Aveiro Ronaldo, alias CR7. Probabilmente il giocatore più incisivo della storia del calcio.
Di lui si sa praticamente tutto. Giocatore mediaticamente sovraesposto, uomo immagine, calciatore perfetto, emblema di professionalità protesa al risultato finale. Un animale.
Inutile snocciolare i suoi trofei, e personali e di squadra, raggiunti nella sua carriera calcistica. Ormai per lui è naturale proiettarsi verso la conquista di un riconoscimento che, se negato, gli causa pruriti e gastroenteriti. Nell’ultima uscita pubblica definisce l’ultima stagione “come la migliore della sua carriera, o tra le migliori”. Ovviamente frase forzata in vista dei prossimi riconoscimenti ai quali tiene particolarmente (Fifa World Player e Pallone d’Oro).
Quello che però non si conosce, o non si vuole far conoscere, sono gli effetti collaterali dell’acquisto del secolo.
Si certo, i benefici sono stati molteplici. Forse non in campo, ma a livello di immagine sicuramente. Ne è riprova la (utile?) tournée asiatica dove mai si era visto tanto affetto per la maglia bianconera.
Quindi di che stiamo parlando direte voi? Ora cercherò di spiegarlo senza entrare in noiosi tecnicismi economici e rendere semplice il concetto.
Ci siamo svenati.
Eh ma la Exor, gli Agnelli, la potenza della famiglia (no, non gli Zhang)… Non contano nulla. La Juventus FC Spa è una quotata (di recente entrata a far parte del Ftse Mibtel, le 40 maggiori società per azioni italiane), soggetta alle normative civili e fiscali di una Spa, oltre ai regolamenti Uefa (leggasi FFP). I bei tempi degli apporti dei magnati sono finiti (come se per la Juve fossero mai esistiti). O meglio non possono garantire la bulimia sul mercato. Si perché la Uefa ti aspetta al varco. Tra gli altri paletti, il limite del rapporto ingaggi fatturato fissato al 70% e il deficit acquisti cessioni fissato a 100mln.
E perché questo excursus? Perché in questi giorni, per chi legge bilanci, trimestrali, relazioni sulla gestione come il sottoscritto (si lo so meglio andare in spiaggia) il quadro è piuttosto chiaro e ben poco inaspettato. Vendere vendere vendere. Lo impone la Uefa, lo impongono gli azionisti. Il piatto piange, si va verso un rosso record, stimato tra i 30 e i 50mln per il bilancio 18/19 e le riserve in bilancio possono coprire un anno nero, non di più. E l’unico strumento che il management sa usare per tamponare questo salasso sono le plusvalenze. Dagli sconosciuti e tanto vituperati supervalutati giovani, ai più rumorosi nomi di oggi. Cancelo, Kean e Dybala (e immagino anche Higuain).
Ogni tifoso si sta domandando perché fare lo scambio Dybala-Lukaku. Per 90 semplici mln di motivi (o giù di li). La Joya potrebbe puntellare il bilancio 19/20 (anch’esso previsto in forte rosso) e con lui Kean. Per un totale di 120 mln di plusvalenze che per la Juve sono ossigeno puro. Salvo peggiorare la già disastrosa posizione debitoria. Si ma per quella c’è tempo dicono quelli bravi…
Insomma siamo costretti a vendere. Eh già. Come l’Inter, per evitare di finire come l’Inter. E questo perché quando compri una fuoriserie devi essere ben conscio di poterla e acquistare e mantenere. E noi siamo al limite per entrambe le variabili.  Checchè se ne dica il bond è stato emesso per non subire una crisi di liquidità (e si per ristrutturare il debito… facciamola passare). E i 31 mln netti (62 lordi, più del 12% del fatturato) non sono un ingaggio strutturalmente sostenibile per come è composto ad oggi il bilancio Juve.
Ed in economia, ovviare ai problemi della gestione tipica con i rappezzi della gestione straordinaria (le plusvalenze) non è mai buon segno. Anche perché questa deregulation prima o poi verrà regolamentata. Ed è meglio che in quel momento la Juve si faccia trovare pronta. Ad oggi, ahimè, non lo è.

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