Gli applausi a Raiola e il mercato di vertice

di Sandro Scarpa |

Mino Raiola “ci porta” de Ligt, compare con la sua figura inconfondibile nel giorno delle visite mediche dell’olandese e riceve cori e applausi.
È la news di ieri, più ancora dei medicals di uno dei colpi più significativi del mercato mondiale, come riconosciuto dai media internazionali. Così come la news il giorno prima non era “de Ligt alla Juve” ma “la clausola”, ma questi sono affari dei media.

Il tifoso old fashioned è indignato per i cori ad un faccendiere iper-protagonista che ti fa sognare e poi ti tradisce, i soliti antijuve sono sdegnati (invidiosi?) per una tifoseria che tributa applausi non a calciatori o dirigenti, ma al pizzaiolo dai loschi intrighi.

La realtà è che la Juve, come qualunque club di vertice, struttura i suoi colpi in entrata (e in uscita) in accordo con gli agenti di alto profilo. Il mercato della stratosfera dei campionissimi passa attraverso intermediari top: Mendes, Ramadani, Zahavi, Raiola etc.
Non raccontiamoci favole.

Giocatori come Pogba, de Ligt, Ronaldo, Ibrahimovic, Neymar scelgono il percorso della loro carriera in assoluto accordo con agenti a cui hanno affidato la loro vita e che contano tantissimo nella scelta di un club.
Un fenomeno assoluto come Cristiano può andare in qualsiasi club al mondo con qualsiasi tipo di accordo.
Cristiano SCEGLIE la Juve, ma è Mendes che realizza quella scelte approcciando Paratici. Mendes dà consigli, approva o contrasta, e poi le porta a compimento. Il suo apporto ad un trasferimento così epocale è pari al contributo del DG/DS (in questo caso Paratici) che è la controparte. L’influenza di un top agente, nell’avvalorare e concretizzare la scelta di un top player, ha un’importanza pari se non superiore alla capacità di un club nel creare appeal e condizioni idonee a favorire la scelta di quel giocatore.
Questo vale per il calciatore più importante di sempre, e ancora di più, per tutti gli altri, compresi i Pogba o i de Ligt.
È stucchevole e illogico sminuire l’importanza di Raiola nel trasferimento dell’anno per la Juve.
La sua influenza nel dare il benestare della scelta di Matthijs e nel rendere fluido e agevole il matrimonio con la Juve è decisiva.

De Ligt sceglie. Può scegliere la Juve, come il Barcellona, il Real, il City, il Bayern, forse anche il PSG. Raiola consiglia, approva, espone dubbi, orienta e infine porta a termine la scelta, che è quella di Matthijs, di venire alla Juve e non andare altrove, ma è una scelta frutto anche di un dialogo con l’agente e di contingenze e fattori valutati con l’agente.

È innegabile che il rapporto Juve-Raiola sia tale per cui, a parità di condizioni ideali per farsi scegliere da uno come de Ligt  (club di vertice, vincente, iper-organizzato, economicamente capace di tutto, tempio della cultura del lavoro e dello sviluppo di un’attitudine alla vittoria), il fattore Mino sia in grado di anteporre la scelta Juve quando le proposte Barca o PSG non decollano (o atterrano), e di badare poi all’Ajax nel chiudere la trattativa economica.

Raiola, a differenza di un Mendes, sconta però su di sé la diffidenza derivante dallo stereotipo del pizzaiolo lestofante.
Gli escamotage macchiettistici nei casi Nedved e Ibrahimovic, le guerre psicologiche farsesche per Balotelli o Donnarumma, i siparietti iconici dei palleggi in calzoncini negli uffici di Moggi o gli atteggiamenti da gangster nelle sedi del Barcellona o del ManUnited.
Questa è fuffa. Ciò che conta è la capacità di un top agente di canalizzare le scelte, renderle  vantaggiose e cristallizzarle.

Gli applausi a Raiola sono perfettamente in linea col mercato odierno. L’agente contribuisce all’affare. Stridono solo per l’aura trash e infingarda che Raiola si porta dietro. Ma l’uomo panciuto che sbuca alla Continassa non è diverso, in termini di protagonismo ed influenza, dall’elegantissimo Mendes che è nella foto in Grecia con Agnelli, Cristiano e champagne, e perfino in conferenza con Paratici e la maglietta numero 7.

Che Raiola abbia la procura di top players non è un caso, che molti dei suoi assistiti siano bad BOYS dai mille trasferimenti e dai pochi titoli forse nemmeno, ma si tende sempre ad accostarlo ad Ibra, Balotelli, Pogba o Kean, perché la combo “pizzaiolo gangsta + bad boy cool” fa più titoli ed è facilmente digeribile. Non si ricorda mai Raiola invece per Nedved, Rijkaard, Bergkamp, Matuidi, Mkhitaryan, Bonaventura.
Anche la storia del pizzaiolo è forzata. Raiola studiava legge, il padre (emigrato in Olanda, meccanico) apre un ristorante e il ragazzo a 12-16 anni aiuta la famiglia facendo il cameriere, poi i conti, i rapporti coi fornitori, etc. A 18 anni smette di giocare a calcio (nell’Haarlem) e diventa a 20 anni DS del club, nel frattempo apre un McDonald’s e a 21 anni e si accorda col club per avere la procura nelle vendite dei giocatori all’estero (piccolo conflitto di interessi che fa però guadagnare il club). Apre una sua agenzia di intermediazione, a 22 anni entra nel passaggio di Rijkaard dallo Sporting al Milan, a 25 anni ha la procura di 50 giocatori di livello in Olanda e a 26 anni vende Bergkamp e Jonk all’Inter. Non pizzaiolo quindi, ma “cameriere” a 15 anni, “imprenditore a 20″ e “agente dei migliori calciatori olandesi a 25 anni”.

Non ci scandalizziamo per gli applausi a Raiola di qualche tifoso entusiasta per de Ligt, gli stessi che lo avranno fischiato dopo aver “portato” Pogba allo United.
È il mercato, bellezza!

Se la Juve ora ha in casa agenti come Mendes, Ramadani e Raiola, vuol dire che può permettersi di attrarre e gestire i loro assistiti più importanti, l’èlite del calcio.