Una giornata a Villar Perosa

di Riceviamo e Pubblichiamo |

Di Jacopo Zanardi 

Essere qui è bello e utile, per i nuovi arrivati, perché è importante che un’azienda globale come la Juventus sappia trovare le proprie radici attraverso momenti come questo”. Per capire cosa rappresenta Villar Perosa, si può prendere spunto dalle parole di Giorgio Chiellini, capitano della Juventus anche per la stagione 2019/2020 e fresco trentacinquenne proprio nel giorno della tradizionale partitella in famiglia che per la “Vecchia Signora” è rituale di ogni annata che comincia da sessant’anni a questa parte.

Come nel 1959 – quando ad ammirare Sivori, Charles e Boniperti c’erano Gianni e Umberto Agnelli – allo stesso modo si respira l’aroma di juventinità adesso che Andrea Agnelli e John Elkann chiacchierano a bordo campo con Cristiano Ronaldo e De Ligt, tanto per dirne due che non hanno potuto scendere in campo per piccoli problemi fisici e che a modo loro sintetizzano lo spirito della Juventus, di Villar Perosa: il peso della storia e il fascino dei tanti trofei vinti, uniti alla fame di non smettere di farlo e quindi alla lungimiranza sul futuro. I colpi più clamorosi delle ultime due estati sono anche stati gli ultimi due giocatori e eliminarci dalla Champions League: un sogno/ossessione che ogni anno ritorna, forse in misura sempre crescente, e lo si può percepire stando a contatto con i cinquemila tifosi presenti allo stadio “Gaetano Scirea” durante la kermesse. Non bastano più Scudetto e Supercoppa, esposti dai campioni nel giro d’onore prima della partita: quelli, certo, fanno sempre piacere, ma la gente chiede il grande colpo a un Maurizio Sarri che nonostante l’influenza non vuole mancare al suo primo appuntamento a Villar.

Quello che non è riuscito ad ottenere Allegri, pur andandoci vicinissimo in un paio di occasioni, lo si spera nel secondo anno di Ronaldo, chissà affiancato da chi in attacco, visti i tanti dubbi che ruotano attorno agli attaccanti bianconeri a tre settimane dalla chiusura del mercato. Di certo c’è che il popolo juventino chiede a gran voce di trattenere Dybala, di gran lunga il più acclamato e protagonista sul campo con una doppietta che fa parte del suo repertorio: rigore che sblocca il risultato – come i veri numeri 10 sanno fare (Del Piero docet), e non importa che sia una semplice amichevole in famiglia contro i ragazzi della Primavera – e conclusione secca sotto la traversa con il “piede sbagliato” dopo un sontuoso stop di mancino. Come a voler ringraziare la gente per l’affetto, l’artista ispirato regala tocchi della sua classe, cosicché se mai fosse stata l’ultima volta potrebbe dire di aver lasciato un bel ricordo: in caso contrario, come tanti sperano, sarebbe invece un buon auspicio per la stagione alle porte.

Così come solitamente lo è Villar Perosa: sono otto anni che la Juve non si presenta “a mani vuote” in mezzo alla sua gente, visto che dal 2012 in poi c’è sempre stato un trofeo da festeggiare, esporre, celebrare. È giusto goderseli, anche e soprattutto per chi si ricorda annate di batoste e sconfitte. E allora sembravano più pesanti anche l’attesa per l’apertura dei cancelli e il caldo nelle ore prima della partita, magari in piedi, tra due chiacchiere con gente che arriva da tutta Italia e uno sguardo al campo per scovare qualche nuovo talento tra i bambini che giocano prima dei grandi. O almeno così può immaginare chi ha vissuto questo per la prima volta, mentre suppone invece che avessero uguale o simile sapore le corse in mezzo al campo pochi minuti dopo l’inizio del secondo tempo, quando come da tradizione si va a rincorrere i calciatori alla ricerca di qualche autografo, foto o per i più fortunati anche di una maglia da portare a casa: e in quei momenti non si sta pensare se il tuo beniamino l’anno prima ha vinto o no lo scudetto, perché l’occasione è talmente rara che non sai se e quando ti ricapiterà.

E se davvero dovesse ancora ripresentarsi, non sarà mai da nessuna parte come in questo luogo/momento/modo così unico e speciale che si può vivere solo a Villar Perosa: le Alpi a fare da cornice a un campo alla portata di tutti in cui non si è solo spettatori, ma co-protagonisti di una leggenda che è sempre uguale a se stessa e sempre si rinnova, di nome Juventus.


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