Il giornalismo (sportivo) italiano è morto

di Sandro Scarpa |

“La tutela della persona umana ed il rispetto della verità sostanziale dei fatti sono un limite alle libertà di informazione e di critica.” 

Disinformazione, errori, faziosità, distorsione della realtà e infine vergognosa e tragica incompetenza.

Cosa accomuna la sistematica sciatteria e la volontà di avvelenare e fomentare gli animi alla indecorosa falsa notizia della morte di Fausto Gresini (ex-motociclista e ora dirigente nel motomondiale)?

Il giornalismo (sportivo) italiano è morto. Davvero.

Il giornalismo è moribondo, colpito da mali inguaribili come sensazionalismo, ricerca spasmodica dei clic, manovalanza sottopagata e appiattimento “al di sotto” della mediocrità.

Il giornalismo sportivo è invece ormai morto da un pezzo e continua ad avvitarsi su sé stesso, tre metri sotto terra, con l’aggravante di una faziosità desolante.

A darne il triste annuncio sono gli stessi protagonisti, ogni giorno, su carta stampata, TV e soprattutto on line.

Anni di avvelenamento dell’informazione, mesi di contenuti da voyeurismo gossiparo e autoreferenzialità irritante. E una settimana tragica. L’ennesima.

In mezzo alla solita marea di parzialità, genuflessioni e attacchi specifici che non suscitano più nemmeno reazioni di fastidio, si parte col calciatore del Napoli (Osimhen) reo di aver diffuso una nuova variante del Covid in Italia (falso), si prosegue con la totale mancanza di critica e commento sulle incredibili (è ancora la parola corretta?) scene di folle di tifosi interisti e milanisti accalcate a centinaia nei dintorni dello stadio prima, durante e dopo il derby (ricordate la caccia all’uomo per Ronaldo a Courmayeur?). Anzi, in questo caso il giornalismo sportivo annuncia gli assembramenti in grande stile e si elogia la grande passione dei tifosi…

Infine, ieri sera, si arriva in poche ore prima ad un classico errore (?) grossolano ma (apparentemente) innocuo e infine alla più indecorosa delle tragiche vicende in cui il giornalismo (g rigorosamente minuscola e infima) può imbattersi, un passo oltre l’annuncio di una malattia privata (ricordate il caso CorSport con Mihajlovic?).

Ecco quindi Repubblica che continua a rimestare nel torbido con le propaggini (prive di aggiornamenti) sull’EX-JUVENTINO Luis Suarez:

e fin qui si sorride amaramente per un errore che pare ovviamente funzionale solo ad alimentare veleni e polemiche (immaginiamoci il livello di accuratezza del resto dell’articolo).

Poi arriva la triste e nota vicenda della morte di Gresini, annunciata da TUTTI i più “autorevoli” media.

Ad essere morto è solo il giornalismo sportivo italiano. E non è nemmeno il caso di dispiacersi più di tanto.

La chiosa è nelle parole (commenti e dignitose) del figlio di Gresini: