Gioielleria Allianz Stadium (questione abbonamenti)

di Giuseppe Gariffo |

Da ieri non si parla d’altro. I rincari medi del 30% sui prezzi dei rinnovi d’abbonamento all’Allianz Stadium hanno scatenato l’indignazione social di tanti abbonati, molti dei quali meditano, o hanno già scelto, di non rinnovare la “tessera”.

Faccio una doverosa premessa: sono abbonato in Tribuna Est Laterale 2º anello da cinque anni. Come molti sanno, vivo in Sicilia ed il costo dell’abbonamento è solo una delle voci di spesa, nemmeno la più rilevante, nel bilancio delle mie trasferte torinesi. Dai 520€ del 2013-14 il prezzo del mio seggiolino è tuttavia quasi raddoppiato, fino ad arrivare ai 925 che mi si richiedono nel caso volessi mantenere il diritto ad usarlo. Non sono una mosca bianca: molti “pendolari del tifo apolide”, che hanno fatto negli ultimi anni le mie stesse trasferte, stanno come me valutando a malincuore di non sottoscrivere l’abbonamento per la prossima stagione.

Per chi non lo sapesse, fino a quattro anni fa agli abbonati era consentito di cedere illimitatatamente il proprio “tagliando” per le partite singole ad altri possessori di tessera del tifoso. Esistevano canali social che permettevano, con un controllo sul bagarinaggio, il passaggio dei titoli digitali tra tifosi, dando così la possibilità ai titolari degli abbonamenti di rientrare in parte della spesa sostenuta in luglio.
Da quattro anni ciò non è più possibile, in quanto Juventus (forse proprio per contrastare possibili derive di bagarinaggio, forse per altro) dá la possibilità ad ogni abbonato di nominare tre sole riserve che possano, in subordine, assistere ai match con lo stesso abbonamento. In alternativa è possibile rimettere “in vendita”, solo sul sito della Juventus, le partite singole a cui non si può assistere: in cambio si ottiene un credito virtuale (molto più basso del costo al botteghino del posto in questione) sulla propria tessera del tifoso, spendibile in acquisto biglietti di altre competizioni (Coppa Italia o Champions) o sul rinnovo abbonamento alla stagione successiva. In questo modo la Juventus si garantisce un doppio incasso sullo stesso posto allo stadio: quello dell’abbonato che paga a luglio, e quello di chi acquista, in “secondary ticketing” il biglietto dopo rinuncia dell’abbonato, sottraendo a questo secondo incasso solo la piccola quota da destinare al credito virtuale dell’abbonato che rimette a disposizione il posto.

Nonostante il realismo mi stia imponendo una riflessione personale, non indolore, sulla ragionevolezza del rinnovo alle nuove condizioni economiche proposte dalla Juve, provo ad analizzare la questione da un punto di vista il più asettico ed equilibrato possibile. E dunque parto da un paio di considerazioni doverose:

L’abbonamento non è un bene di prima necessità. Non ci stanno aumentando del 30% il prezzo del pane o della bolletta della luce. È un bene voluttuario, come il buon vino, gli abiti firmati o la prima al Teatro. Come tale, ognuno ha la possibilità di decidere se usufruirne o meno senza che venga intaccata la propria sfera di benessere di base;

– Ci si può lamentare quanto si vuole, ma bisogna considerare con freddezza le leggi non scritte del Mercato. Se produco orologi di lusso (resto volontariamente nell’ambito del “voluttuario”) e riesco a piazzare tutta la produzione annuale vendendoli 5000€ a pezzo, perché mai dovrei venderli a 2000€? Per un confuso sentimento di filantropia? Siamo seri…

Andiamo però alle considerazioni di segno opposto, individuabili da qualunque osservatore esterno:

– Non considerando top club come Real e Barca, dove l’abbonamento rientra in logiche di azionariato popolare, il costo delle curve bianconere, in Europa, è inferiore soltanto a quello dei top club della Premier League. Rimangono distanti Chelsea e Liverpool, ci si avvicina ai prezzi dell’Old Trafford di Manchester, che però è grande quasi il doppio dell’Allianz (e un po’ ovunque vige inversa proporzionalità tra capienza dell’impianto e prezzo dei tagliandi). Il livello calcistico raggiunto dalla Juventus negli ultimi anni e la qualità dei servizi dell’Allianz Stadium (a parte i collegamenti pubblici, tuttora carenti) giustificherebbero questi parametri. Lo stesso non possiamo dire per il livello del campionato, con gran parte degli avversari di tasso tecnico mediocre e nel quale non risulta tarato verso l’alto nessun altro tipo di introito per i club (diritti tv, sponsors) come invece è in Inghilterra. Ma soprattutto, e ritengo sia il dato più rilevante, non regge la proporzione rispetto al tenore di vita medio delle persone/famiglie nei paesi in oggetto. Gli ultimi dati, pubblicati nel “Rapporto sulle Province” dai consulenti del lavoro italiani, parlano di uno stipendio medio mensile di 1324€ per un lavoratore italiano. Torino si attesta al 29° posto, in piena media. Esattamente la metà dei numeri calcolati in UK (l’equivalente di circa 2600€), che salgono ulteriormente bella città di Londra. Impossibile dunque un paragone senza tenere conto di questo aspetto, che mette in risalto una “antieconomicitá relativa” dell’impianto della Continassa.

– La freddezza con cui stiamo snocciolando numeri e motivazioni parte da un distacco dalla componente “sentimentale”. Per noi tifosi il club attiene alla sfera affettiva. Per i vertici del club, invece, noi tifosi siamo “clienti”. Altre occasioni sporadiche avevano svelato questo aspetto che spesso accantoniamo o fingiamo di ignorare. Mi riferisco in particolare all’organizzazione e alla discutibile gestione economica delle ultime finali di Champions League con le relative trasferte a Berlino e Cardiff, già da me dovumentate. In quelle occasioni, però, aver pompato verso l’alto i prezzi contando sulla predisposizione emotiva del tifoso al “consumo irrazionale” aveva una giustificazione plausibile: erano occasioni storiche. L’evento in sè ed i tanti anni trascorsi dall’ultimo trionfo europeo rendono irrefrenabile il desiderio di rivincere “quella coppa” per il tifoso bianconero che, pur di rivincerla si autotasserebbe al di là di ogni giustificazione razionale.
Quale sarebbe stavolta, invece, il fattore di richiamo che giustifica un rincaro così “verticale” del prodotto? I sette scudetti consecutivi? Non regge. Ogni anno un aumento del 10-15, perfino del 20% si è registrato. Quest’anno siamo ben oltre.
Altri profetizzano che gli aumenti possano essere legati a qualche colpo di scena in chiave di mercato: non siamo insiders, e non possiamo escluderlo. Tuttavia pensiamo che occorrerebbe un colpaccio “insensato” per scatenare una vera corsa al rinnovo dell’abbonamento. Non basterebbe un Milinkovic-Savic o un Icardi: per quello che si legge sui social solo un colpo storico tipo Cristiano Ronaldo renderebbe piena ragione, forse, ai nuovi prezzi.

L’impressione è che in quest’occasione si sia voluta tendere all’estremo la “corda affettiva” che lega società e tifosi. La fibra è resistente, ma non è indistruttibile. Il rischio è ingenerare disaffezione o, peggio, quello di alzare così tanto l’asticella delle aspettative da rendere scontate e monotone le vittorie (cosa che già in larga parte accade). E cosa accadrà quando, prima o poi dovrà succedere, rimarremo un anno senza vincere? Il tifoso, specie chi ti dà fiducia incondizionata a inizio stagione, è sì un cliente, ma andrebbe pure ogni tanto coccolato. Di modi ce ne sarebbero: benefit, coupon su prodotti degli sponsor, regali dal merchandising ufficiale. Nulla che risulti previsto attualmente rispetto agli anni passati.

Se la Juventus riuscirà a chiudere la campagna abbonamenti con circa 29.000 sottoscrizioni, come negli anni passati, avrà avuto ragione e, con buona pace di accuse e lamentele, nulla potrà essere obiettato alla sua strategia commerciale. Ne riparleremo a tempo debito. Al momento, alla luce dei fattori in gioco, è impossibile biasimare il fastidio che serpeggia nella tifoseria.