Che giocatore è diventato Moise Kean?

di Alex Campanelli |

kean

Moise Kean torna alla Juventus, e questa, tralasciando per un attimo la disastrosa operazione finanziaria relativa alla sua cessione e al riacquisto a prezzo maggiorato, è un’ottima notizia. Ottima perché torna in bianconero un attaccante del 2000 cresciuto in casa, nel giro della nazionale dall’inizio del ciclo Mancini e con un bagaglio di esperienze che ne ha significativamente ampliato gli orizzonti tecnici e tattici, con ulteriori possibilità di crescita.

La prima stagione di Kean lontano da Torino non è stata, per usare un eufemismo, un grande successo: il ragazzo ha totalizzato 29 presenze in Premier League con l’Everton, ma solo in 6 occasioni è sceso in campo da titolare e il suo impatto sulle gare non è stato indimenticabile. Sin dalle prime uscite il tecnico Marco Silva gli ha preferito Calvert-Lewin, di 3 anni più grande, nel ruolo di centravanti del suo 4-2-3-1, schierando Kean dal 1′ solamente in due (dimenticabili) occasioni, prima di esser sostituito alla guida dei Toffees da Carlo Ancelotti.

L’approdo di Carletto in quel di Liverpool e il passaggio al 4-4-2 sembravano poter gradualmente ribaltare le gerarchie in casa Everton, con Kean che è sceso in campo per 3 volte da titolare tra dicembre e gennaio siglando anche il suo primo gol in Premier League, alla 24esima giornata contro il Newcastle, combinando ottimamente con il rivale/compagno di reparto Calvert-Lewin.

Nell’insicurezza di Kean al momento della conclusione e nell’esultanza rabbiosa assieme ai compagni c’è tutta la sofferenza sportiva di un ragazzo che ha dovuto mordere il freno per troppo tempo.

La rete di Moise alle Magpies è però un fuoco di paglia; Ancelotti troverà la quadratura alzando Richarlison di fianco a Calvert-Lewin, e Kean tornerà l’uomo degli ultimi 20 minuti, segnando il suo secondo e ultimo gol in Premier League all’ultima di campionato, un’ininfluente sconfitta casalinga per 1-3 contro il già retrocesso Bournemouth.

La stagione negativa in Inghilterra ne condiziona anche l’ascesa in nazionale: dopo aver esordito a novembre 2018 e segnato 2 reti in 2 partite nel marzo 2019, schierato da ala sinistra da Roberto Mancini, Kean torna in Under 21, dove (insieme al romanista Zaniolo) viene escluso dai titolari per la partita contro il Belgio nell’Europeo di categoria, a causa di qualche ritardo di troppo agli allenamenti.

Il primo anno lontano da Torino, facilmente etichettabile come negativo, ha comunque il merito di trasformare Kean da centravanti classico seppur capace di svariare, a giocatore capace di portare pericoli partendo da ogni zona del campo. Con Ancelotti gioca in un attacco a 2, alternandosi nei ruoli di prima e seconda punta, con Mancini viene schierato da ala e in Under 21 continua a giocare largo su entrambe le fasce, posizione che ricopre senza troppi sforzi grazie a una forza fisica e a una rapidità superiori alla media. Kean non poteva saperlo, ma tale duttilità gli avrebbe fatto molto comodo di lì a stretto giro di posta.

Estate 2020, l’attaccante non rientra nei piani di Ancelotti e l’Everton lo mette sul mercato, si fa avanti il Paris Saint-Germain che lo preleva dai Toffees in prestito senza diritto di riscatto. Sembra un favore a Mino Raiola senza apparenti motivazioni tecniche, visti i tanti giocatori offensivi di livello assoluto nella rosa dei parigini, invece Kean, complici l’infortunio di Icardi e le precarie condizioni fisiche di Neymar, è titolare già alla settima giornata contro il Nimes.

7 giorni e arrivano le sue prime due reti in Ligue 1, doppietta contro il Dijon, altri 4 giorni e Moise mette a segno la sua prima doppietta in Champions League alla sua prima presenza da titolare, protagonista indiscusso nel 2-0 contro l’Istanbul Basaksehir. Per Thomas Tuchel è il jolly del reparto offensivo, capace di giocare con tutti, al centro del tridente con Mbappé, Neymar, Di Maria o Sarabia ai lati, oppure di far coppia col francese nel 4-4-2.

Col Psg Kean va a segno in tutti i modi: attaccando la profondità sul filo del fuorigioco, da fuori area, da opportunista abile a raccogliere i cross dal fondo dei compagni e le ribattute del portiere, di potenza e di precisione. A impressionare è soprattutto la sua capacità di muoversi dentro l’area, sia da fermo nel trovare il pertugio giusto per il tiro, sia in corsa nel dettare ai compagni il passaggio in profondità.

Il gol al Montpellier è senz’altro il più bello della stagione di Kean: accelerazione sulla fascia, dribbling da fermo, palla sull’esterno e bomba sul palo opposto da un’angolazione complicatissima.

Per la seconda stagione consecutiva il ragazzo va incontro a un cambio in corsa di guida tecnica, visto che a fine novembre Tuchel viene esonerato, ma anche qui il suo destino non muta: Pochettino lo tiene enormemente in considerazione e Kean continua a segnare a nastro, tanto che alla fine del girone d’andata saranno 9 le reti in Ligue 1 in appena 13 partite.

Per un 2000 alla prima vera stagione da titolare, perché di questo si è trattato viste le 41 presenze, i 17 gol e gli oltre 2400 minuti disputati col Psg, ci sarebbe già da essere più che soddisfatti. Pochettino però, che sul ragazzo punta davvero, decidere di fargli compiere un ulteriore step: memore delle sue esperienze da ala con la nazionale, il tecnico imposta Kean come esterno destro del 4-2-3-1 o del 4-3-3, per sfruttarne le doti di propulsione sulla fascia e per non doverlo accantonare al rientro in pianta stabile di Icardi.

La gara più iconica di Moise in questo ruolo è sicuramente l’1-4 del Psg al Camp Nou: contro il Barcellona Kean sfodera una prestazione da giocatore totale, migliore in campo dopo il mattatore Mbappé, con dribbling e accelerazioni continue sulla fascia ma anche rientri profondi fino alla propria trequarti, da esterno di consumata esperienza piuttosto che giovane promessa alla prima campagna europea. Ciliegina sulla torta, il colpo di testa che chiude la partita in favore dei parigini, la sua prima rete nella fase a eliminazione diretta della Champions League.

kean

La touchmap di Barcellona – Psg testimonia come Kean abbia agito da esterno a tutta fascia più che da ala destra pura, compiti che non sono stati richiesti al suo dirimpettaio Mbappé.

Il Moise Kean che torna a Torino è un giocatore enormemente più maturo nel suo modo di stare in campo, adattabile a diversi moduli, letale in zona gol ma anche capace di sacrificarsi quando richiesto dall’allenatore. Sarebbe stato meglio, a livello puramente economico, tenerlo direttamente a Torino? Sicuramente sì, ma magari Kean non avrebbe acquisito tutte queste competenze (soprattutto nella disastrata Juve di Pirlo) che ora fanno estremamente comodo a Massimiliano Allegri, il quale può utilizzarlo per svolgere praticamente tutti i ruoli e i compiti del reparto offensivo.

La Juventus acquista dunque un giocatore vero, pronto a sgomitare per uno spazio sul fronte avanzato, qualunque esso sia, un attaccante che porta con sé caratteristiche uniche per fisicità e attacco alla profondità. Non semplicemente un giovane per il futuro, ma un calciatore già pronto sul quale poter contare adesso, ammesso e non concesso che gli venga data fiducia fin da subito.