Gimme Five – Alright!

di Nevio Capella |

Il risveglio dopo serate come quella di ieri in terra d’Albione è ancora più dolce del momento in cui, ancora a caldo e con i residui di adrenalina in circolo, si va a dormire certi di sognare una delle prestazioni più belle della Juve europea da trasferta del nuovo millennio, una performance che in molti ha (finalmente) ricordato la poderosa Juventus del primo ciclo Lippi che girava l’Europa dettando legge, purtroppo sempre al netto di qualche stecca agli atti finali delle sue campagne, e scendendo in campo costantemente con lo scopo di comandare le operazioni e vincere a prescindere da chi ci fosse di fronte.

Ma cosa c’è oltre ad una gran prestazione in questa partita che ci ha consentito di espugnare il terzo tempio del calcio inglese dopo il mitico Wembley lo scorso marzo e l’Etihad Stadium, casa dell’altra squadra di Manchester, nel settembre 2015?
Innanzitutto un nuovo record messo a referto dalla Juventus della gestione Allegri, che per la prima volta in sessant’anni esatti di competizioni europee riesce ad inanellare cinque vittorie internazionali consecutive in trasferta, sebbene a cavallo tra una stagione e un’altra: la serie è stata aperta ad inizio dicembre del 2017 quando, dopo la fondamentale vittoria a Napoli dalla quale è partita la rimonta in campionato conclusa poi proprio a danno dei partenopei, la Juventus si presenta ad Atene a far visita all’Olympiakos in cerca del punto necessario a staccare il biglietto per gli ottavi di finale.
In 90 minuti non esattamente abbordabili, i bianconeri riescono a tornare a casa con i tre punti grazie agli acuti di Cuadrado e Bernardeschi, ottenendo il pass al turno successivo e al doppio scontro con il Tottenham in cui il pareggio della gara di andata mette i bianconeri nella condizione di dover vincere o pareggiare con almeno tre gol fatti a Wembley.
Anche in questa occasione la partita inizia decisamente in salita con la Juve sotto di un gol e dominata per tutto il primo tempo dagli Spurs, ma quando tutto sembra portare all’ennesima delusione ci pensano gli acuti de i “gemelli” argentini Higuain e Dybala a ribaltare il risultato e un miracoloso salvataggio di Chiellini a conservarlo per poter guadagnare i quarti di finale.

La terza vittoria della serie meriterebbe un capitolo a parte, essendo quella dei fruttini e dello sbrocco di Buffon, di quegli allucinanti minuti di recupero in cui il nostro futuro uomo del destino trasforma un rigore tanto infame quanto evitabile che ci rimanda ancora una volta all’anno successivo con un carico di delusione che nemmeno un roboante 3-1 al Santiago Bernabeu può mitigare.
Collegandoci all’edizione 2018-2019 è il primo impegno del girone al glorioso Mestalla di Valencia a fare da sfondo alla vittoria juventina che arriva con due rigori trasformati da Pjanic ma soprattutto in 10 uomini, a causa dell’espulsione dello stesso uomo del destino di Madrid, dopo appena 20 minuti di Champions con i nostri colori, e in effetti proprio la vittoria di Valencia è il primo segnale di una Juve che finalmente indossa un vestito europeo atteso da tanti anni e che, oggettivamente, ci aiuta a ridurre ulteriormente il gap ormai quasi colmato con le storiche regine di Coppa.

Il trionfo al “Teatro dei sogni” stabilisce questo record lasciando la striscia aperta e con buone probabilità di miglioramento, considerato che l’ultima trasferta del girone ci vedrà impegnati a Berna contro lo Young Boys, ma ci aiuta anche a diventare la prima squadra italiana a violare la casa dei Red Devils per due volte, dopo il successo con uguale punteggio del 20 Novembre 1996 deciso da un rigore di Del Piero.
Altra nota di pura curiosità statistica è legata al filotto di tre vittorie su tre nel girone di Champions, situazione che non si verificava dall’edizione 2004-2005, guadagnata passando per i preliminari e sotto la guida di Fabio Capello, quando la Juventus riuscì a battere nei primi tre impegni e sempre con il punteggio di 1-0 il Bayern Monaco e il Maccabi Tel Aviv in casa e l’Ajax in trasferta.
In quell’occasione fu quasi filotto completo avendo i bianconeri vinto anche le due successive gare ma non l’ultima in Israele.
Per chiudere il viaggio nei riscontri storici ci sarebbe da aggiungere che tutte le volte che la Juventus ha affrontato nelle coppe Europee i diavoli rossi di Manchester ha poi raggiunto l’atto finale della manifestazione, ma siamo sicuri che al momento questo è l’aspetto a cui tutti noi guardiamo meno, preferendo proseguire nel più classico degli “step by step”.