Gigi Buffon, la nuova era bianconera dell’ex capitano

di Silvia Sanmory |

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Gli acquisti della Juve li fa Houdini“.

(Iker Casillas)

Il 25 giugno del 2019 l’estremo difensore spagnolo posta questo tweet misterioso.

In molti pensano sia un accenno ad Isco, poi si capirà che il riferimento è a Buffon, come a dire “magia pura”; il giorno successivo si diffonde la notizia che Gigi, chiusa l’esperienza al PSG, ritorna a casa dopo 520 giorni. Barcellona e Porto non s’hanno da fare, la casacca è di nuovo quella bianconera, il suo ruolo principale fare da collante nello spogliatoio più che essere protagonista in campo;  un leader incisivo con i compagni che ristabilisce il nucleo storico con Barzagli, ora nello staff tecnico, Bonucci che ha dismesso il rossonero e Chiellini che proprio da Gigi ha ereditato la fascia di capitano.

Il ritorno di Buffon viene accolto positivamente dalla tifoseria (a parte qualche ilarità dovuta a questioni d’anagrafe), del resto il “Superman del calcio” è l’eroe di Madama rimasto in Serie B da campione del Mondo, quello che ha rifiutato le offerte milionarie dei migliori club d’Europa perdendo di fatto il Pallone d’Oro che meritava (a vantaggio di Cannavaro che ha fatto la scelta opposta); soprattutto è uno degli artefici della riconquista della Serie A un anno dopo la retrocessione, cose che non si dimenticano di certo per… limiti d’età.

Se penso alla nuova vita bianconera di Gigi, quella che riprende dopo i 6111 giorni (dato gentilmente fornito da un amico con la sindrome del pallottoliere) con la Juventus, o diciassette anni se preferite, non posso fare a meno di tornare al 21 settembre, anticipo di campionato alle ore diciotto, partita contro l’Hellas.

Una partita “anomala” per diversi fattori: la prima di Sarri all’Allianz, la prima “blindata” per l’allerta della Questura di Torino a seguito del fermo dei capi ultrà della Sud, la prima della nuova era di Buffon 2.0.

Una partita “faticata” vinta grazie al rigore di Ronaldo e alle parate decisive di Gigi, almeno tre, che sarà pure il secondo di Szczesny ma non lo da a vedere: i quotidiani sportivi rimarcano il suo ritorno da vero padrone di casa che blinda l’ingresso, reattivo e fondamentale. Una partita che è particolare soprattutto per l’avversario, lo stesso del 19 maggio 2018, la partita dell’addio (che in realtà era un arrivederci, a saperlo avremo forse pianto di meno… o forse no, sapete vero che l’emozione non ha voce ma, aggiungerei, lacrime di sicuro) con Allegri che lo richiama in panchina, al minuto 64′, per un omaggio corale.

Il “nuovo” Gigi riscende in campo al fianco di Madama e contro l’Hellas e sono tutti in piedi a riaccogliere una delle leggende della juventinità, alla quale per chiudere definitivamente la carriera con il calcio giocato, prima di occupare prevedibili ruoli dirigenziali, manca solo la concretizzazione di uno dei suoi più grandi sogni sportivi (che poi è anche il nostro), alzare QUELLA coppa.

Cerco l’emozione, altrimenti smetto” aveva dichiarato tempo fa Gigi durante un’intervista al Corriere dello Sport.

E l’emozione, quella che dicevamo non ha voce, ha a quanto pare per lui un  colore, anzi una bicromia.


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