È già Matuidi e io no

di Mike Fusco |

Blaise Matuidi, partito da Fontenay-sous-Bois con negli occhi le imprese del suo idolo Jay-Jay Okocha, è sempre stato quella tipologia di calciatore capace di dividere la propria tifoseria tra chi lo ha amato alla follia per la sua generosità, la sua grinta e la sua versatilità tanto da soprannominarlo “il maratoneta” e chi, invece, lo ha sempre visto come un ostacolo allo sviluppo armonico di una manovra, soprattutto quando era proprio lui a costringere alla panchina compagni di squadra molto più dotati tecnicamente.

La dicotomia del calciatore più amato e odiato si è ripresentata anche alla Juventus e la forbice tra la considerazione dei tecnici che lo ritengono insostituibile e i mugugni dei tifosi che attendono con ansia un gioco più veloce e spettacolare si è ulteriormente allargata ora che la panchina bianconera offre soluzioni di un certo livello.

Da un lato l’enorme mole di lavoro e numero di palloni recuperati che di fatto rende Blaise un mediano irrinunciabile per i suoi allenatori tanto da farlo sembrare  davvero la “reincarnazione” sportiva di Makelele, capace da solo di mantenere la parte incontrista del centrocampo e di proporsi anche negli spazi creati dagli attaccanti in area, con alterne fortune.

Dall’ altro, per l’ appunto, la consapevolezza che molte occasioni capitate sui suoi piedi forse sarebbero state sfruttate a pieno se il buon Biagio avesse avuto modo di coordinare meglio i suoi piedi o se meglio ancora i piedi fossero stati quelli di un altro.

Ed è proprio la coordinazione quella che a volte fa sembrare Matuidi un Mr. Potato montato male che impiega svariati secondi a capire quale sia il piede destro e quale il sinistro e soprattutto dove siano. Un polpo, una piovra recupera palloni in crisi epilettica quando l’ area si avvicina, una gazzella sgraziata, una sentinella di Matrix a cui hanno fatto lo sgambetto.

Un controllo così poco ortodosso del suo corpo che si narra che quando si è rotto la cartilagine della costola ad inizio ottobre, abbia lamentato dolori al braccio.

Ma lì è venuta fuori la sua parte da combattente, trafitto al costato e subito resuscitato senza nemmeno aspettare la Pasqua e costringere Agnelli ad un altro sacrificio per sostituirlo.

Un vero miracolo, più della moltiplicazione degli anni di contratto che la Juventus potrà applicare unilateralmente fino a febbraio; perché tra chi lo ritiene fondamentale per l’ equilibrio della squadra e chi lo ritiene superfluo e deleterio per l’ estetica del gioco, sapete già chi ha sempre avuto, ha e avrà ragione.

Nel frattempo Adagio Biagio, meglio che salti qualche partita della sua nazionale dove guarda caso è titolarissimo e già campione del Mondo; la priorità è dedicarsi a sfide più importanti con la Juve che se tutto va come deve andare, un giorno, un bel Matuidi, anche gli scettici, i detrattori e chi come me fa ironia quando ha difficoltà anche ad alzarsi dal divano dovranno tributargli gli onori del caso.

 


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