GH9 – Tutte le etichette di mister 90 milioni

di Giuseppe Gariffo |

90 milioni spesi per lui, GH9 – Higuain, ovvero un’operazione che neanche il più ottimista dei tifosi avrebbe previsto, conoscendo l’attenzione al bilancio della dirigenza bianconera. Mancano ancora cinque partite ufficiali – speriamo sei – per scolpire i giudizi sull’annata della Juventus, che potrebbe diventare storica o essere archiviata come ordinaria (perfino deludente, nella peggiore delle ipotesi, per lo meno da qualcuno).
Ma è già possibile dire una parola chiara sulla prima stagione di Gonzalo Higuain alla Juve, in attesa dei bilanci definitivi, inevitabilmente dipendenti dalle gare che valgono i trofei?
Proviamoci.

 

 I GOL 

Cosa ci aspettavamo da lui? Non che fosse l’Alfa e l’Omega dei destini della squadra, come accadeva nei lidi di provenienza ma, come esplicitato alcuni mesi fa da Luca Momblano (rileggi qui) tanti gol, magari novanta in tre anni, uno per ogni milione. Una forma di “ammortamento” già superata, dati i trentadue già messi a segno a stagione non ancora conclusa, che spostano in tripla cifra la proiezione triennale delle realizzazioni. Da anni la Juventus non possedeva una “bocca di fuoco” così prolifica, uno di quelli con cui, inconsciamente, sai già di partire dall’uno a zero.

 

 PUNTI IN CLASSIFICA 

“Pipa certe partite le vince da solo”, ha detto mister Allegri dopo l’ennesima doppietta, quella di Pescara. In match esterni contro difese chiuse come quelle di Torino, Cagliari e apppunto Pescara e in gare in equilibrio allo Juventus Stadium come contro Fiorentina, Roma e Napoli (solo per citarne alcune) i tre punti hanno preso la strada di corso Galileo Ferraris grazie ai gol di Gonzalo Higuain.
Questo non intende avvalorare le tesi strampalate di certi opinionisti che, con metodi ignoti al calcio e alla scienza, tentano di stilare classifiche immaginarie senza il Pipita alla Juve. Ma certamente, in un campionato in cui il livellamento verso il basso ha consentito alle dirette antagoniste di perdere pochissimi punti per strada, avere un centravanti con il senso del gol di Higuain ha permesso di guardare sempre con serenità ai risultati delle concorrenti. Mai, nel quinquennio di successi precedente, un calciatore singolo aveva avuto questo peso specifico costante, eccetto certe fasi di Tevez e Pogba.

 

 LA SUPREMAZIA FISICA 

Che segni o meno, la sensazione dello spettatore, quando la palla arriva a Gonzalo, è che gli avversari siano come
i malcapitati agenti del NYPD che cercano di fermare Godzilla.
Gli rimbalzano spesso addosso, raramente riescono a togliergli palla. Eclatante la resa di De Rossi in occasione del gol alla Roma, ma anche in partite in cui non ha fatto valere la sua confidenza con il gol i centrali avversari non sono mai stati tranquilli. Pensiamo alle occasioni in cui ha tenuto palla e aperto il gioco nelle due partite contro il Barca, con i centrali catalani fisicamente sovrastati.
La partenza di Pogba aveva privato la Juventus del calciatore fisicamente più straripante, quello che impegna sempre un paio di avversari aprendo spazi per i compagni. Da questo punto di vista Higuain è stato spesso anche il sostituto del francese.

 

 LA FAME 

Senza abbandonarsi a poco credibili sentimentalismi, Pipa ha sempre spiegato la sua scelta di lasciare Napoli con la brama, alla soglia dei trent’anni, di vincere qualcosa di importante. Questa fame (senza facili ironie sul peso del bomber argentino) è sempre stata evidente sul campo. Eravamo abituati a vederlo spesso nervoso in campo, avvezzo a protestare e riprendere i compagni per ogni passaggio sbagliato, polemico in occasione di certe sostituzioni ed interviste post-partita. Il Gonzalo torinese si è perfettamente calato da subito nelle vesti di uomo spogliatoio, con la testa bassa a lavorare, mai protagonista di atteggiamenti da primadonna sopra le righe e anzi impegnato in ripiegamenti difensivi che non credevamo rientrassero nel suo patrimonio genetico.
Se pensiamo alla coerenza a slogan come “Fino alla fine” (il gol nel derby da subentrato in “zona Cesarini” è solo un esempio) e “Vincere non è importante, ma è l’unica cosa che conta”, El Pipa sembra essere nato e cresciuto nella Juventus.

 

 LA CHAMPIONS 

È evidente, la sua media gol in Champions League è stata leggermente inferiore. Oltretutto certe casualità nel calcio, passando il tempo, vengono vendute per verità assolute e finiscono con il pesare. Ricordate quando si contavano i giorni dall’ultimo gol in Champions di Carlos Tevez, fino alla doppietta con il Malmö? Lo stesso trattamento è toccato ad Higuain per la “crisi di gol” nelle fasi ad eliminazione diretta di Champions League. La doppietta del Louis II lascia sperare in un futuro prossimo più fecondo, considerata la componente psicologica spesso associata a questi aspetti, specialmente se gonfiati – spesso ad arte – dai media.
Un’altra etichetta poco gradevole gli viene affibbiata dai detrattori: quella di essere deleterio nelle finali, eterno secondo. Tra gol mangiati e rigori falliti, nella nazionale Argentina si è guadagnato questa nomea indesiderata.
Ricordiamo che la stessa fama era toccata ad Arijen Robben, fino alla finale di Champions del 2013 decisa personalmente, all’88’, in terra britannica.
Servirebbe un deja-vu! Per lui, quanto per noi. Perché, lo sappiamo bene, questa etichetta ci accomuna, ed il modo migliore per superare certi tabù è unire le forze. Se novanta milioni saranno serviti a questo non potremo solo giudicarli ben spesi, come possiamo già osare di affermare adesso: saranno, calcisticamente, un’inezia.