Dal bacio del Pipita a quell’abbraccio finale: le emozioni di una notte da ricordare

di Massimo Zampini |

La premessa unica e insostituibile al commento alla partita è che, se dopo una vittoria del genere, così meritata eppure così incredibile, il primo istinto è quello di rammaricarsi per quel black-out e non di godersela fino in fondo, qualcosa non va.

Una notte fantastica, con lo Stadium che fa davvero lo Stadium, e in serate così è più difficile venire a Torino e uscire con dei punti.

Un’ora da stropicciarsi gli occhi, tre gol che dovrebbero essere almeno cinque, giocando in verticale, tiri pericolosi, traverse. Douglas Costa vola e Danilo, accolto questa estate solo da 10 fedelissimi perché nelle nostre estate isteriche c’è sempre da disperarsi per qualcosa e qualcuno, entra, corre e segna in meno di trenta secondi.

Il Pipita. Ecco, qui ci va un capitolo a parte perché la classe non lo abbandonerà mai, ma il killer instinct pensavo se ne fosse andato per sempre e invece eccolo, oltre a fare il centravanti arretrato, prendere palla in area, superare Koulibaly in mezzo metro e metterla sotto l’incrocio dei pali più lontani: un bacio alla maglia, al simbolo, che si fa sempre e lo fanno tutti, lo so benissimo, ma per me Higuain tiene alla Juve sul serio, lo si vedeva dagli occhi tristi quando è andato al Milan, lo si vede dall’entusiasmo con cui partecipa oggi. E non so quanto durerà, se potrà essere il centravanti della Juve di quest’anno, ma (ri)vederlo così ci ha procurato sensazioni speciali.

Khedira, quanto ci sarebbe da parlare di Sami, diventato bersaglio di una frangia di tifosi in quanto uomo di Allegri (ahimè anche in anni leggendari siamo ridotti così, con le battaglie tra fan di un allenatore o dell’altro), mentre Khedira nella sua vita ha giocato titolare in qualunque squadra sia stato, con qualunque allenatore: partecipa, sfiora un gol, rischia di fare un capolavoro, per un’ora spiega il calcio come sa fare lui, quando i problemi fisici lo lasciano in pace.

Il bello del tre a zero non è neanche l’azione, il gol o il fatto che lo abbia realizzato Ronaldo, quanto la sua esultanza con il sorriso, il gesto reso a riprodurre un monitor, come a dire “mi pare non ci sia niente che non va ma ormai è meglio aspettare, non si sa mai”, e se Cristiano ora diventa pure più umano e ironico, dall’intervista con Messi a quel buffo gesto di ieri, allora trovargli dei difetti diventa davvero un po’ troppo complicato.

E poi certo, una volta esaurita l’adrenalina da esultanza (ma solo una volta esaurita, quindi dopo un bel po’) c’è da chiedersi di quel vuoto, di quei due gol in un minuto, del pareggio ancora su calcio piazzato, perché essere rimontati da 3-0 non è una cosa da Juve, nella storia c’è capitato raramente e quelle poche volte ancora ce le ricordiamo senza alcun piacere. Ed è vero che è agosto, manca la condizione, il mercato aperto, insomma davvero in questo periodo può succedere senza necessariamente preoccuparsi, però sono convinto che da domani Sarri lavorerà soprattutto su questo ed è giusto che sia così.

Così si arriva al finale, che comprende un’altra occasione per Douglas, perché la Juve si ributta in avanti con le forze che ha, conscia che se finisce così la settimana di sosta non sarà molto allegra, finché arriva quella punizione che porta al più imprevedibile e divertente dei finali, che fa impazzire tutti i presenti allo stadio, tranne il settore ospiti e lo zio Bergomi.

È finita e lo stadio canta, i giocatori esultano, qualunque tifoso juventino non capisce neanche cosa sia accaduto, immerso tra mille sensazioni e pensieri, tra i quali il principale è che a seguire i media la Juve ogni estate pare in crisi economica, societaria e tecnica, tra litigi, esuberi e plusvalenze, e prima o poi ci prenderanno pure, per carità, ma intanto è iniziato il nono anno e anche stasera il campo ha raccontato tutta un’altra storia rispetto a quel principio di apocalisse descritto un po’ ovunque.

È finita ma non è finita, perché mentre noi appunto non stiamo capendo più niente, c’è un ragazzone di 35 anni che scende in campo con le stampelle per abbracciare il rivale triste, il campione che oggi ci ha dato la vittoria con il suo autogol. Si abbracciano, si sussurrano qualcosa che sa di stima e complimenti reciproci, perché il calcio dei campioni non ha nulla a che vedere con gli animali da social, compreso qualche giornalista irresponsabile che anche dopo una notte così cercava invano di avvelenare il clima.

E allora benvenuto Danilo, complimenti a Douglas, al Pipita ritrovato, tante scuse a Sami per chi l’ha insultato e grazie anche e soprattutto a te, capitan Chiellini, che anche stasera, anche con lo stampelle, hai fatto la giocata più speciale di una notte da ricordare.