Germania-Italia, alla fine ha vinto Golia

di Andrea Lapegna |

Partiamo da un assunto difficilmente confutabile: ci sono stati più spunti tattici in 120’ di Germania-Italia che non nelle altre 47 partite del torneo sinora disputate.

Joachim Löw sorprende le attese e sceglie un 3-4-3 quasi inedito per disinnescare l’Italia: Neuer; Höwedes, Boateng, Hummels; Kimmich, Khedira, Kroos, Hector; Müller, Gómez, Özil. Formazione e strategia sono le stesse che sommersero l’Italia a Monaco 4-1 nell’amichevole di marzo, quando Conte stava sperimentando lo stesso schieramento. Il C.T. italiano conferma invece il 3-5-2, con Parolo metodista e Sturaro mezz’ala destra.

Nei primi 10’ la Germania ha attuato uno scarno tentativo di minare la costruzione bassa azzurra con un blando pressing orientato al pallone. Tuttavia, Löw ha ben presto riconosciuto che senza far uscire uomini dalla sua linea più avanzata, l’Italia non avrebbe trovato spazi alle sue spalle in cui indirizzare la palla. Così, gli attaccanti tedeschi tenevano la linea e schermavano bene i passaggi dei tre centrali della Juve, tanto che per far salire la sfera c’era sempre una mezzala costretta al taglio diagonale arretrato. Offrire una linea di passaggio corta, verticale e sicura, ha però il contraltare di congestionare il centro del campo e togliere ulteriore profondità, conditio sine qua non per la manovra di Conte.  A riprova di questo, le due occasioni italiane del primo tempo nascono da lanci lunghi.

Come in questo caso

L’Italia si riorganizza e attua il piano B: palla al quinto di centrocampo (più spesso De Sciglio, ambidestro, che Florenzi, bloccato nella ricezione col suo piede) e girata di prima per la sponda della punta, di norma Pellè. La Spagna aveva sofferto questo schema, e i suoi centrali arrivavano sempre con un tempo di gioco di ritardo sulle punte azzurre. La Germania al contrario ha attuto una marcatura a uomo strettissima, con Boateng che ha giganteggiato sul centravanti salentino, comunque generosissimo, francobollato fin dentro il campo.

Dal canto suo il 3-4-3 tedesco mandava gli esterni altissimi piedi sul fallo laterale, in modo da avere sempre parità numerica sull’ultima linea. Löw ha accettato la sfida della difesa a 3 e costellato l’ultimo terzo di campo di duelli individuali, confidando sulle qualità dei suoi per risolverli a suo favore. Tuttavia, i tre centrali della Juve hanno nuovamente offerto una prova di reparto perfetta, un corpo solo la cui organizzazione è sembrata contagiare per osmosi anche Florenzi e De Sciglio. La scelta di giocare a destra su Kimmich, se da un lato ha creato grande pressione su De Sciglio (chiuso tra lui e Müller), dall’altro è indice di come la catena di destra italiana avesse ampiamente sterilizzato Kroos e Özil (e Draxler poi).

Il risultato di tutto questo è un primo tempo molto statico, in cui entrambe le squadre hanno palesato problemi di costruzione – bassa per l’Italia, alta per la Germania – e difficoltà nell’arginare le contromisure avversarie. La seconda frazione si apre sulle stesse note. Il gol che sblocca l’incontro nasce da una serie di piccole sbavature in cui i tedeschi hanno affondato una lama.

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Florenzi temporeggia su Gómez e gli lascia lo spazio per servire il taglio di Hector, non seguito da Sturaro. Dentro per Özil, col favore di una deviazione.

L’Italia è in apnea e non riesce più a risalire il campo. La Germania cerca il colpo del k.o., e gli esterni azzurri soffrono tantissimo gli scientifici cambi di gioco di Boateng (verso Hector) e Kroos (verso Kimmich). L’Italia è schiacciata e l’impossibilità di mandare in fuorigioco gli attaccanti avversari concede pericolosi tagli orizzontali à la Inzaghi su cui solo Buffon ci tiene in partita. Al 78’ Boateng decide di macchiare una partita da 9 in pagella con un regalo insperato che manda tutti ai supplementari.

L’Italia, stanca già a metà del secondo tempo, ha a stento la forza di mandare la partita ai rigori; la Germania perde lucidità e non riesce più a creare occasioni. I supplementari sono un’agonia, fisica per loro, emotiva per noi. I 22 vanno stancamente ai rigori, consegnandoci una partita ricca di spunti tattici, ma poco spettacolare. Gli expected goals danno la misura di quando fosse stato difficile per le due formazioni creare occasioni da rete.

Germania-Italia xG

Alla fine la follia dei 18 rigori premia i bei piedi di Golia, una lotteria che è l’unico anfratto di questo gioco in cui l’ideologia totalizzante di Antonio Conte non può entrare. A noi rimane l’orgoglio di aver surclassato Belgio e Spagna, e di aver spinto i campioni del mondo ai calci di rigore; ai nostri e soprattutto a Conte, il piacere di aver riportato passione davanti le televisioni.