Gentile Max, questo è solo un arrivederci

di Simone Navarra |

Gentile Massimo Allegri, la salutiamo e la ringraziamo per tutto quello che ha fatto. Con una certezza che viene da tutto quello che respiriamo in queste ore di troppe voci e confusione sul futuro. Perché lei tornerà, presto o tardi, tornerà a Torino sulla panchina della Juventus. Non abbiamo dubbi. E’ la storia interrotta e ben raccontata dal presidente Andrea Agnelli ad animare questo sogno, questo film che va un po’ indietro nel tempo. Perché lei Allegri, come quella fidanzata che ti lascia sul più bello, andrà a far parlare di se in altre latitudini e poi ci guarderà mentre arranchiamo con la vita di sempre. In questo week-end di pioggia non si riesce ad esser ottimisti, a consumare quella birra che abbiamo in ghiacciaia.

Dicono che lei, mister Allegri, avrebbe dovuto esser liquidato dopo la finale di Cardiff, dopo che Zidane ce l’aveva alzata in faccia quella coppa lì. Ho pianto guardando quella ragazza con la sciarpa, sugli spalti di quel catino gallese. Ho maledetto ogni singola partita che la Juventus ha perso in Europa. Ne ricordo i marcatori e le biografie, i gesti e le maledizioni che gli ho mandato allora e per sempre. Quindi comprendo il livore di chiede “piazza pulita” dopo certe discese schifose. Eppure per l’amore che si prova per quella maglia, quest’altr’anno un pure po’ diversa, si butta giù il fango e si va avanti. Quindi si spiega ai compari che soffrono come te che Cardiff e Berlino sono cicatrici d’amore e non c’entrano nulla con Atene o Manchester. Perché la Juventus che vince e convince oggi è nata 13 anni fa, dentro il seminterrato di un albergo che l’aveva mandata in serie B con una penalizzazione monstre.

Facciamo un po’ di storia. Se oggi c’è Cristiano Ronaldo è perché un francese dolce e semplice, Didier Deschamps, mise insieme una squadra e tornammo a galleggiare, a respirare. Quando poi arrivò il presidente Agnelli si capì che si poteva pensare bene. Marotta e Paratici hanno fatto il resto, pescando e dando nuovo valore a Pirlo e Vidal, Pogba e Tevez, Morata e Marchisio. Le partenze degli ultimi anni fa comprendere quanto in alto si è andati, quasi vicini alla Luna. In tv e sui media che contano si sottolinea l’assenza della Champions dalla bacheca, il fatto di doversi voltare fino alla magica notte di Roma 1996, per poterla apprezzare. Lei, signor Allegri, ha portato coraggio e sogno, definizioni giuste e player di qualità. Poteva completare il cerchio e forse in questa fase non vi è riuscito? Non ci crediamo. Da questo lato del computer, dentro un tifo che non va molto spesso in trasferta, le ripetiamo l’augurio delle prime righe. Lei quasi certamente tornerà e ci farà vincere ancora. Per il resto aspetto le rivelazioni di chi segue il calciomercato. Gente abituata ad ascoltare agenti di rappresentanza e lobbisti, procuratori e tifosi mascherati. Lei Allegri ha provato ad insegnare che è tutto “semplice”. A volte non è così.