Genoa – Juventus: numeri e ragioni di 45' da incubo

di Alex Campanelli |

Per analizzare in modo oggettivo Genoa – Juventus, o meglio, i primi 45 minuti che di fatto hanno indirizzato la partita, occorre fissare un paio di paletti. Primo: vietato fare drammi, strapparsi i capelli, disperarsi e inveire contro tutto e tutti. Sono stati 45′ indiscutibilmente disastrosi, i peggiori della stagione per distacco e tra i peggiori dell’intera gestione Allegri, ma vanno inseriti nell’ottica giusta, senza generalizzare giudicando l’allenatore e/o i giocatori solamente per questa prestazione, come se l’intera stagione della Juventus dipendesse da un primo tempo di un qualsiasi Genoa – Juve. Secondo: evitare anche l’atteggiamento opposto, ascrivendo la débacle di Marassi a “semplice incidente di percorso”. Certo, può esserlo davvero, ma una sconfitta diventa utile se e solo se è capace di accendere uno o più campanelli d’allarme nella testa di chi allena e chi gioca. Chiarito ciò, poniamo la nostra lente d’ingrandimento sui 45 minuti di follia (se proprio vogliamo chiamarla così) che hanno gettato la Juve in pasto ai padroni di casa.

stats tiri genoa juveLe statistiche relative alle conclusioni a rete descrivono già da sole una gara decisamente diversa dalle solite: la Juventus, che solitamente concede all’incirca 8 tiri in porta a partita alle avversarie, ha concesso al Genoa ben 9 conclusioni solamente nei primi 45 minuti di gioco. Sanguinosa aggravante, il fatto che tutti e 9 i tiri siano arrivati da dentro l’area di rigore, che da bunker impenetrabile in quel di Marassi si è trasformata in un groviera. Il grafico di cui sopra, realizzato da Sofascore, rappresenta la pressione offensiva minuto per minuto nel solo primo tempo, evidenziandone l’intensità, e dipinge al meglio l’andatura di una gara nella quale la Juve, nonostante la netta superiorità nel possesso palla (65% contro 35%, un distacco notevole), non sia praticamente mai stata pericolosa, subendo invece oltremodo qualsiasi iniziativa offensiva del Genoa.

Le cause principali del crollo? Sono molteplici, tutte concatenate tra loro, e non riguardano solamente la difesa:

  • Le prestazioni individuali in fase di possesso: Bonucci, protagonista in negativo, oltre all’errore sul primo gol ha sbagliato il 29% dei passaggi tentati nei 33′ disputati, contro il 16% di media a gara, stessa percentuale di errore di Hernanes che solitamente viaggia sull’87% di passaggi riusciti. In pratica, le due principali fonti di gioco della Juventus hanno giocato ben al di sotto delle proprie possibilità, la manovra ne ha risentito pesantemente e gli errori in serie hanno permesso al Genoa di ripartire sempre pericolosamente;
  • Le prestazioni individuali in fase di non possesso: su tutti Alex Sandro saltato netto da Lazovic nell’azione del 2-0, un unicum, ma anche la scarsa attenzione di Bonucci e Benatia in area in diverse occasioni. Errori marchiani che certificano un pomeriggio nato male e finito peggio;
  • alcuni mismatch non letti da Allegri hanno influito pesantemente sulla gara. Primo: con Veloso squalificato, Juric ha schierato una mediana molto più di lotta che di governo, con Cofie e Rincon, ai quali va aggiunto Rigoni che è solito fare la spola tra centrocampo e attacco. A due/tre centrocampisti di corsa e garra la Juventus ha opposto Hernanes, Khedira e Pjanic; buoni se si riesce a tenere in mano il pallino del gioco, inefficaci se c’è da arginare un contropiede o un’azione veloce;
  • secondo: Dani Alves, schierato da centrale di destra, avrebbe dovuto avere una funzione di gestione più che di contrasto delle offensive avversarie, ma la pessima gestione della palla ha esposto l’ex Barça agli attacchi di un Ocampos in fiducia, più potente e più rapido di lui. I susseguenti cambi di posizione non hanno migliorato la sua prestazione, ma hanno sicuramente tamponato la voragine che si apriva ogniqualvolta l’ex River Plate affondava sulla corsia di destra bianconera;
  • ultimo, ma non ultimo, il cronico problema relativo ai calci piazzati. Contro il Genoa è arrivato il quinto gol subito sugli sviluppi di un calcio da fermo, dopo quelli di Kalinic, Antei, Icardi e Tolisso, per un inquietante 35,7% delle reti incassate in stagione (14 tra campionato e Champions).

Colpe più o meno equamente divise tra allenatore e interpreti, dunque. Non dev’essere una sconfitta come questa ad insegnare ad Allegri che troppi esperimenti tutti insieme, in un campo storicamente complicato e in un momento positivo per la squadra dal punto di vista dei risultati, ma delicato per i tanti impegni importanti ravvicinati, non possono che complicare le cose. I tre punti oggi erano tutt’altro che scontati, ma qualche scelta meno cervellotica nella disposizione dei giocatori avrebbe probabilmente ridotto i problemi della squadra. Dall’altra parte, alcuni singoli hanno bucato la partita dal punto di vista mentale prima ancora che fisico, indipendentemente dalla foga agonistica messa in campo dal Genoa per un tempo. Succede anche ai migliori, soprattutto dopo una gara mentalmente pesantissima come quella di Siviglia. Correttivi? Non dobbiamo essere noi a indicarli, un’analisi delle problematiche approfondita come e più di quella appena condotta ha già in sé tutte le risposte. Tornare a essere la Juve significa pensare da Juve, comportarsi da Juve, giocare da Juve, com’è successo martedì scorso e come dovrà succedere sin dalla difficilissima partita contro l’Atalanta.