Genny ‘a carogna sul Napoli e la diversa reazione dei media

di Sandro Scarpa |

Oggi “La Repubblica” di Napoli pubblica i verbali di Gennaro De Tommaso, il tristemente noto “Genny a’ carogna” in cui si affermano alcuni rapporti imbarazzanti con i dirigenti del Napoli.

(“La Repubblica” di Napoli)

Genny (protagonista della finale di Coppa Italia 2014 con la maglia che inneggiava all’ultrà che aveva ucciso il poliziotto Raciti), in carcere da 3 anni per traffico di droga ed attuale pentito, sostiene di aver incontrato il presidente De Laurentiis (“era rimasto colpito da un nostro striscione e voleva finanziarci“), ed altri dirigenti del Napoli a cui chiese, su indicazioni di clan camorristi, di assumere l’ex-calciatore Gianluca Grava come responsabile del settore giovanile (Grava ricopre attualmente quell’incarico). Genny parla inoltre di presunti rapporti con Lavezzi ed altri calciatori del Napoli.

Sono affermazioni sotto giuramento di un pentito, in carcere per traffico internazionale di droga (dal Sudamerica) e capo della “paranza” dei Mastiffs, dedita a varie attività criminali. Incontri, richieste e pressioni sul Napoli andranno verificate nelle sedi competenti.

Quello che a noi interessa è la differenza di reazioni di media, istituzioni e opinione pubblica alle parole di Genny e dei suoi incontri con Presidente e dirigenza Napoli nel confronto con lo scandalo che si sollevò due anni fa per i contatti tra ultrà juventini –incensurati all’epoca– ed alcuni funzionari Juve e, in incontri autorizzati dalla Digos, con il Presidente Agnelli.

Anche in quel caso indagini relative ad organizzazioni criminali condussero a rapporti con una società di calcio, ed in particolare al tema del “bagarinaggio” gestito da alcuni gruppi ultrà con pressioni di vario tipo sulla Juventus. Poche settimane fa, grazie alla collaborazione tra Juventus e Questura di Torino, sono scattati arresti per decine di responsabili di gruppi organizzati per reati relativi al bagarinaggio.

Siamo sicuri che i contatti tra Genny a’ Carogna ed altri ultrà Napoli e De Laurentiis, qualora siano provati, siano stati sporadici e nei limiti di un normale rapporto tra società e tifosi, così come le pressioni esercitate dalla camorra non abbiano avuto effetti sulla nomina di Grava e che il Napoli e lo stesso calciatore non abbiano nulla a che fare con tali vicende. Si chiama garantismo e presunzione di innocenza oltre alla credibilità e fiducia in club che operano in situazioni complesse e particolari.

Tuttavia ricordiamo bene quali furono gli effetti delle dichiarazioni degli ultrà Juve e dei contatti con Agnelli, Pairetto jr. e D’Angelo: titoloni a caratteri cubitali sui media, stralci di intercettazioni mal interpretate, a volte false o attribuite a persone diverse, inchieste su Report, audizioni in Commissione Antimafia, indagine da parte del Procuratore Federale Pecoraro, indignazione e lo schifo di tutti i tifosi (soprattutto non juventini) sulla connivenza tra Mafia e Juve: “Sempre loro”, “La morte del calcio!”…

Il tutto proseguì con la pantomima di Pecoraro che smentì varie volte sé stesso in merito ai contatti “Agnelli-‘Ndrangheta” e chiese 3 anni di inibizione, con una sentenze in appello che portò a ca. 2 mesi di inibizione e multa di 100.000€ per Agnelli (e 600.000€ per la Juventus), SOLO E SOLTANTO per irregolarità nella cessione dei biglietti.

La gravità delle accuse (infondate) rivolte ad Agnelli e Juve in relazione ai contatti con la malavita fu enorme e quell'”Agnelli faceva affari con la ‘ndrangheta!” fu un marchio infamante che fece il giro del mondo e ha lasciato segni difficili da digerire in un ambiente che, alla fine, ha dimostrato di avere “i giusti anticorpi per respingere le mire della criminalità organizzata“, come si concluse la famosa puntata di Report sul tema.

Ora Genny a’ Carogna millanta incontri cordiali con De Laurentiis disposto a finanziarlo e clan che comandano in casa Napoli anche sulle singole assuzioni. Tutto da verificare, tutto al momento poco credibile, ma nessun giornalista, nessun commissario antimafia, nessun procuratore federale e ovviamente nessun giornale oserebbe titolare “De Laurentiis voleva finanziare i camorristi e assumeva dirigenti imposti dai clan“.

Sarebbe ridicolo, senza riscontri sulla veridicità e consistenza di tali ricostruzioni.

Per la Juve e Agnelli invece non è stato così.