Dov’è il genio della Juve?

di Gianluca Garro |

Che cosa e chi fa della Juve, la Juve? In questi giorni di pausa di campionato e Champions League ci si può interrogare anche un po’ su se stessi. Per cercare di mettere dei paletti di conoscenza, li chiamerei così. Perché se si frequenta quella giungla chiamata social network a volte cadono le braccia. Viene da dire: ma i tifosi bianconeri conoscono la Juve? Sanno cos’è il celebre DNA bianconero?

La Juve come tutte le altre imprese di successo ha in sé il germe del genio. Il genio che ti fa primeggiare o comunque ti fa avere una storia non banale, una storia da vivere direbbero i pubblicitari.

Dove sta quindi il genio della Juve di oggi? Proviamo a fare qualche nome.

Nell’allenatore? Ora valanghe di juventini da social dal palato fine, quelli che la Juve deve allenarla Guardiola. Quelli che per loro la squadra dovrebbe avere la classe del Brasile ’70 e la corsa dell’Olanda ’74. Quelle che Allegri va cacciato. Altro che genio. Certo, uno che ha un po’ di fortuna nelle sfide decisive, che indovina qualche cambio ma poi solo catenaccio…

Tornando alla realtà, non si può dire che il genio della Juve sia in questo allenatore. O almeno non se si fa un discorso globale. Eppure uno come Allegri, che mai prima di cominciare a lavorare a Torino aveva mai neanche sfiorato il mondo Juve l’ha capito. Ha capito le forme sabaude, ponendosi in modo consono alle regole non scritte sul comportamento da tenere in campo e fuori. Ha saputo curare rapporti interni (a parte duri scontri con alcuni giocatori, ma non dimentichiamoci le origini di “Acciuga” che ne fanno un fumantino, buontempone e scaltro). Ha saputo entrare in punta di piedi in un agosto infuocato. Ha saputo addirittura frenare velleità di “imporre” subito il suo gioco tenendo l’assetto di Conte che tanto tranquillizzava i senatori. Ha saputo affrontare i marosi di una “critica” (?) che prima gli imputava di essere stato al Milan e poi non lo amava perché sognava, imbeccata da Pistocchi e altri odiati ma ascoltatissimi e lettissimi commentatori, Sarri o Guardiola. Allegri ha dato tanto alla Juve e forse ha saputo imprimere ai giocatori i geni del “genio” bianconero. E’ sicuramente un facilitatore. Uno che ha fatto del bene a questa Società.

Allora il genio sta nei giocatori? Forse. Certo chi porta classe, forza, voglia di vincere e gol (o parate o azioni difensive toste, o grandi assist e visioni di gioco) porta tanto “genio”. Lo hanno fatto i mostri sacri dei diversi decenni, lo fa oggi Cristiano Ronaldo, finalmente un Maradona che veste la maglia della Juve dopo tanti anni di digiuno (ma ci si era fatti il palato con i Pirlo e con i Tevez). Lo portano (per restare al recente passato) Buffon o Chiellini o Marchisio, lo porta Khedira quando è in forma o Pjanic se non è stralunato. Sì loro in campo danno l’emozione. Ma l’emozione è solo parte del genio. Il genio fa essere la Juve quel che è, e la Juve è tanto anche fuori dal campo.

Il genio sta nel Presidente? Alzi la mano chi non ringrazierebbe Andrea Agnelli per come sta conducendo la nave Juventus in questi anni. Quando finalmente la Famiglia Agnelli decise che fosse giunto il momento per Andrea di mettere a frutto la lunga formazione ricevuta negli anni all’ombra del padre, dello zio, del fratello tragicamente scomparso e della tanto discussa Triade, la Storia bianconera avrebbe potuto schiacciarlo. Invece Andrea, che capendo bene la sua differenza con il cugino John più adatto ad una carriera manageriale nelle aziende, è partito a testa bassa e in otto anni ha portato Ronaldo alla Juve oltre alle tonnellate di trofei vinti e di finali perse. Nella conduzione di Andrea possiamo trovare il genio bianconero. Anche nella modalità di condurre la squadra di dirigenti attivi tutti i giorni, nei suoi rapporti con Marotta, con Paratici, con Albanese, Ricci, Re e tutti coloro che compongono il mosaico pensato e organizzato per portare e tenere la Juve al top. Possiamo trovarlo nel discorso di apertura dello Stadium dell’8 settembre 2011. Ecco, quello fu il suo manifesto, i cui concetti ribadisce in ogni discorso che tiene tra Italia ed Europa. Lì ci sono le sfumature del genio Juve.

C’entra la famiglia Agnelli in questo discorso? Per forza, senza non ci sarebbe la conservazione non solo sostanziale (i soldi vengono dall’holding Exor anche se la Juve ormai ha un’indipendenza che le ultime operazioni finanziarie dimostrano appieno) ma anche morale della tradizione juventina. La Parte di genio che la famiglia porta con sé è fondamentale. Senza non ci sarebbe la Juve o almeno dovremmo fare uno sforzo sovrumano e molto triste per abituarci.

E allora dov’è il genio della Juve? Il genio sta a nostro parere contemporaneamente nei valori che compongono le fondamenta della crescita e delle vittorie bianconere ( giocatori, allenatore, presidente, dirigenti, professionisti tecnici, amministrativi, della comunicazione, del reparto finanziario, e commerciale dell’organizzazione degli eventi e dello Stadium) che lavorando al massimo delle loro possibilità riescono a dare quel “quid” in più che vuol dire eccellenza nel lavoro quotidiano, spirito di battaglia nelle sfide e mentalità vincente. I valori che si tramandano e l’organizzazione del lavoro ti portano a vincere ma è indispensabile che il capitale umano della società lavori con la giusta mentalità e porti a raggiungere gli obiettivi con la giusta programmazione. Se questo incastro non avviene ecco i settimi posti, le crisi e i rimpianti. La crescita è costante, il futuro è sempre nei pensieri e le vittorie del futuro le si raggiunge con un vento alle spalle fatto di passato e tradizione vincenti.