Gazzetta, macchina da guerra antiJuve

di Sandro Scarpa |

Dopo Juve-Inter avevamo smascherato la faziosità della Gazzetta , la strategia palese dietro gli attacchi concentrici alla Juve e a tutela di quell’Inter tanto cara alla rosea. Avevamo scomodato Chomsky e il suo modello di propaganda per avvalorare la nostra tesi.

Ci sbagliavamo.

La Gazzetta non si limita a falsare il gioco parteggiando apertamente per una squadra (Inter) per ragioni commerciali, ancorché di affinità elettiva, il giornale più letto (e un tempo autorevole) semplicemente è diventata una perfetta macchina da guerra AntiJuve, in linea col mercato del giornalismo sportivo e con la domanda del Paese.

Gli episodi ed il post-gara di Juve-Napoli li abbiamo trattati altrove, regolamento alla mano, con occhi allibiti da tifosi o stigmatizzando ironicamente il comportamento di Giuntoli.

Qui ci interessa invece esaminare la macchina da guerra.

Cosa fareste voi al fischio finale di Juve-Napoli se foste il direttore di un’ipotetica “Gazzetta AntiJuve”?

La prima cosa da fare è scrivere a caldo che la Juve ha vinto meritatamente e gli episodi arbitrali non sono clamorosi, ma dubbi, di qua e di là ma ”domani rischiate di sentir parlare solo di quelli: due rigori per la Juve, sotto 1-0, sono abbastanza per animare discussioni in bar e uffici”. A scriverlo è Valerio Clari, che ironizza e stigmatizza il solito chiacchiericcio, ma dimentica di scrivere “discussioni in bar, uffici E GAZZETTA”.

La seconda cosa da fare è agire immediatamente sulla moviola. E’ una gara di Coppa Italia, non ci sono i moviolisti Sky e Premium che daranno la linea, c’è il solo Sconcerti che dà per buoni i rigori Juve (anzi ne vede un terzo) e nega quello per il Napoli. La moviola Gazzetta quindi diventa prezioso punto di riferimento. A chi affidarla? Non a qualcuno dei 5-6 inviati allo Stadium, non ai soliti moviolisti (Ceniti in primis). Affidiamola ad un non moviolista (ultima moviola fatta 5 anni fa in un Chievo-Samp..) ma al redattore più tifoso del Napoli e più apertamente antiJuve della Gazzetta: Vincenzo Cito, questo signore qui:

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Certo, anche un ultrà antijuve che sui social dimostra un’ossessione radicata, può essere competente (anche se non fa moviola da 5 anni) e imparziale, ma sarebbe opportuno quantomeno salvare le apparenze. Cito omette -toh!- il contatto Strinic-Dybala e giudica (unico tra i moviolisti) SOLARE il rigore su Albiol.

La terza cosa da fare, il giorno dopo, è un fuoco di fila massiccio contro l’arbitraggio e contro la Juve e che pompi a dismisura lo scandalo e la vergogna. Non solo il tono dei pezzi, soprattutto la quantità, le sfumature, le prospettive, il background, i precedenti, e i retroscena dello scandalo. La SSC Napoli che tuona (omettendo di giudicare, fare fact-checking), le immagini mancanti, le riprese video opache, i mille dubbi, le poche certezze. Dal mattino successivo ci sono 11 pezzi sullo “scandalo” su 13 totali in homepage. Se ne accorge Daniele Manusia, osservatore neutrale (e romanista) che pone una domanda ficcante:

La quarta cosa da fare è allargare il fronte. Qui non si tratta di difendere il Napoli, peraltro poco nei cuori del target Gazzetta, antijuventino sì, ma soprattutto milanese ed in particolare interista. Tocca coinvolgere nello scandalo, appassionare alla vergogna anche i propri clienti, toccandololi nelle corde più profondo dell’odio AntiJuve. Si ripesca quindi la Pietra Filosofale dell’Antijuventinismo, Iuliano-Ronaldo:

Certo, anche la redazione più scafata e priva di scrupoli della nostra Gazzetta AntiJuve si sarà posta il problema: come si può seriamente paragonare un giocatore forse toccato che si infila in mezzo ad altri due ad un body-checking? L’analogia è la BEFFA, il rigore SOLARE non dato (fa nulla se in analoghi contatti con altre maglie la stessa Gazzetta ci dice che quelli non sono rigori) da cui parte un’azione BEFFA in contropiede e un altro rigore dato alla Juve, su cui nel frattempo sorgono dubbi (qui si va oltre l’ultrà Cito e verso il superultrà Pistocchi che smentisce sé stesso). Doppia, tripla beffa!

La quinta e ultima cosa da fare è consegnare l’episodio alla Storia, con dichiarazioni conclusive fatte dai SuperBig dell’antijuventinismo, dai Padri Fondatori dello stesso. E chi chiamereste? Gigi Simoni e Zdenek Zeman:

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Una macchina da guerra perfetta. Anche se stavolta i Padri un po’ tradiscono, e pur ammettendo i soliti favori e aiutini, sono meno netti del solito, forse perché qui si parla del Napoli (e non delle loro squadre) e quindi l’accusa dura e pura la lasciamo agli Auriemma, agli Alvino, ai Cito…

Non vogliamo condannare il solito Pistocchi, il solito Ziliani (che arriva a vedere un offside nel gol di Higuain), il solito Liguori (a cui non basta Juve-Napoli ma accusa la Juve di essere la mandante dell’Atalanta nelle vittorie contro Napoli e Roma per i rapporti sul mercato. E Gagliardini? E Grassi?). Non vogliamo nemmeno ridere amaramente di Bergonzi (sì, quello di Buffon-Zalayeta) che contraddice la sua storia alla Radio di Auriemma o sorridere del pezzo dello spagnolo AS (molto citato dai tifosi Napoli) che però si scopre essere scritto da un collaboratore di TuttoNapoli.

Qui ci limitiamo a contemplare come l’ex-autorevole Gazzetta sia diventata una macchina rodata e perfettamente orchestrata al servizio di quel sentimento popolare che essa stessa, assieme agli altri, ha contribuito a creare.

L’oltraggio finale è che gli stessi giornalisti si rifiutano di dialogare con tifosi e blogger “Eh, ma voi siete tifosi, siete di parte…”, quando in realtà anche il tifoso Juve più oltranzista non arriverebbe mai ai livelli dei Cito, Pistocchi e Ziliani, Simoni e Zeman, che ci hanno raccontato il calcio in questi anni.

La macchina ha il preciso scopo di insudiciare inevitabilmente tutti gli anni di successi meritati, di sacrificio, lavoro, competenza e qualità della Juve, e quindi di sporcare, di insozzare il gioco del calcio stesso, lo sport fatto di vincitori e vinti, prima ancora di fomentare antipatia e odio.

A quello ci pensano già i tutori della sicurezza, come il Sindaco di Napoli in un post social a dir poco indecoroso per inesattezze, retorica e tentativo maldestro di raccattare voti e soprattutto aizzare animi. Peccato che De Magistrisi non potrà più affidarsi al suo ex-Assessore alla sicurezza Narducci, dimessosi, dopo essere stato indagato –e prosciolto- per abuso di ufficio. Narducci sì, il PM di Calciopoli, quello di “piaccia o non piaccia”, altra affinità elettiva.