Non è il problema, non è la soluzione

di Mauro Bortone |

Chi si aspettava una Pasqua serena in casa Juventus è stato ancora una volta tradito da una squadra, vittima di errori ripetuti, delle solite amnesie e di incertezze che ritornano, diventate uno spartito stonato su cui si fatica a mettere le correzioni. Dopo il pari sofferto col Toro, la lunga sosta delle nazionali arrivata dopo la sconfitta col Benevento, sul banco degli imputati oggi più di ieri c’è Andrea Pirlo.

Fino a poche settimane fa, il suo nome, nonostante una stagione di alti e bassi, sembrava al riparo da tempeste e scossoni. Ora qualcosa vacilla, giustamente, perché, dopo mesi di esperimenti, di prove e, al di là delle legittime recriminazioni di una stagione anomala, era logico aspettarsi qualcosa di più anche da lui. Anche perché un conto è essere stato un indiscusso fenomeno in mezzo al campo, un altro provare ad essere anche solo un buon gestore dentro uno spogliatoio.

Ma se l’eccessivo entusiasmo di una buona fetta della tifoseria, scottata da Sarri o mai entrata in sintonia col tecnico toscano, all’annuncio di Pirlo appariva ingiustificato, proprio per la scommessa legata a quella scelta, oggi pensare che sia solo l’allenatore il problema di questa Juventus è altrettanto riduttivo. Quando, dopo la sconfitta col Napoli e poi il pari di Verona, si evidenziava che non ci fossero margini concreti per pensare allo scudetto, in tanti avevano protestato invitando a “cambiare squadra” e distribuendo patenti di tifo bianconero. Morata, con la sua dichiarazione post Lazio, aveva dato fuoco a questo pensiero.

Il punto è che questa odiosa campagna di fazioni interne è basata sul nulla, perché è un dato di fatto che la Juve, quest’anno, non è mai stata davvero in corsa per il titolo. Si sono rispolverate scaramanticamente storiche rimonte e tabelle portafortuna, ma il campo ha detto altro. E va elaborato il risultato che arriva dal rettangolo di gioco.

Perché vincere è sembrato poco affascinante per lo juventino quando è diventata abitudine con le battute degli altri diventate nostre sugli “scudettini” per poi scoprire che perdere è un perimetro dentro cui sublimare le frustrazioni. Si è detto tutto e il contrario di tutto per giustificare quest’annata: è colpa di Pirlo, di Agnelli, di Paratici, di Nedved, del mercato, di Ronaldo, di Morata, del centrocampo, degli assenti, dei giocatori che fanno le cene in pieno Covid, del vicino di McKennie, di Szczesny che non para, dei senatori, dello staff medico, dei preparatori, della sfortuna, delle congiunzioni astrali avverse.

C’è un po’ di verità in tutto e nessuna spiegazione totalmente convincente. Non c’è chi ha la verità in tasca, la formula giusta né pretendere di distribuire patenti di tifo. L’Inter è più solida, più continua e anche determinata: si può discutere sulla forte iniezione di “juventinità” che Conte e company hanno trasmesso alla società, ma forse servirebbe parlare di come questa Juve si sia dissolta e scoperta discontinua, vulnerabile, priva di equilibrio.

I motivi sono troppi e forse il problema essenziale è proprio quello che non ne basta uno a giustificare il tutto. Pirlo è dentro questa stagione, ha le sue colpe di cui deve rendere conto. Ma non è il problema in assoluto, come non lo era forse Sarri prima, né Allegri ancor prima. Però se Pirlo non è il problema, non è detto neanche che sia la soluzione. E allora serve chiarezza a livello societario sugli obiettivi, sulle ragioni di un percorso, ridare certezze ad una squadra che le ha smarrite, per non chiudere un’annata deludente con una stagione fallimentare.

Non si può vincere sempre ed era anche logico che, prima o poi, accadesse: forse i segnali della fine di un ciclo, arrivati dalle ultime due stagioni chiuse con poca brillantezza, non sono stati letti come tali e si è inconsciamente pensato che un gruppo, quello che ha vinto lo scudetto solo otto mesi fa rinfrescato con qualche innesto giovane e di prospettiva, bastasse a dare continuità almeno in Italia. Ma una stagione sbagliata può avere il pregio di rimotivare anche i tifosi sul senso delle vittorie passate e deve diventare impulso per un rilancio immediato, ritrovando un’anima che ora non c’è. Per questo serve chiudere questa stagione con dignità. E fare scelte chiare, senza più salti nel vuoto.