Juve, il futuro è restare aggrappati alla stagione

di Mauro Bortone |

bernardeschi

Ci sono quattro immagini che raccontano il disastro dello Stadium contro il Benevento: la prima è quella di Pirlo che attorno al 60’, con la squadra incapace di una produzione offensiva davvero efficace, continua a predicare “calma” mentre l’inerzia della gara implicherebbe un’accelerata; la seconda è lo stop di coscia in area di Morata col pallone che scappa via come se avesse provato a fermare una palla medica; il terzo è quando Arthur decide di dare un pallone orizzontale in area su cui si avventa Gaich e Danilo non affonda per paura di commettere fallo per il gol del Benevento; il quarto è il rigore clamoroso di Chiesa poco dopo il vantaggio dei sanniti non visto da Abisso e dal Var, l’immagine che quando una stagione non gira neanche gli episodi aiutano.

Per molti è il punto più basso della storia di questo decennio bianconero, molto simile alla traiettoria della Juve pre-Conte, quella dei settimi posti con la differenza evidente di una rosa all’epoca decisamente più scarsa.

La difficoltà oggi è duplice: da un lato, individuare le responsabilità di un’annata decisamente al di sotto delle aspettative e, dall’altro, restare aggrappati a una stagione che non è conclusa e che non può prescindere dal raggiungimento minimo dell’obiettivo qualificazione Champions, vista la crisi del calcio ai tempi della pandemia e l’assenza di risorse alternative per programmare il futuro.

Sul primo punto, a sentire i tifosi giustamente inferociti per i risultati della squadra, sono tutti responsabili: Pirlo, Paratici, Nedved, Agnelli, i giocatori, preparatori, staff medico. Ma, al di là dello scoramento e della rabbia, occorre dire che non sia realistico pensare che paghino tutti e che, l’anno prossimo, si possa, per possibilità economiche e tempistiche, immaginare di cambiare da cima a fondo protagonisti e sistemi e, nonostante questo, avere una squadra che torni subito competitiva oltre che per il campionato anche per la Champions. Serve semmai individuare correttamente le responsabilità senza un repulisti caotico e chiarendo le certezze da cui provare a ripartire.

Il secondo punto è forse quello più difficile, perché mentalmente c’è la voglia di passare già all’anno prossimo ma la verità è che mancano ancora delle gare e il futuro di questa Juve non è ancora deciso del tutto, non in chiave scudetto, ma in ottica Champions: le prestazioni di Napoli e Atalanta, tra l’altro avversarie prossime della Juve, impongono di concentrarsi sulla conquista di un posto nella competizione che più conta e se solo qualche mese fa appariva tutto scontato oggi non lo è più. Mentalizzarsi sull’idea che la stagione non è finita è ciò che conta per utilizzare le energie residue per un traguardo minimo che cambia comunque tanto in prospettiva futuro e mercato.

Perché col Benevento si è chiuso il ciclo dei nove scudetti consecutivi, ma non ancora quello di una Juve capace di restare vincente: e nella stagione peggiore portare a casa una supercoppa, una coppa Italia e una qualificazione Champions sarebbe un modo per dare continuità a un percorso, nonostante agli occhi dei tifosi, possa sembrare tutto più riduttivo e meno glorioso.