La furia del Chiellini che sarà

di Gianluca Garro |

Di Giorgio Chiellini ce ne sono due. Uno dentro e un altro fuori dal campo. Lui è un gemello, nel senso che ha un vero gemello, Claudio, ma forse i gemelli sono tre perché di Giorgio ce ne sono due.
Forse non c’era bisogno dell’intervista apparsa oggi su La Repubblica a firma di Emanuele Gamba per saperlo. Eppure la schiettezza e la sintesi efficace di Giorgio unita alla penna del giornalista fanno sì che non ci si stacchi dalla lettura fino all’ultima riga e che le idee del capitano bianconero risultino fresche, aggiornate e soprattutto sincere.
L’intervista che guarda anche al futuro fuori dal campo ci dà indicazioni soprattutto su cosa non farà Chiellini dopo aver appeso le scarpe al classico chiodo.

Non farà il DS. Eh no, perché forse la mediazione e la diplomazia non sono le sue doti principali, e lo vediamo dalle parole quasi naif rivolte a Balotelli e Felipe Melo, che per Chiellini sono senza giri di parole due mele marce. Perché per lui hanno passato un certo limite nel mancare di rispetto ai compagni, per il loro continuo, egoistico, e infantile spirito di contraddizione e ricerca della rissa.

Non farà l’allenatore. Lo dichiara apertamente, non si vede sul campo a guidare una truppa. Su questo la mano sul fuoco non ce la mettiamo, tanti avevano fatto lo stesso tipo di dichiarazione per poi ritrovarsi a battagliare in panchina.

Non farà il presidente. Un ruolo molto complesso che può essere di due tipi, o di rappresentanza, di testimonianza (per capirci stile Chiusano o Grande Stevens) o di comando assoluto nel senso più manageriale e moderno del termine (vedi Andrea Agnelli). Chiello, probabilmente non si vede né nell’altro.

Cosa (forse) farà. Lui si vede come facilitatore dell’aggiornamento del calcio, si vede sì in abiti manageriali, ma di governance del sistema e non a caso fa l’esempio dell’ECA il cui Presidente è ora proprio Andrea Agnelli. Lì dove vengono prese decisioni strategiche che orientano i cambiamenti e la politiche delle istituzioni calcistiche. Ed elenca giocatori che secondo lui potranno contare in futuro proprio in questi ambiti: Khedira, Kompany, Fabregas. Belle teste.

Vedremo se sarà proprio così. Il resto dell’intervista concessa a La Repubblica per pubblicizzare la biografia (la scrive come Ibra, prima della fine della carriera: scelta rischiosa) in uscita nei prossimi giorni, si incanala nei binari dell’attualità con la ripresa a porte chiuse del campionato, per Chiellini un fatto triste ma necessario. Fino al racconto del suo modo di essere in campo, dei suoi duelli già tante volte raccontati soprattutto con Ibra ma anche con Pazzini e altri grandi attaccanti sia con la maglia bianconera che con quella della Nazionale. E poi il rapporto con l’Inter per cui prova “odio sportivo” che però si stempera se deve parlare dei grandi condottieri nerazzurri alla Zanetti con cui dice di avere un ottimo rapporto.

In campo e fuori ci sono due Chiellini, che interpreta sul terreno di gioco quei dettami che un altro grande bianconero come Montero ha spesso pronunciato. Garra, fisicità, quell’essere “stronzi” che alla fine della partita scompare. Perché fa parte delle “skills” di un difensore “marcatore.
Fuori è tutt’altra cosa, è sempre un livornese (gustosa la scenetta tipica del bar di Livorno con protagonista Allegri che immagina per spiegare il modo di essere dei suoi concittadini) ma è un riflessivo, uno che pensa alle strategie, al futuro a quel che gli succede intorno con una certa maturità e consapevolezza. Un vero Capitano.


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