Da fulmine a scintilla, la desolante involuzione di Douglas Costa

di Roberto Nizzotti |

O relámpago, il fulmine, si è trasformato ed è diventata una scintilla piccola piccola con un pessimo tempismo, proprio ora che entriamo nel momento decisivo della stagione.

Le ultime gare di Douglas Costa, entrato sempre dalla panchina come una sorta di sesto uomo del basket pronto a spaccare le partite, sono state una delusione assoluta, quantomeno per il sottoscritto.

Con squadre lunghe e stanche mi aspettavo dribbling, scie di fuoco dopo scatti brucianti, difensori ubriacati dalle sue finte, invece niente, Douglas ha avuto un impatto pressoché nullo, con giocate prevedibili, non dando mai l’impressione di avere la marcia per cambiare la gara.

Come quando in una afosa notte d’estate si avvicina un temporale che sembra debba scatenare l’inferno e poi, invece, delude e si limita a due tuoni e dieci minuti di pioggia leggera che solleva quell’umidità che ti irrita, lo stesso effetto ha su di me l’ultimo Douglas Costa, tante aspettative che poi si trasformano in tanta irritazione.

La colpa della sconfitta di oggi contro l’Udinese non è solo colpa del nostro brasiliano con il numero 11 sulle spalle, ci mancherebbe altro, ma lui poteva e doveva fare molto di più, doveva cambiare la gara e non lo ha fatto, come succede troppo spesso nelle ultime gare.

Speriamo che contro la Sampdoria la Juve si scateni e che Douglas Costa torni ad essere quel relámpago che abbaglia e travolge gli avversari.


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