FORZA MARTIN – L'uomo degli esordi

di Willy Signori |

Torino, Juventus Stadium, 3 febbraio 2016, giornata 23 di campionato, Juve Genoa, minuto 62, Bonucci mette fuori il pallone, di proposito.
C’è qualcosa che non va: da quando Pirlo è partito per gli USA Bonucci è il bianconero col maggior numero di passaggi a partita, non butta via una palla nemmeno sotto tortura.

“Ruga!! RUGAAAA!”
Il mister si sgola per richiamare velocemente Rugani dal riscaldamento… deve entrare in campo; c’è qualcosa che non va.
Quel qualcosa si chiama Martin Caceres, è fermo a terra e batte i pugni forte maledicendo ogni dio esistente in cielo e altrove.

Si è fatto male. Di brutto. Di nuovo.
Dal suo volto si capisce non tutto ma molto: non è la smorfia di chi sente dolore, ma dell’atleta che conosce il suo corpo e comprende perfettamente nell’attimo esatto in cui ricade a terra che quella banale ricaduta dopo un banale contrasto aereo segna la fine della sua stagione.
A febbraio, quando di solito le stagioni entrano nel vivo e si comincia a fare sul serio.
Stavolta è stato il tendine d’Achille a tradirlo.

Martin Caceres arriva alla Juventus nell’estate del 2009, in prestito dal Barcellona fresco campione di tutto.
Uruguaiano, difensore centrale (e già questi due fattori messi insieme suonano come musica alle orecchie dei tifosi juventini) ma si adatta a giocare anche in fascia, difesa a 3 o 4 poco importa, per questo risulta prezioso e benvoluto da tutti gli allenatori (recentemente pure Allegri ha ribadito la volontà di tenerlo a Torino a tutti i costi nonostante le offerte ricevute)

Esordisce a Roma, allenato da Ciro Ferrara in una Juve che sembra lontana anni luce da quella di oggi, contro la Lazio in un caldo sabato sera di settembre e va subito in gol  (da notare, en passant, un Caressa preoccupatissimo per un fuorigioco di Trezeguet che poi si rivelerà inesistente…)

Sarà l’unico gol della stagione ma non l’unica presenza: sulla fascia destra colleziona 15 gettoni nell’arco di quell’annata partita con grandi speranze e naufragata più o meno a metà con il primo dei due famigerati “settimi posti”.

Nell’estate del 2010 torna al Barcellona, sono troppi i 12 mln richiesti dai blaugrana come riscatto secondo il neo DS bianconero Beppe Marotta.
I catalani lo girano di nuovo in prestito al Siviglia dove gioca con discreta continuità per un anno e mezzo fino al dicembre 2011. Il 2012 è l’anno del ritorno a Vinovo, si narra che Martin abbia spinto per tornare in bianconero, e il tempo gli darà ragione.
È una Juventus diversa da quella che aveva lasciato, ora è guidata da Antonio Conte e Andrea Agnelli: forte in campo, fortissima fuori.
L’8 febbraio è tempo di esordio, di nuovo in trasferta, a Milano sponda rossonera, semifinale d’andata di Coppa Italia e Martin segna ancora, 2 volte, una doppietta che spiana la strada per la finale (nell’occasione del secondo gol dimostra di saper usare benissimo anche i piedi).

È l’uomo degli esordi, non c’è dubbio.

Il 25 marzo Martin Caceres torna a segnare in serie A dopo 2 anni e mezzo: la vittima stavolta è l’Inter, lui apre le marcature, Del Piero le chiude sigillando una vittoria che sa di tricolore.
Lo scudetto arriva, bellissimo, il 6 maggio 2012, a Trieste, e 19 giorni più tardi Martin diventa a tutti gli effetti un giocatore della Juventus football club.

Il 21 luglio 2012 cominciano i problemi.
Durante il trofeo TIM si fa male al legamento collaterale del ginocchio sinistro, 2 mesi fermo e preparazione interrotta a metà.
“Se il buongiorno si vede dal mattino…” diceva il Renato Pozzetto ragazzo di campagna, si prospetta una stagione infame, e il buongiorno ha sempre ragione. Martin fa in tempo a tornare in campo e segnare il 20 ottobre nella sfida contro il Napoli, (subentra al posto di Asamoah: di questa partita si ricordano 2 cose: l’intuizione di Alessio/Conte di metterlo in campo per le sue capacità di inserimento nei calci piazzati e la prima perla di Pogba)
Il buongiorno dicevamo, da lì in poi tra infortuni vari (caviglia sinistra, frattura vertebrale, problemi muscolari) Caceres sta fuori quasi 5 mesi saltando una ventina di partite.

L’annata successiva, la 2013-14, riparte come la precedente: un infortunio al menisco lo tiene fermo 40 giorni, rientra a fine ottobre e l’annata scorre liscia anche se l’affidabilità fisica risulta compromessa ma nonostante questo riesce a collezionare 30 presenze, 2 delle quali in Champions League contro il Real: Antonio Conte decide a sorpresa di schierare la difesa a 4 e Caceres gioca 2 partite straordinarie per agonismo e applicazione attraversando nella gara di ritorno a Torino il basso e l’alto: lo sciagurato retropassaggio che avvia l’azione del pareggio di CR7 e il cross per l’altro pareggio, quello definitivo di Llorente.

Si arriva al 2014-15, a metà luglio Conte dopo 2 giorni di ritiro saluta.
Arriva Allegri, Massimiliano Allegri.
L’esordio in campionato è fissato a Verona col Chievo ed è atteso da tutti: chi è trepidante, chi ha paura di una magra colossale, chi ha il fucile a pallettoni carico puntato su Allegri (a febbraio 2016 molti ce l’hanno ancora imbracciato quel fucile…).
La risolve Martin, l’uomo degli esordi, con un colpo sporco di testa rimpallato sul ginocchio.

La stagione scorre liscia, le prime 5 partite di campionato portano 15 punti, le pressioni su allenatore e squadra si alleggeriscono in attesa del 5 ottobre, giorno dello scontro diretto con la Roma (la partita del violino di Garcia). Caceres gioca titolare, ma a fine primo tempo, sul risultato di 2-2 lascia il campo per Ogbonna e riparte la rumba degli infortuni: stavolta è la coscia sinistra a stirarsi, stop previsto di 2 mesi, alla fine saranno 70 giorni. Rientra in tempo per Natale, inizia bene il 2015 con un gol importantissimo nella vittoria a Napoli (in fuorigioco di qualche micron, abbastanza per scatenare le ire di DeLaurentiis e Benitez) ma appena 2 mesi dopo, il 9 marzo in allenamento si frattura il malleolo della gamba sinistra, stagione finita, sic.

Settembre 2015: l’annata ricomincia come di consueto con un problema muscolare che lo tiene distante dai campi per 20 giorni, nel frattempo Martin si rende protagonista di qualche scorribanda notturna troppo alcolica e le strade scivolose di Torino fanno il resto; lui capisce che in certe situazioni sarebbe meglio usare i mezzi pubblici, ma gli manca al momento la lucidità necessaria per comprendere che sfondare la fermata dell’autobus non è la via migliore per tornare a casa passando inosservati.
E infatti lo notano tutti: i vigili che gli ritirano la patente e la Juventus che dopo averlo multato lo mette fuori rosa, per 2 settimane. Caceres guarisce, rientra nei ranghi in tempo per farsi male di nuovo a novembre in nazionale, un altro stop di 20 giorni.
Siamo quindi al 3 febbraio, turno infrasettimanale di campionato, Bonucci mette la palla fuori, di proposito.
“Ruga!! RUGAAAA!” grida Allegri… e il resto è storia che si trova già scritta su wikipedia.
Martin Caceres detto el pelado è di nuovo a terra, di nuovo infortunato, di nuovo costretto a dichiarare finita la sua stagione nel periodo in cui comincia il bello.
Nella sua militanza a Torino i circa 14 infortuni patiti lo hanno costretto a saltare circa 80 partite, quasi la metà di quelle disputate dalla Juventus: troppe, verrebbe da dire cinicamente e quella col Genoa rischia seriamente di essere la sua ultima triste, dolorosa, sfortunata partita in bianconero.

Questa è la storia di Martin Caceres, uruguaiano di Montevideo, andata e ritorno, vita, morte miracoli e infortuni.
Nick Hornby in febbre a 90 scrive “Anche se tutto va male, la ragazza ti lascia, perdi il lavoro, c’è sempre un campionato che inizia a settembre”.
Forza Martin, c’è un nuovo campionato a settembre che ti aspetta, non importa la casacca che indosserai ne il tempo che ti servirà per rimetterti in piedi, ripartire è il tuo pane quotidiano, rialzarsi dopo essere caduto non ti spaventa, e tu sei l’uomo degli esordi.