GLI INFAMI / Forza Italia, Forza Conte, forza tutto

di Vincenzo Ricchiuti |

Conte è un vincente. Non per il sangue versato ieri. Quello semmai è l’angolo zingaro della sua storia. Fa pendant col parrucchino, le sparate di cazzo contro la Juve all’Arezzo o Galliani la sera di Muntari. Antonio Conte sta dimostrando, per l’ennesima, di essere un duttile. Un vincente, si. Un animale da oro, quello sul podio, quanto volete. Ma pur sempre un animale a sangue dentro e freddo. Almeno quello che gli è rimasto dopo ieri sera. Ma dovrebbe esserne rimasto abbastanza. Abbastanza per continuare così. Su questa santa strada classica. In questa direzione stra-conosciuta. La via del successo nella variante italiana. Conte che di mestiere fa o farebbe l’allenatore Superman in teoria dovrebbe già essere tornato a casa. In un mondo in cui la coerenza è spacciata come scienza e c’è gente come Benitez che per indossare un solo e sempre quello vestito incassa cervelli e milioni lui, Conte, che di lavoro fa il vaffanculo pace perché gli piace fare la guerra e l’amore dovrebbe oggi sedere dalla parte della ragione. Cioè quella fuori dall’Europeo, a contare schemi, morti e feriti. Perché Conte non è un attendista. E’un italiano ma di quelli che lavorano troppo e ci tengono troppo per esserlo sul serio. Non è uno come il Conte di adesso. L’uomo che ha vinto quando si è tradito. L’uomo che Forza se stesso e forza tutto. L’uomo che voleva il 4-2-4 con Pirlo e Pazienza ed ha vinto patteggiando con ciò che voleva più che con gli avvocati ha scelto d’istinto ciò che l’istinto suggerisce all’uomo e all’allenatore dai tempi di Adamo il catenacciaro ed Eva che voleva farsi il Padreterno con due a centrocampo come la mela e un serpente.

Antonio Conte ha scelto di sopravvivere. Si è affidato ad un manipoletto di professionisti che sanno fare il dovuto nell’ira e rimozione collettiva e che ora vengono ringraziati ed esecrati come idraulici provvidenziali ma senza fattura. Cioè alla difesa della Juventus. In particolar modo a quel Bonucci oggi eroe nazionale ma per un anno intero foto additato come esempio di soverchierie. In questo mondo che per fortuna ospita ancora dei ladri è toccato al Belgio, banda di kidnapping dai tempi di Dutroux. Poteva capitare a chiunque. I belgi sono tosti. Gli spagnoli diceva Flaiano fanno i leoni solo per passeggiare in gabbia. I belgi le gabbie storicamente le mettono. Gli italiani vincono con la burocrazia. Non c’era storia ieri tra quel variopinto alcazarre di bimbi sperduti ed il Conte Capitan Uncino con la sua ciurma protocollo di banditi ministeriali.

Primo non prenderla come diceva Adamo a quella eliminata con dolore di Eva. Poi viene il resto. Conte ha scelto il progetto migliore per una competizione breve. Il progetto giusto, efficace, di sicura riuscita. Già dalla Finlandia era evidente il buono stato fisico dei suoi ed evidente risultava la buona riuscita del tutto. Non era niente di che, era semplicemente ciò che succede nei libri di storia. L’Italia che fa l’Italia. Con il genio di vederla ripetere le solite pazienti e vincenti cose per volontà realista di un sanguinario impaziente ma intelligente. Questo di Conte era ed è un progetto da sostenere. Non per fede o sentimenti, perché si vuole bene a Conte o per mera bulimia alimentare. Lo si deve fare ma non perché fa caldo e no, non siamo amici. Ma per una filiera di comando logica. Una filiera di effetti che porta al comando. In base al seguente assioma. Solo così si possono ottenere risultati. Solo coi risultati il movimento cresce. Se aspettate nuovi stadi, fate prima a riempire i vecchi. Che siano scomodi nessuno ci fa caso. Sennò dovrebbero chiudere i teatri. Se aspettate nuovi soldi che vi comprino tutto dovreste abolire la magistratura che in Italia è più curiosa di quella inglese. Non perdete tempo. Non datevi arie da pensoso nostalgico del futuro che deve venire perché si sa che il presente per definizione è roba da italiani.