Forever Gigi, forever Dani, forever ADP

di Juventibus |

 

di Gianluca Cherubini

 

Ego dixi. Non è un’autocelebrazione, ma solamente la constatazione che quanto ho scritto qui, dopo la partita con l’Atalanta, si è avverato. La garra di Dani Alves ha fatto la differenza e ha fatto fare alla Juventus un passo e mezzo verso Cardiff. La birra, stavolta, è scesa da dio: forse perché per questa occasione speciale ho preferito una belga bionda alla popolare “Peroni”. E tra l’altro, gli ultimi sorsi mi hanno pure aiutato a sviscerare il meglio delle numerose dichiarazioni post gara. Chapeau.

 

BUFFON, STORIA INFINITA

 

 

Quando smetterai di crescere? Sono in porta, per questo devo dimostrare di valere il livello nonostante età e carta d’identità e far dire: “peccato che abbia smesso quando smetterò”. Lavoro per questo, giocare in questa squadra mi aiuta. Parata su Iniesta e Mbappé? Difficile dire quale più difficile, importante è farsi trovare pronti quando la squadra ne ha bisogno, quando succede questo sono soddisfatto e felice.”

Umiltà e spirito di sacrificio fanno di Gigi il portiere più forte della storia. Neuer è forse quello che, attualmente, possiede i migliori riflessi (anche per motivi anagrafici), ma il nostro numero uno è e rimane il più affidabile sotto tanti punti di vista. Dirige la difesa con un’esperienza incredibile e, soprattutto, sono i numeri della Champions ad  incoronarlo: 0 goal subiti nella fase ad eliminazione diretta. È  l’incarnazione dell’espressione “non si molla un passo”, l’esempio umano da seguire per tutti gli appassionati di sport.

 

DEL PIERO, L’IMPORTANZA DI DANI

 

 

“Mi sarei sorpreso se non avesse giocato. E’ arrivato a Torino per giocare partite come questa. Perché ha vinto tanti trofei, ha esperienza e qualità per il calcio europeo. E’ stato il migliore in campo assieme a Higuain nella patita di Montecarlo, ma soprattutto ha sempre giocato queste sfide con grande naturalezza”.

Forever Dani” anche per l’ex capitano. Molti, compreso il sottoscritto, sono rimasti sorpresi alla proclamazione della formazione ufficiale. Perché schierare il “Tarantula” alto? Bene, presto spiegato: il brasiliano sta attraversando uno stato di forma eccezionale. Corre come un ragazzino, impiegandosi in entrambe le fasi con la solita garra. E per chi non se lo ricordasse è un talento scuola Barcellona, un club dove senza colpi di genio è difficile far parte dell’undici titolare. Lo hanno dimostrato quel tacco e quel traversone al bacio, roba da far venire i brividi lungo la schiena.

 

GLIK, CANE BASTONATO

Abbiamo il campionato, dobbiamo vincere il campionato prima possibile. Sono orgoglioso della mia prestazione questa sera, spero di vincere il campionato, è il nostro primo vero obiettivo.” 

 

Giuro che me lo sono anche sognato stanotte. Ho immaginato il polacco in zona mista con la maglietta della Juve girata al contrario mentre ripeteva le stesse parole proferite ai microfoni di Mediaset. Dopo una settimana provocatoria (foto con Giaccherini, “Juve attenta, il Monaco va”), il vecchio Kamil è tornato a cuccia per l’ennesima volta, dimostrando che evidentemente sfidare la Juve non è cosa per lui. Anzi, il suo voler glissare l’argomento Champions mi ha fatto alla fine un po’ pena. Anche perché l’unica cosa che pare aver sentito i suoi tacchetti durante la partita, è stata Whatsapp.

 

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