Firmereste per uno 0-0 al Wanda (Sarri edition)

di Sandro Scarpa |

L’anno scorso a poche ore da Atletico Madrid-Juventus degli ottavi di finale di UCL ho scritto un articolo dallo stesso identico titolo, che evidentemente ha portato male o forse era un realistico ammonimento sulla difficoltà della sfida.

Un anno dopo quella trasferta pessima in termini di risultato, prestazione e capacità di cambiare l’inerzia della gara, tutto è cambiato eppure alcune cose restano valide:

FIRMERESTE PER UN PARI AL WANDA?

Contro la stessa squadra tosta dello stesso condottiero tosto con lo storico gruppo tosto, rodato da centinaia di battaglie europee.

Hanno in meno un Griezmann notevole all’andata e svanito al ritorno, ma in più un Joao Felix che, se in serata, è altrettanto incisivo (visto in amichevole) anche se più discontinuo; in meno Capitan Godin e in più l’ex-Spurs Trippier e l’ex-canterano Real Llorente. I mostruosi dati europei dell’Atleti in casa restano gli stessi, con la tacca in più del 2-0 contro Allegri e Ronaldo: negli ultimi 22 incontri casalinghi di Champions hanno perso UNA SOLA volta contro il Chelsea di Conte (18 vittorie e 3 pareggi), nelle ultime 6 gare interne di UCL hanno preso 1 solo gol. Per tacere del cammino in Europa League, quasi più vittorie che presenze…

Rispetto all’anno scorso non è gara da dentro o fuori ma da piede dentro gli ottavi, non è l’anno della finalissima al Wanda, ma è l’anno dopo l'”umiliazione” del Nemico Ronaldo che ha infranto -ancora- quel sogno.

Dall’altro lato c’è la Juventus.

Non più alla fine di un ciclo di 5 anni che aveva portato a 2 finali e all’acquisto di CR7, e che aveva brillato ai gironi in alcune trasferte europee (Valencia, Manchester) e deluso in altre, e aveva uno scudetto già in tasca.

E’ una Juventus in totale costruzione.

2 mesi di Sarri, ma 1 mese “senza Sarri“. 1 mese di pre-stagione con Rabiot e poi 3 gare da titolare per Matuidi e Khedira, 2 mesi di Higuain e Dybala in vendita e poi 3 presenze per il Pipa e 3 panchine dure per Paulino.

E’ una Juventus di un allenatore che ha SEMPRE seminato per i primi 1-2 mesi per veder sbocciare i frutti da Ottobre in poi.

La Juve che nasce con 4 perni, tattici e caratteriali dal basso all’alto: Chiellini, Pjanic, Douglas Costa e Ronaldo. Due indisponibili, uno acciaccato, l’altro sarà, come sempre, bersaglio e guida.

Una Juve che non ha solo “Rabiot e Ramsey che vengono da lunga inattività” ma anche Khedira e Higuain, preziosi e fondamentali ma con autonomia e mobilità ridotta, Danilo che viene da 4 anni di panchina, de Ligt che gioca sul centrosinistra (e non centrodestra), Bonucci a cui Sarri chiede “cose totalmente opposte rispetto a prima“, Matuidi che pur campione del mondo è l’anti-mezzala di Sarri fatta giocatore.

Soprattutto, nella costruzione di un progetto che a Parma e nella prima ora col Napoli ha mostrato sprazzi davvero incoraggianti, l’avversario peggiore è la propria mancanza di ritmo e intensità costante e, quindi, l’avversario peggiore è uno intenso e aggressivo.

Il Parma ci ha aspettato bassissimo e ci ha fatto giocare, appena ha alzato la pressione ci ha incartato, il Napoli non ci ha mai aggredito (non ne ha più le caratteristiche, col solo Allan), e ci ha consentito di dominare per un’ora. La Fiorentina ci ha picchiato e sopraffatto su contrasti, recuperi e velocità.

Ora andiamo nella Tana delle Tigri dell’aggressività intimidatoria.

Bisognerebbe quindi firmare col sangue un pari, che consentirebbe di avere un vantaggio sull’Atleti e la capacità di giocarsi in modo più tranquillo sia le prossime in A (siamo già inseguitori…), sia la gara interna col Leverkusen, anche a costo di replicare una prova opaca come quella di Firenze.

Così ho riproposto la domanda: firmereste per un pari?

Se l’anno scorso l’86% non firmò un risultato nettamente migliore di quello che venne fuori al Wanda (viatico della paradisiaca rimonta, una delle notti più belli -e inutili per la bacheca- degli ultimi decenni), ora il tifo è spaccato, ma uno 0-0 brutto, sporco e cattivo si porta a casa.

E’ settembre, contano i punti, non i progressi del progetto di Sarri.

Ma se così fosse, perché è stato allontanato Allegri per prendere il tecnico del Gioco oltre la Vittoria, del “Se vinco giocando male sono incazzato”, del “sarebbe stato ingiusto vincere a Firenze“?

Abbiamo davvero paura di non fare più punti del Bayer Leverkusen? Davvero paura che un KO a Madrid possa pregiudicare le prossime con Verona, Brescia e Spal? Anteponiamo un punticino in Champions ad una prestazione positiva e incoraggiante, alla sensazione che la strada sia giusta, che i concetti stiano passando – voglia di controllare il gioco “in avanti”, di rischiare un gol in più dietro per farne due in più in avanti-?

Pari e patta con l’Atletico vale vendere l’anima al diavolo di un acerbo risultatismo settembrino, rinunciando alla speranza di una vittoria, a “chiudere” il girone già alla prima, sbattere sul tavolo la sicurezza di un nuovo percorso

Non si firma. Per ora.

Vediamo la nuova voce europea della Juve. Siamo agli albori, non è un punticino a determinare un percorso audace, ma può essere una grande notte di gioco e consapevolezza a far decollare un progetto-scommessa: cambiare mentre vinci, per evitare di perdere, per vincere in modo diverso.

In bocca al lupo e forza Juve di Sarri!