Firenze (canzone triste?)

di Massimiliano Mingioni |

Giovedì mattina mi sento chiedere: “Hai visto come si gioca?” “Mah, non ho guardato Fiorentina-Chievo, ho letto che avete avuto difficoltà” “Che c’entra la Fiorentina, volevo parlare di calcio. Visto Dybala e Pjanic?”

Il collega viola disilluso non è il solo a pensarla così: serpeggia una certa disaffezione, parecchio understatement. Per essere la “partita dell’anno” lo sarà sempre, ma è l’anno il problema. La mozione “Non seguo più il calcio”, naturalmente ipocrita, ottiene però molti voti, la critica – già di solito puntuta – è particolarmente feroce, il grigiore percepito è persino peggio del malessere, come fosse quasi meglio stare in zona retrocessione che nel limbo di chi non ha nulla da chiedere, il buon Paolino Sousa è ridiventato “gobbo” e malsopportato, mai però quanto la sparagnina proprietà, rea di non investire all’altezza del blasone come percepito dai locali, ossia pari a quello di Real Madrid o Bayern Monaco…
Insomma, almeno per ora, è un’antivigilia di Fiorentina-Juve in tono minore.

C’è chi si rifugia nella nostalgia, come David Guetta, che non è il dj ma un popolare radiocronista locale, che oggi sul Corriere Fiorentino rievoca il primo gol di Batistuta contro di noi nel 91-92 “che fu come una freccia di Cupido nei cuori viola”. Guetta sobriamente spiega che “Come per i grandi avvenimenti della storia, in cui ognuno di noi si ricorda esattamente cosa stesse facendo ad esempio quando crollarono le Torri Gemelle o il giorno del rapimento di Aldo Moro, così nella vita del tifoso ogni gara contro i bianconeri viene rielaborata cento, mille volte prima della sfida successiva”, ma poi ammette che “la Fiorentina giocò da grande squadra, come spesso accadeva quando incontrare i bianconeri era la gara con cui salvare una stagione”, dove di sbagliato c’è l’imperfetto.

La Nazione punta invece sull’arma segreta: Carlos Botelho. Un talento brasiliano scovato da Corvino all’inizio del mercato di gennaio? No, l’attempato figlio di Julinho, stella della Fiorentina del primo scudetto, che esibisce una roboante statistica: «Ho visto sei partite della Fiorentina al “Franchi” e sono state sei vittorie». Certo, lo score comprende “l’Ancona, il Palermo, il Pandurii (? n.d.r.), il Chievo due volte” ma anche “l’indimenticabile” 4-2 del 2013, e quindi il lungimirante Botelho ha “organizzato la vacanza fiorentina in modo da poter assistere dal vivo a Fiorentina-Juventus di domenica 15 gennaio”. Soffiremo quindi più i guizzi di Bernardeschi o le fiatate di Botelho? Insomma un clima un po’ decadente, di cui non si può che diffidare, memori del detto toscano “l’acqua cheta rode i ponti”: dietro il basso profilo si possono celare insidie, specie per una Juve incline talvolta a compiacersi.

Per fortuna almeno un po’ di entusiasmo sarà impiegato nella realizzazione della coreografia per la quale la Fiesole fornisce meticolose istruzioni (v. foto) non senza scivolate nel burocratese (cfr. il comma “2 bis” che a me redattore di testi normativi ha suscitato una certa emozione).

coreografia Fiesole

La conclusione del volantino è banale, ma nonostante l’apprezzabile sforzo cela anch’essa un retropensiero pessimista. A me che dico “Spero che vi divertirete solo con la coreografia” l’amica da cui ho avuto il volantino replica infatti scorata “Purtroppo sì: voi siete Juve M***a, ma noi siamo una squadra di m***a”.