Fine pausa, torna la Juve e con lei i nostri tormenti interiori

di Valeria Arena |

È finita, amici. Possiamo pure smetterla di fingerci interessati alla Nazionale d’autunno quando invece la nostra unica e vera preoccupazione riguarda il fatto che questi poveri cristi tornino a casa integri e senza ferite di guerra. È finita, anche se per poco.

Ricominciamo da dove eravamo rimasti, dal primo, e si spera pure ultimo, plot twist di questa stagione, che, neanche a farlo di proposito, è arrivato proprio alla vigilia della pausa, come in quelle serie tv che prima ci seducono e poi ci lasciano appesi per settimane, mesi o addirittura anni. Si ricomincia da tutte quelle aspettative e timori che solo una sosta sta gonfiare e cristallizzare, come se essere rimasti bloccati avesse come principale obiettivo quello di far vagare la mente e accrescere la curiosità.

Facciamo quindi due file ordinate, ché qui non più epoca di mezze misure e zone grigie: a destra gli esaltati, quelli usciti ringalluzziti dall’ultima partita e che non riescono a vedere ostacoli se non in noi stessi, a sinistra i più pessimisti, quelli che meno aspettative hai e meglio vivi. Nel mezzo, sette mesi di campionato.

E poi la noia. Siamo talmente annoiati e incastrati in un limbo senza seria A da seguire qualunque notizia o polemica giornaliera come bravi cani da tartufo: la nuova maglia della Nazionale che offende i sovranisti e mette al bando anni di storia, Cuadrado killer, Dybala che ha problemi con la suocera – e chi non ne ha, signori miei – Pogba sì Pogba no, i giocatori turchi, Mandzukic ancora sul groppone e Massimiliano Allegri. Sì, Allegri, sempre lui, sempre in mezzo. Il Partito democratico del tifo juventino.

La sosta alimenta opinioni, proprio per questo non vediamo l’ora di tornare a vedere 22 giocatori che tirano calci a un pallone.

Ricominciamo da dove avevamo finito, dicevamo. Come quei film a puntate che fermano il tempo non appena ritornano in sala, senza farci rendere conto che nel frattempo siamo diventati più vecchi. Uno di quegli epiloghi momentanei talmente perfetti che quasi quasi verrebbe voglia di dire “ma sì, fermiamoci un altro po’, godiamoci ancora per cinque minuti questo momento, prima che Antonio Conte si riattacchi alle caviglie”. Un piccolo e breve attimo di pace prima di essere nuovamente trascinati dalla furia.

Che enorme bugia. Quando mai siamo stati calmi. Quando mai siamo stati sereni. Neanche con Allegri – ecco, di nuovo lui! –  il re del “dove mi piove, mi scivola”, come si dice a casa mia. Raccontiamoci quello che vogliamo, ma questa noia non fa per noi, e nemmeno questo compiacerci davanti allo specchio per un primo posto ritrovato.

Si ricomincia con uno scenario diverso e da consapevolezze diverse. Si ricomincia da dove avevamo finito. A maggio