5 epiloghi (im)possibili per Juve-Atletico

di Alex Campanelli |

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Siamo agli sgoccioli, Juve – Atletico è alle porte e ognuno di noi, anche chi si professa totalmente disilluso e rassegnato, è alle prese con la sua personale psicosi. Su Juventibus abbiamo provato a metterle nero su bianco, tratteggiando 5 possibili finali per la Partita della Stagione, messi in fila dal più tetro al più trionfale. Prendeteli un po’ così, tra il serio e il completamente folle, ma teneteli a mente martedì quando sarete anche voi allo Stadium o davanti alla tv a soffrire.

1 – Il tracollo

Privo di Alex Sandro, Allegri schiera Caceres a destra e, sorprendentemente, Chiellini a sinistra con Rugani in mezzo, con Cancelo nel tridente assieme a Cristiano e Mandzukic con Dybala-Costa-Bernardeschi fuori. L’inizio è fintamente incoraggiante: il 4–5-1 della Juve impedisce all’Atletico di trovare la superiorità in mezzo al campo, ma i bianconeri si fanno vedere dalle parti di Oblak soltanto alla mezz’ora, con un tiro da fuori di Pjanic che, deviato da Gimenez, costringe il portiere sloveno al grande intervento. Il primo tempo sembra poter scivolare via sullo 0-0, ma alla prima sortita offensiva passa l’Atletico: improvvido pallone perso da Bentancur in mezzo al campo, il tandem Griezmann-Morata riparte a tutta velocità, con il francese che serve splendidamente il grande ex della gara, pronto a scartare Szczesny e ammutolire il già piuttosto silenzioso Juventus Stadium. Il dramma si consuma negli spogliatoi, con Allegri che confessa di non aver più fiducia nella squadra, annuncia anticipatamente le dimissioni a fine stagione e manda in campo alla disperata Dybala e Bernardeschi per Rugani e Bentancur. La reazione d’orgoglio dei giocatori produce solamente il palo di un nervosissimo Cristiano Ronaldo, poi espulso per uno spintone a Simeone. Il 2-0 su corner al 70’, ancora con Godìn (che alzandosi la maglia mostra la scritta in nero e azzurro “força Inter”), trasforma i 20 minuti finali in una lunga contestazione, mentre Douglas Costa si rifiuta di entrare in campo e sputa a Landucci (sarà poi ceduto al Milan per 35 milioni a fine stagione). La Juventus esonera Massimiliano Allegri e la squadra viene stancamente traghettata verso lo scudetto da Didier Deschamps, che accetta il doppio incarico di allenatore-ct fino a maggio.

2 – L’impotenza

In campo col 4-2-3-1, con Cancelo a destra e Caceres a sinistra, la coppia Pjanic-Matuidi a sostegno del quartetto formato da Bernardeschi, Dybala, Ronaldo e Mandzukic, appare chiaro fin da subito come la Juve voglia spingere sull’acceleratore per trovare prima possibile il gol della svolta. La squadra di Allegri si prende molti rischi, concedendo a Kalinic (in campo a sorpresa al posto di Morata) una ghiottissima palla gol sulla quale Szczesny si supera. Nei minuti di recupero del primo tempo il forcing bianconero viene premiato: Bernardeschi sfonda a destra e crossa per Mandzukic, l’inzuccata del croato viene respinta da Oblak ma Ronaldo si avventa sul pallone prima di tutti e ridesta lo Stadium dal torpore, riportando immediatamente la palla a centrocampo. Il fuoco della rete si spegne velocemente; a inizio ripresa Simeone passa al 5-4-1 inserendo Savic per Kalinic, emergono in un colpo solo tutta la bravura dell’Atletico nel difendere il gol di vantaggio e i limiti della Juve nell’imbastire una manovra offensiva credibile. Pur col 72% di possesso palla, nel secondo tempo la Juventus calcia in porta appena 2 volte, un tiro strozzato di Dybala bloccato facilmente da Oblak e una conclusione da fuori di Cristiano che scheggia la parte alta della traversa. A nulla valgono gli ingressi di Douglas Costa e Kean, la partita si trasforma in una vana sequela di lanci lunghi che non fanno altro che esaltare le abilità difensive dei colchoneros. A fine partita arriveranno i complimenti di Allegri a una squadra che “ha dato tutto”, ma la critica stroncherà pesantemente giocatori e tecnico, con la società pronta a rispondere “Allegri ha un contratto fino al 2020 e intendiamo rispettarlo”.

3 – Il dramma

Forse incalzato dalla critica, forse colto da un raptus di follia, Allegri si presenta alla gara decisiva con un 3-4-1-2, con Rugani dietro assieme a Bonucci e Chiellini, Bernardeschi e Cancelo a piede invertito sulle fasce, Matuidi e Bentancur in mezzo e Dybala a sostegno di Ronaldo e Mandzukic. Le posizioni tra le linee di Dybala e Berna disorganizzano l’impianto difensivo dell’Atletico, con Simeone che non ha tempo di sistemare la squadra e si trova sotto di 2 gol alla mezz’ora: prima Mandzukic raccoglie una ribattuta su splendido tiro da fuori di Dybala e fa 1-0, poi Cristiano sale in cielo su traversone calibrato di Cancelo, sovrasta Godìn e sigla il raddoppio. Nella ripresa anche l’Atletico passa alla retroguardia a 3, i colchoneros sembrano aver preso le misure alla Juve e spaventano in contropiede con Griezmann, che solo davanti a Szczesny si divora il gol del 2-1, mentre in avanti la squadra di Allegri fatica a ritrovare il bandolo della matassa. Al 70’ l’allenatore bianconero manda in campo Douglas Costa per Dybala e passa al 3-4-3: proprio uno splendido duetto tra il brasiliano e Bernardeschi libera il numero 33 al tiro, una bomba sotto l’incrocio, un 3-0 che fa esplodere anche la rinata curva sud. Allegri si copre, inserisce Caceres e Pjanic per Cancelo e Bernardeschi, e nei minuti di recupero si consuma il dramma: Correa salta netto Caceres che tocca palla e gamba, l’arbitro consulta il Var e, dopo 5 minuti di attesa, assegna il contestatissimo penalty. Dal dischetto non va Griezmann ma il subentrato Morata, che beffa Szczesny col cucchiaio e immediatamente fugge dallo Stadium, seguito a stretto giro di posta da Allegri e Caceres, mentre Chiellini e Bonucci piangono disperati sul prato di un Allianz che non può che applaudirli.

4 – Il fato

Quasi a voler provocare media e tifosi, Massimiliano Allegri presenta allo Stadium la stessa formazione sconfitta per 2-0 al Wanda, col solo Cancelo in luogo dello squalificato Alex Sandro, oltre a Caceres per De Sciglio. Anche l’atteggiamento della Juve è inquietantemente simile a quello dell’andata, con l’Atletico che dal canto suo non ha alcun interesse nel velocizzare il gioco e si accontenta di gestire nella propria metà campo, facilitato dal pressing appena accennato della Juve. La svolta arriva nel nulla: Cristiano Ronaldo conquista una punizione dai 30 metri, nella sua memoria muscolare torna improvvisamente il “Tomahawk, quel piazzato imprendibile che ne aveva caratterizzato i primi anni a Madrid, la palla s’insacca sotto il sette a 105 km/h lasciando impietrito Oblak e lo Stadium tutto. Il gol però non accende la partita, Allegri continua a predicare “halma” e le squadre vanno a riposo sull’1-0. Nella ripresa la Juve alza gradualmente e impercettibilmente il proprio baricentro, facendosi vedere dalle parti di Oblak intorno al 70’ con un colpo di testa di Mandzukic a lato di poco. A 10’ dal termine, l’episodio-svolta: Bonucci in impostazione regala palla a Morata, Alvaro s’invola solissimo verso Szczesny e, giunto a ridosso dell’area piccola, esita quel tanto che basta per permettere al polacco di uscire, bersi un caffé e rinviare lungo. Sulla susseguente sponda di Mandzukic per Dybala, la conclusione dell’argentino viene intercettata col braccio da Juanfran: calcio di rigore, trasformato senza battere ciglio da Ronaldo, che stranamente non riporta la palla a centrocampo. Allegri sostituisce Dybala e Cancelo con Emre Can e Rugani, col sostanziale risultato di addormentare la partita. Nei tempi supplementari, complice un Atletico attentissimo a non scoprirsi, non succede NIENTE, ma proprio niente; ai calci di rigore segnano Can, Matuidi, Chiellini e Ronaldo, mentre un Morata ancora in trance calcia alto e Szczesny manda sul palo la conclusione di Griezmann. Ai quarti di finale, non si sa bene come, ci va la Juve, mentre Allegri a Sky ribadisce che “il calcio è semplice”. L’urna di Nyon gli riserverà il Barcellona.

5 – L’apoteosi

Sono tre i cambi di Allegri rispetto alla gara d’andata: coppia di terzini tutta nuova, con Cancelo e Spinazzola al posto di De Sciglio e Alex Sandro, mentre Bernardeschi agisce a sorpresa da mezzala al posto di Matuidi. L’alto tasso tecnico dei nuovi innesti, uniti a un Pjanic tirato a lucido, manda fuori giri l’Atletico, che privo della fisicità di Partey e Diego Costa fatica a tenere il pallone. Negli occhi dei giocatori della Juve c’è il fuoco delle grandi occasioni, la sospensione dello sciopero della sud (poi definitivamente revocato) unita al resto dello Stadium rende il clima incandescente. Il meritato vantaggio arriva al 25’: lancio illuminante di Pjanic per Mandzukic, sponda del croato per Dybala che dalla lunetta fulmina Oblak. La Juventus, sospinta dallo Stadium, è una furia, e per la prima volta l’Atletico ha paura. Lo si nota al 40’, quando Juanfran si lascia saltare netto da Bernardeschi, che rientra sul mancino e lascia partire un traversone a rientrare; a fari spenti, sul secondo palo, arriva Cristiano, che appoggia comodo in porta e fa esplodere l’Allianz nel più potente “SIUUUU” mai sentito in Italia. Nella ripresa Simeone prova a correre ai ripari inserendo Kalinic e Arias, ma le sue mosse hanno l’unica conseguenza di concedere ancora più campo alla Juve. La difesa di Godìn e Gimenez è strenua ed eroica ma, dopo aver respinto una conclusione a botta sicura del connazionale Bentancur, gli uruguagi capitolano, proprio su calcio d’angolo, sovrastati da Giorgio Chiellini, esaltato dai telecronisti spagnoli come “el melhor zagueiro do mundo”.
Finisce 3-0, un trionfo, con Chiellini che afferma a Sky che “nulla ora ci è precluso” e Allegri che ridacchia tra sé e sé, negandosi ai microfoni di Sky e poi twittando a sorpresa “avete capito cosa significa #finoallafine?”.