La figuraccia dell’Inter e il suo insopportabile vittimismo

di Massimo Zampini |

“L’indignazione morale è invidia con l’aureola”

 Herbert George Wells

 

“L’indignazione morale è in molti casi al 2 per cento morale, al 48 per cento indignazione e al 50 per cento invidia”

 Vittorio De Sica

“Le brutte intenzioni, la tua brutta figura di ieri sera, la tua ingratitudine”

Morgan 

 

 

La freschissima vicenda relativa al rinvio di Juventus-Inter riporta alla luce una caratteristica fondante del dibattito nel calcio italiano degli ultimi decenni: c’è una società, l’Inter, rappresentata e difesa dai propri tesserati attuali e passati e da un esercito di vip pronto a scatenarsi compatto a ogni occasione, che si autodefinisce onesta, ritira premi a tavolino con lo smoking bianco, è dichiaratamente in perenne lotta contro il male (spesso rappresentato dai rivali che vincono sempre) e non perde occasione per ricordare ogni angheria subita, anche a venti o trent’anni di distanza.

 

Le ingiustizie subite dall’Inter le conosciamo tutti, anche i tifosi di altre squadre, ormai ce ne dispiacciamo perfino noi: i duri anni pre Calciopoli, dove non si vinceva per colpa del sistema (anche se l’Inter non arrivava mai seconda dietro la Juve, ma vabbè). Il mitico rigore su Ronaldo del ’98, senza il quale quel campionato (e il nostro intero percorso di vita) sarebbe cambiato. La seconda ammonizione di Pjanic, con la quale sarebbero arrivati quarti a decine di punti dalla Juve (e invece sono arrivati quarti a decine di punti dalla Juve). E così via.

Il rinvio di Juventus-Inter ha tutto per rappresentare una nuova fenomenale pagina, un esempio perfetto per spiegare come funziona quel misto di moralismo e vittimismo interista che muove da sempre la macchina nerazzurra.

 

Inclinazione blanda o accentuata (fino a sconfinare in un atteggiamento nevrotico) a considerarsi osteggiato e danneggiato o perseguitato dalla sfortuna e, di conseguenza, all’autocommiserazione e alla ricerca di simpatia” è la prima definizione che si trova online se si cerca il termine “vittimismo”.

Moraleggiare in base a princìpi morali astratti o per ipocrita perbenismo”, così la Treccani definisce invece il moralista.

E il problema è che i princìpi sono appunto astratti ma poi arriva sempre la realtà e il tutto evapora, svanisce, sfocia in farsa.

 

Così, si parte la settimana precedente, quando il coronavirus si diffonde e – soprattutto in alcune regioni del nord Italia – crescono esponenzialmente contagi e preoccupazioni.

L’Inter deve giocare contro la Sampdoria ma la Lega dispone il rinvio dell’incontro. Lì, un po’ perché è la prima volta, un po’ perché sono i nerazzurri che dovrebbero giocare in casa, un po’ perché riposare nella settimana pre Juve non è male e magari anche perché giocarla con Handanovic e non Padelli appare preferibile, non si erge alcuna voce in richiesta della partita a porte chiuse per non aggravare i calendari. Va bene il rinvio, non si discute neanche. Che brutto, poi, il calcio a porte chiuse. E prima di tutto viene la salute pubblica, non sta a noi sindacare.

 

Passano i giorni e crescono le preoccupazioni, le manifestazioni sportive vengono vietate anche in Piemonte fino a sabato 29 febbraio, poi a domenica, Agnelli interviene a Radio 24 e afferma che accetterà serenamente ogni decisione perché viene prima la salute pubblica. Anche Marotta dà la priorità alle questioni di salute: non saranno Juve e Inter a decidere, dunque, meno male.

Si segue passo dopo passo l’alternanza (goffa e malriuscita) di prime pagine e pubblici proclami prima allarmisti e poi tranquillizzanti, così un giorno pare si debba giocare a porte chiuse, un altro a porte aperte, si mormora di uno spostamento a lunedì con il pubblico, di un possibile rinvio. Vi sono continui contatti tra governo e Lega calcio. Si decide: si gioca a porte chiuse.

Ma subito si fanno strada dei dubbi: vogliamo davvero mostrare al mondo uno Juventus-Inter senza pubblico? Non aiuterebbe il calcio e aggraverebbe l’impressione all’estero del momento che si vive in Italia. Tanto per capirci: Barcellona-Real è stata rinviata per le note questioni catalane e nessuno ha mai pensato di giocare il Clasico a porte chiuse. Rinvio, così il mondo vedrà un Clasico con una cornice all’altezza della sua storia.

 

In settimana, nei confronti degli juventini che si lamentano per non poter assistere all’evento nonostante avere comprato i biglietti (per non parlare degli abbonati), la risposta è unanime: prima la salute pubblica, non sta a noi sindacare.

Ma perché i bergamaschi possono assembrarsi a Lecce dopo avere attraversato l’Italia, i granata a Napoli e invece gli juventini non possono andare nel loro stadio?

Prima la salute pubblica, non sta a noi sindacare.

 

Poi, dopo altri contatti tra Governo e Lega, la decisione definitiva: rinvio di 5 partite, quelle da disputare nelle regioni coinvolte. Poi scopriremo se ci saranno altri colpi di scena, perché qualcuno parla di altri spostamenti, di anticipare Juve-Inter e spostare la Coppa Italia, vedremo come andrà, ma non è questo il punto.

 

Disposto il rinvio, torniamo alla definizione della Treccani: il moralista va per princìpi astratti (“non vi lamentate, viene prima la salute pubblica”) ma poi si scontra con la realtà. E quando la decisione non lo soddisfa – sarebbe stato più comodo affrontare questa Juve in difficoltà, in uno stadio senza pubblico, a pochi giorni dalla dura trasferta di Lione e comunque Handanovic aveva recuperato! – ecco che perde la testa e si scatenano, secondo copione, i dirigenti e l’esercito di vip. Marotta, con poco amore della sua storia di grande dirigente lucido ed equilibrato, si trasforma in versione radio locale e denuncia un grande classico: “campionato falsato”. I social esplodono: parte la petizione, ecco lo striscione sotto la Lega, si scatena Mentana (lucido nel deridere terrapiattisti e complottisti nelle sua professione svolta egregiamente, salvo poi diventare esattamente come loro se si parla di Juve) che senza timore di sfociare nel ridicolo ricorda amareggiato (era ora!) il rigore di Ronaldo del ’98.

Mancano Bonolis e la panolada, ma abbiate fede: è solo questione di tempo.

 

E non serve ricordare che la Juve è l’unica tra le tre contendenti allo scudetto a non essere nel Consiglio di Lega né in quello federale. Non serve neanche venire a scoprire dal presidente Dal Pino che è stata l’Inter a rifiutare di giocare lunedì a porte aperte, come proposto dalla Lega per salvare capra (stadio con pubblico) e cavoli (calendario non intasato).

No di Marotta, perché l’Inter voleva proprio giocare a porte chiuse, altro che “prima la salute pubblica, non sta a noi sindacare.

 

Non serve perché l’interista, come ogni moralista e vittmista, deve procedere rimuovendo gli ostacoli alla propria perfezione morale, aiutandosi con la memoria selettiva.

É solo così che puoi accusare i rivali per 22 anni per un rigore non dato e contemporaneamente vantarti del mitico triplete conquistato dopo una serie di episodi (al girone, agli ottavi, in semifinale, in finale) che definire fortunati sarebbe eufemistico. É così che puoi rifarti polemicamente al sistema “scoperchiato da Calciopoli”, dimenticando tutte le telefonate emerse negli anni (la più grave prima di una partita di Coppa Italia contro il Cagliari, competizione in cui la Juve era giù uscita: altro che “dovevamo difenderci”) e tenendoti stretto il tavolino dell’onestà, incredibilmente non revocato da una giustizia sportiva pilatesca supportata dal silenzio compiaciuto dei media. É così che puoi contestare la legittimità di ogni successo altrui, ricordando costantemente gli svantaggi ma rimuovendo per esempio la serie infinita di episodi fortunati (a noi piace definirli così) lamentata dalla Roma nel 2007-08, tra gol in fuorigioco, rigori generosi, espulsioni un po’ severe nello scontro diretto e così via. Episodi del tutto casuali e che nulla tolgono alla legittimità di quei successi e al valore della fortissima Inter di quegli anni, per noi, ma che per loro diventerebbero episodi perfettamente rappresentativi delle eterne ingiustizie e delle angherie subite da sempre. É così che puoi impazzire per il condottiero Antonio, cancellando le accuse di scommettitore, dopato, immorale affibbiategli negli anni. Colpo di magia e tutto dimenticato: altro che delinquente, viva il nostro condottiero.

 

Meglio dimenticare, dunque. Cancellare le parole di Dal Pino, per il quale la Juve era pronta a giocare due giorni prima di Juve-Milan (!) ma l’Inter evidentemente non voleva affaticarsi tre giorni prima di Inter-Napoli.

 

Non c’è morale, non c’è interesse per la salute pubblica, non c’è preoccupazione per trovare la data del recupero di Inter-Samp (una data ovviamente si troverà): volevano semplicemente giocare a porte chiuse. Quando il giocattolo è saltato, sono esplosi goffamente, loro e il loro esercito di vip sempre pronto ad affiancarli, senza alcuna capacità critica di distinguere e, per una volta, sfilarsi e abbassare i toni.

 

Una brutta figura, una delle più brutte fatte in questi anni, ancora più squallida se rapportata al periodo di emergenza che sta vivendo il Paese. Ma non l’ultima, statene certi. Perché questa verrà rimossa e, prima del recupero di maggio, la Gazzetta intervisterà Colonnese, Mentana metterà la foto del contatto Iuliano-Ronaldo, Bonolis ci farà una battuta, Marotta ripenserà al campionato falsato dal non avere giocato a porte chiuse e si ripartirà da lì.

Con l’Inter vittima designata e immacolata, perché altri ruoli – nel manuale del perfetto moralista vittimista – non sono previsti.