I fiori di Ferrara sul prato di Lione

di Giacomo Scutiero |

Se mi chiedevate e mi chiedete cosa ho pensato durante e dopo SPAL-Juventus, rispondo prontamente con un nome ed un cognome: Giorgio Chiellini. Del numero tre, ha scritto compiutamente l’amico Nevio e dunque mi vado ad occupare di quel che intorno il Capitano abbia già generato e pare stia per generare.

Vogliamo chiamarlo pezzo spirituale? Forse, quasi, più o meno, il calcio è mentale, fluido e non soltanto perché scorre veloce.

Tra tre giorni si riapre il sipario d’Europa ed è questo, senza false comparazioni, il palcoscenico più emozionante per loro e noi tutti. Ciao, Olympique Lyonnais, ti ricordi tre anni e mezzo fa?

Fine Ottobre, Juventus prima in campionato con sette vittorie ed una sconfitta e cinque punti di vantaggio sulla coppia Roma-Milan.
Gigi Buffon determinante; Patrice Evra certo centrale di difesa; Miralem Pjanic re del recupero palla eppure falso nueve; Sami Khedira molto avanzato; Gonzalo Higuain in andirivieni senza pestare alcun piede.
Ed ancora: il solito pseudo-esausto Alex Sandro; Leonardo Bonucci che manda in porta col piede caldo; Dani Alves che non teme di “uscire” con la palla anche dinanzi alla propria porta. Ed infine Mario Lemina, espulso e perdonato.

Ed oggi? Anno 2020 ed altri allenatori/giocatori. Anche Chiellini, sì, che è tornato a giocare contro il Brescia quindici minuti con un legamento nuovo e ne ha aggiunti cinquantaquattro poche ore fa. Ha messo pressione a mister Sarri ed a tutto lo staff, non esattamente invogliati a dare libero corso a quell’impulso; la fame, la concentrazione, l’attaccamento incollato ai compagni; senza Bonucci e de Ligt, seppur ancora debole, guida sicura accanto all’allievo Rugani.

E poi c’è Juan Cuadrado, che contro la SPAL ha rivisitato la nuova enciclopedia della De Agostini, “Omnia”: una presenza perpetua, in ogni dove, benché abbia accolto alcuni compiti più in avanti; se fossimo costretti a scrivere soltanto tre nomi da schierare “per forza” in campo, in questa fase dovremmo non tenere fuori il colombiano dalla mini-lista.

E poi c’è Ramsey, che ha fatto, fa (e farà) incazzare perché è uno bravo (visto?) e si deve svegliare… Oppure semplicemente deve essere posizionato lì e basta.

E poi c’è Lui, Cristiano, che mai puoi rimbrottare se non quando s’impossessa del pallone per calciare le punizioni; ha rotto abbastanza le palle (e le barriere, poveri loro) ed è scritto che farà gol così in finale Champions perché ci deve un tornaconto…

Il solito 2-1 della Juventus, che spesso non basta eppure stavolta… Maturità di fine match, con venatura europea, più imprevedibile ed al contempo più concertata; forse senza il vecchio nuovo Capitano, di certo col numero diciannove, pochi dubbi alle spalle e qualche pensiero di mezzo… Perché davanti “il gol lo facciamo”.