Come segna e come ragiona la Juve 2016/17

di Giacomo Scutiero |

Dal 20 agosto al 2 ottobre, in 9 gare ufficiali, la Juventus ha realizzato 19 reti. Non è un campione di partite ampio, ma è interessante analizzare la genesi, lo sviluppo e la finalizzazione delle segnature bianconere ordinandole per tipo.


▶︎Chiudere (bene o male) l’azione con l’inserimento delle mezzali è il copione imparato nel 2011 con Antonio Conte e ripetuto, con variabili e tattiche e di uomini, anche con Massimiliano Allegri da un biennio. C’erano Marchisio, Vidal e Pogba, ci sono Khedira, Pjanic e…Lemina.


Il vero attaccante di centrocampo è risultato Sami Khedira. Suo il primo gol stagionale contro la Fiorentina con uno splendido colpo di testa in corsa, sua l’imbucata che ha generato il 2-1 definitivo di Higuain, suoi la protezione di palla e il diagonale di destro vincente a Roma.
Nell’album dei gol via interni, includiamo anche il morbido 0-1 di Miralem Pjanic contro la Dinamo Zagabria.

 

▶︎Era una mezzala Paul Pogba. Ad onor del vero, il francese era ed è tante cose: recupera palloni, play maker alto, tiratore formidabile. La Juventus ha perso una individualità, uno della schiera “Giocatori che possono fare gol senza l’aiuto del compagno”. In estate sono arrivati a Torino alcuni giocatori dalla tecnica non comune: Dani Alves, Pjanic, Higuain (dribbling secco, passettini e sinistro-bomba a Empoli da memoria indelebile) e Pjaca; questi si aggiungono a un calciatore fantastico che risponde al nome di Dybala. Tutto sommato, la squadra 16/17 senza Pogba ha quindi perso fisico e corsa piuttosto che qualità.

 

▶︎La Juventus dei piedi buoni non vuole per forza entrare in porta con la palla. Ricordando Pirlo e la sua capacità unica di contare i giri del pallone, il nuovo numero 5 della Juve non può essere definito un assist-man/key passer normale. La verticalizzazione immediata e precisa è un’arma sfruttata e ben sfruttabile se hai un numero 9 che non perde alcun tempo di gioco nell’attuare il processo stop-controllo-tiro in porta.

 

▶︎A proposito del fattore Higuain, l’argentino è un personaggio che mancava: la Juve non aveva un numero 9 che davanti la porta sbaglia mai. E non solo: non aveva un attaccante che quasi mai calcia fuori lo specchio della porta. La trasformazione dell’azione difensiva in offensiva, con Higuain protagonista e ultimo termine, rende la ripartenza sicura come la morte altrui.

 

▶︎Abbiamo citato il nuovo Dani Alves, ora citiamo il connazionale Alex Sandro. Il numero 12 è di fatto titolare da questa stagione, con Evra meno impiegato; il brasiliano è un laterale completo, tra fase difensiva attenta e fase offensiva sempre proiettata alla creazione di chance (es. la genesi dello 0-1 di Dybala ad Empoli). Senza dimenticare, e non lo facciamo, Lichtsteiner: lo svizzero ha sbloccato Inter-Juve rendendo liscissimo l’asse dei laterali da sinistra (sempre A.Sandro, certo) a destra.

 

▶︎Approfittare dell’errore altrui è un dovere contro squadre chiuse che trascorrono gran parte della gara davanti la propria area di rigore; essere pronti e reattivi nel recupero palla e punire senza pietà (Pjanic e Higuain contro il Sassuolo) è da grande squadra. E la Juve lo è. Ed oggi ha un centravanti che non conosce il verbo “perdonare”.

 

▶︎Altro fattore che sposta partite e tornei? I calci piazzati. Fino ad ora i lunghi difensori centrali non hanno timbrato, eccezion fatta per Rugani (di piede e non di testa, però) contro il Cagliari. Le altre due palle inattive sfruttate sono entrambe appannaggio di Dani Alves, su schema d’angolo sempre contro i sardi e su calcio di punizione (molto casuale e fortunato) a Zagabria.

 

▶︎Dani Alves, uomo fortunato da fermo e in movimento. In questo caso, una fortuna molto redditizia: a Palermo la sua velleità è necessaria e sufficiente per prendere via autogol tre punti, altrimenti difficilissimi da ottenere vista l’inerzia del match.