Il primo anno di Federico Chiesa alla Juventus è stato iperbolico

di Valerio Vitali |

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Il primo anno di Federico Chiesa alla Juventus è stato iperbolico. Un tuffo nel passato dove solo pochissimi altri nel suo ruolo sono risultati così “impattanti” come l’ex viola. Il numero 22 bianconero è stato determinante per le sorti della stagione passata, come visto in tantissimi match dello scorso anno. L’aspetto che pero’ più di tutti salta agli occhi è quanto sia stato determinante al suo primo anno in Champions League. Esserlo alla Juve, un club che da sempre vive sotto riflettori ancor più accesi quando si parla di Europa, è un qualcosa che ha un peso specifico maggiore, se possibile.

Ad un anno esatto dal suo arrivo alla Juventus (era proprio il 5 ottobre 2020), Federico Chiesa ha zittito tutti gli scettici che in suo approdo in bianconero vi hanno intravisto una sorta di “Bernardeschi bis”. No, così non è stato e le statistiche che lo vedono coinvolto parlano per lui. Snoccioliamoli questi numeri: 43 presenze, condite da 14 gol (di cui 4 in Champions League). Un’annata che paradossalmente non ha rappresentato nemmeno il suo apice, vista la conquista dell’ Europeo. Competizione, quella, di cui è stato attore protagonista a soli 23 anni.

Cio’ che a primo acchito ci fa ragionare su Federico Chiesa è il fattore internazionalità. A differenza di altri grandi giocatori del passato in maglia Juventus, risulta essere già un calciatore di primo impatto anche fuori dai confini nazionali. Non è un caso che sia stato il miglior juventino nella Champions della passata edizione e che abbia ricalcato le stesse prestazioni anche con l’Italia la scorsa estate e non è un caso nemmeno che sia stato il “man of the match” anche contro il Chelsea. L’aver timbrato il cartellino per 4 gare di fila in Champions lo lega con nodo a doppio filo al primo Del Piero e l’augurio di tutti è che ne possa ricalcare quelle orme.

Anche in Serie A Chiesa ha dimostrato la sua prima “skill”; la duttilità tattica. Essere un jolly, per Pirlo prima e per Allegri poi (che contro il Chelsea lo ha utilizzato addirittura centravanti) è un ‘quid’ di notevole rilievo che gli permette di vivere uno status di “primus inter pares” all’interno del mondo Juventus. Determinante per gli assist (addirittura 11 la scorsa stagione), per i gol, ma soprattutto per l’imprevedibilità tattica che mette spesso gli avversari con le spalle contro il muro (su questo riavvolgere il nastro a Juve-Napoli di aprile).

Tracciando un rendiconto del primo anno di Chiesa alla Juventus possiamo certamente dire che si tratta del miglior acquisto del post Ronaldo. Per età (e dunque per prospettiva) e per quell’attaccamento all’ambiente con cui già vive una sorta di simbiosi reciproca, puo’ davvero rappresentare la “faccia pulita” di questa Juve, il suo miglior spot vivente. Come poi, d’altronde, è stato Del Piero per quasi un ventennio. Il 22 è ormai un punto fermo della squadra, che ha bisogno di un altro totem intorno al quale aggrapparsi oltre a Dybala, che rappresenta invece una centralità tecnica più che caratteriale. Dopo 365 giorni esatti possiamo solo dire grazie a Paratici che, nello scetticismo di molti, ci ha regalato quasi sul “gong” di quella sessione di calciomercato, l’icona del presente e del futuro intorno al quale è impossibile dividersi.