Il falso mito Tagliaventus

di Maurizio Romeo |

Si chiama Paolo Tagliavento, vive a Terni, ha 45 anni ed è proprietario di un negozio di parrucchieri, portato avanti dal papà da quando ha dovuto dedicarsi a tempo pieno al mestiere di arbitro. Alto più della media dei suoi colleghi (192 cm), anche grazie alla sua prestanza fisica dà spesso la sensazione di essere sicuro di sé stesso e delle sue decisioni, anche se capita che, accorgendosi di un errore, finisca inconsciamente per cercare di compensarlo.
Nel suo curriculum arbitrale ci sono oltre 400 partite di professionisti dirette come primo arbitro fra Italia e estero. Dal 1° gennaio 2018 perderà dopo 10 anni lo status di arbitro internazionale FIFA, dando l’addio con il massimo dei gradi, ovvero la qualifica di arbitro Élite, quella riservata ai 30 arbitri ritenuti Top dall’UEFA e probabilmente a fine stagione potrebbe essere dismesso dalla CAN A per il superamento dei limiti di età.

Ha all’attivo 233 partite fra campionato e Coppa Italia ed è un arbitro che tende a fischiare con più frequenza dei suoi colleghi apparendo spesso inflessibile nell’applicazione del regolamento. Dati alla mano viaggia ad una media di 5 cartellini a partita e un rigore ogni 2. Nelle competizioni italiane di prim’ordine (Serie A e coppa nazionale) ha estratto ben 80 rossi, di cui 30 diretti.

Il designatore Nicola Rizzoli ha deciso di affidare a lui Juventus-Roma, big match dell’antivigilia di Natale, segno di grande fiducia da parte di chi fino allo scorso anno lo ha avuto come collega sui campi da gioco e spesso come arbitro addizionale, come accaduto in un evento importantissimo come i Campionati Europei del 2012.

Una designazione che si definisce “di livello”, che invece è stata accolta da non poche polemiche soprattutto dai tifosi (e da qualche giornalistatifoso) antijuventini che gli hanno affibbiato il nomignolo Tagliaventus.

Tutta colpa del famoso gol di Muntari! In quel caso in realtà la colpa è da condividere con il suo secondo assistente Romagnoli che non glielo segnalò… Chi ama ricordare quell’episodio eppure si dimentica che in quello stesso Milan-Juve non cacciò dal campo prima lo stesso Muntari reo di un colpo in perfetto stile wrestling su Lichtsteiner, poi Mexes che scambiò Borriello per un punching ball. Errori pesanti anche questi, ma forse più facili da omettere da parte dei polemici di turno perché non a favore dei bianconeri.

Per sfatare il mito di Tagliaventus si possono ancora raccontare due episodi.

Il primo risale alla seconda giornata del campionato 2007/08, la Juventus, appena tornata in serie A affronta il Cagliari al Sant’Elia e torna a casa vittoriosa per 3-2 con un gol di Chiellini al 90°, dopo essersi però vista fischiare tre rigori contro proprio da Tagliavento. Tre che diventeranno in realtà due: il primo arriva sul risultato di 1-0 per i bianconeri dopo un dubbio contrasto tra Legrottaglie e Matri, il secondo viene fischiato con i bianconeri in vantaggio 2-1 per per un’entrata di Chiellini su Conti. Tagliavento indica il dischetto, ma il suo assistente Cariolato lo richiama e gli segnala che in realtà il giocatore bianconero era intervenuto sul pallone e non sull’avversario facendogli così cambiare idea. Pochi minuti dopo però ne fischierà un altro per un intervento di Zebina su Larrivey, espellendo anche il bianconero per proteste.

Il secondo invece riguarda proprio un match con la Roma, giocato però un casa dei giallorossi. Quarti di finale di Coppa Italia vinto dalla squadra allenata da Rudi Garcia per 1-0 con un gol di Gervinho: la Juve però avrebbe da recriminare per un mancato rosso a Benatia che nei primi minuti di gioco ferma Giovinco lanciato verso la porta avversaria e, soprattutto, per un gol annullato a Peluso su segnalazione del secondo assistente Manganelli per un uscita (dubbia) dal fondo del pallone in occasione del cross di Isla.

Insomma, tutto fuorché un arbitro portafortuna per i bianconeri, usciti sconfitti anche nell’altro precedente con i giallorossi diretto dall’arbitro ternano: stagione 2009/10, Stadio Olimpico di Torino, 1-2 con rigore di Totti e gol decisivo di Riise al 90°.

Chiudiamo con i numeri.

La Roma è la squadra che ad oggi risulta essere stata diretta più volte da Tagliavento: ben 35 incontri con uno score di 23 vittorie (66%), 4 pareggi (11%) e 8 sconfitte (23%), con 9 rigori a favore dei giallorossi, 5 invece quelli contro. Diverso il caso della Juve: 27 incroci con 12 vittorie bianconere (44%), 5 pari (19%) e ben 10 ko (37%), partite in cui ha beneficiato di 4 rigori a favore e ha dovuto fronteggiarne invece 7 contro.

Le capre abituate a farsi condizionare dalle ricerche di like di personaggi dalla poca voglia di informare come i Pistocchi o gli Ziliani di turno continueranno comunque a chiamarlo Tagliaventus, ma almeno chi ha voglia di informarsi capirà che forse non è proprio così come questi venditori di fumo amano raccontare.

Per quel che riguarda domani sera, non saranno certo i precedenti a condizionare il mio giudizio. Oggi invece mi fido della scelta di Rizzoli perché Tagliavento, quando è in forma, è sicuramente all’altezza della direzione di un match importante come è e sarà sempre Juventus-Roma.