Vi faccio una proposta

di Vincenzo Ricchiuti |

 

Pare che le ultime parole di Hitler prima di morire col cuore a pezzi siano state inutili invocazioni al silenzio. Nulla è più forte della vanità quando nell’aria c’è morte. Perciò zitti e poi dopo a vivere.

1. Basta fare l’essenziale. Ognuno ne ha una sua versione ma alla fine stringi stringi lo standard buono per tutte le taglie è primo non prenderle. Se non incassi goal e hai un attacco appena decente prima o poi tutto accade. Tutto magari proprio no ma quel che serve si. E arriva il successo. Perché basta farne anche uno solo se non ne prendi alcuno. Scusate se vi parlo come a dei deficienti. Imboccandovi lo scontato. E’ che le banalità sono state bandite perché così in cambio vi han dato il dibattito. Nulla è più inutile della complessità quando nell’aria c’è lo scudetto. Zitti e fatevi bastare l’ovvio che vince. L’ovvio dei popoli.

2. Basta con queste esercitazioni di psico qualche cosa. La testa. La mentalità. Il carattere. L’ultima stronzata, la cazzimma. Il calcio è anzitutto un fatto fisico. Non è la psico pappa da setta di cui parlano i Massimiliano Gallo che guarda l’ovvio(la sua squadra becca goal dai tempi e con gli uomini del suo amato Benitez), non lo accetta o lo trova insufficiente rispetto al ben altro che allieta l’universo e ti rifila spacconate di parapsicologismo. Non sentitevi migliori di Gallo, leggete e scrivete le stesse sue tesi di laurea in Anima nei piedi per Università della terza età quella di dentro. Cristo, leggetevi. E’ venuto meno il morale, si è scelto scientemente di distrarsi, lo spirto muggiva incatenato al tedio e tante altre frasette da piazzisti new wave per dire che. Che la Juve a Roma si è distratta, ha pensato alle vacche in Puglia o ai fiori per mamma. Toglietevi quest’aria assonnata e magica con cui cercate di fottere voi stessi e il vostro sciagurato astante spiegando un mondo fondamentalmente sudato e a tempo come il calcio con quell’aria da Sai cos’è l’Isola di Wight del cazzo. Zitti perdio. Il calcio è fisico. Se ce l’hai bene. Puoi fare Dio. Non senti dolore. Non pensi. Non senti niente, la cosa più bella di tutte. Il calcio vero non è l’oroscopo del primo dell’anno tra musiche sensibili e facce preoccupate. I giocatori sono come voi. Macché stimoli e mentalità, quella è roba per chi deve farsi pagare. I calciatori sono come chi li osserva: gliel’ammollano se possono farla franca e pensano stocazzo. Il calcio anziché essere quella barba evoluzionistica e in movimento verso la laurea che dicono è facce come l’anno prima e zitelle preoccupate. Di tornare disoccupate. E’ più come il rap. Tira, calcia, urla, fuori. Corri, stanca, ferma, prendi. Stronzi, prega, becca, crepa. Se hai fiato la dici tutta anche in automatico. Perché come vedi la palla è lei che ti attizza, che ti preme. Se non hai fiato vai in bianco. E non è perché hai le bollette. E’ perché non sei alto come quello che ti ha sovrastato, non sei basso come quello che ti ha girato intorno, non hai allungato a tempo il piede, non sei stato furbo a far correre gli altri, non sei stato bravo ad allenarti. Le cosce. Non le sinapsi. Non è uno sport per la scienza e voi non siete cogitabondi osservatori di fenomeni analizzabili. E’ un contesto di rotule e peti che voi osservate in quanto scimmie legalizzate, amanti delle schifezze. La Juve ha bisogno di rifiatare. Ogni infrasettimanale si va in crisi. La colpa ? Poteva andar peggio se fossero arrivati tutti quei trequartisti di cui si parla da anni e se in squadra accanto ai frombolieri non ci fossero vecchi praticoni con la morale spiccia di mammane.

3. L’allenatore sa il fatto suo. Ha individuato il problema. Non il karma, o aver visto padre e madre della Juve a letto. La questione è ovvia cioè vera: le stiamo prendendo. Stiamo subendo troppi goal. Inutile usare il cervello che come sappiamo c’entra poco con queste storie di piedi. I rabbini della mia famiglia ringraziavano per non esser nati donna, noi del calcio ringraziamo per esser nati basici. La Juve aveva una fisionomia solida e sgraziata almeno per gli occhi e gli istinti alti di oggi. S’è voluto fare la rivoluzione, mettere tutti e ai limiti dell’esaurimento tutti, i risultati che giudicano pedestremente e dunque giustamente tutto sono arrivati, non era questione di moduli e neanche di 20 attaccanti in campo quanto di equilibri, quest’anno come l’altro. Si è raggiunto equilibrio perché ognuno nella Juve castrista e collettivista da Libertà no ma partecipazione s’è fatto il mazzo consumandosi in letizia per il miracolo di un esercito fatto di soli generali. L’esito finale dirà se la benzina è bastata, il fisico ha retto e se davvero il futuro è quando di ciò che c’è di buono e subito te ne puoi pulire il culo. Il dibattito no ma nella Juve che voleva uscire senza gabbie una evidenza ed una strada c’è. C’è un problema ginnastico ogni volta se ne giocano 3; la squadra negli ultimi 2 secondi tempi in campionato è stata un vorrei ma non posso di repellenti acciacchetti da vecchi e obesi rallenty da imballati dopo primi tempi dignitosi e cinici; la gara sbagliata resta fondamentalmente Bergamo, dove anziché stanarli abbiamo fatto una squallidissima imitazione del calcio felice e a cosce aperte che abbiamo sconfitto e relegato alla storia delle masturbazioni mentali; dopo Bergamo fatta una chiavica coi titolarissimi Allegri ha scelto il turn over e nei limiti del consentito perché a parte giocare a cucù settete con Higuain e Dybala non ha fatto molto altro (il centrocampo lo ha scelto il medico); primo non prenderle, andare di fisico e portarsene una riserva senza porsi obiettivi inutili e concettosi come l’adeguato score e le circumnavigazioni delle corsie laterali.

Fare come sempre. Vincere, due tocchi, tutto, zitti.