La mente e il braccio di Paratici

di Giacomo Scutiero |

L’uomo dal silenzio sempre sensato e dalle parole mai senza senso: quando non può dire, tace. Ho sempre considerato saggi i siffatti signori: sono coloro che palesano l’intelligenza senza rappresentarla in pubblico. Danno l’impressione di essere ex chiacchieroni che, in fase di astinenza, imparano a comunicare quando dovuto.

Fabio è juventino da otto anni e mi affascina da almeno sei. Ricordo bene il 2012, quando partecipò al Wyscout Forum e tracciò la linea lunga del club: la prima discriminante di acquisto di un calciatore è l’intensità nel lavoro. Paratici non impiccolisce il fattore denaro, fondamentale per raggiungere giocatori e risultati di alto livello, ma ne rimarca l’inutilità se il fruitore è non competente.

Non potete immaginare quanto grande sarà Pogba. Sono convinto non solo per il calciatore che è, ma per la testa che ha

A quanto pare, a Torino ed altrove, il Polpo ha mantenuto le sue attese. Fabio è conscio della propria introvabile bravura, ma non si considera migliore dei colleghi; non esiste il direttore che non sbaglia, esiste il direttore che sbaglia meno e dunque capita di prendere un granchio. Disse che mai avrebbe ceduto Bonucci perché non esisteva un difensore più completo, eppure…Ma qui la direzione sportiva c’entra pochino.

Tra le sue perizie tecniche, c’è Kingsley Coman: battere la concorrenza di Bayern Monaco ed Arsenal, tre anni or sono, non fu poca roba. Col francese, come con Álvaro Morata, fondamentale il suo ruolo di mediatore: le visite nelle città, l’instaurazione di empatia coi ragazzi, la conoscenza approfondita delle famiglie e delle persone a loro vicine.

Preferisco vedere una partita in meno e fare una cena in più

 

Citando l’amico Antonio Corsa, ricordiamo due conferenze stampa con Paratici accanto ai nuovi acquisti: Carlos Tévez e Cristiano Ronaldo. Sono, non a caso, i colpi più compositi e mediatici della Juventus dell’era Agnelli.

A proposito di CR7, Fabio ha ricordato Juventus-Real Madrid ed il capolavoro in rovesciata; la standing ovation dell’Allianz Stadium e l’applauso-risposta del portoghese. E poi il colloquio telefonico con Jorge Mendes, che ha fatto presente quanto Cristiano abbia apprezzato il gesto dei tifosi bianconeri e quanto avesse piacere di giocare a Torino prima o poi.
Dopodiché, è arrivato João Cancelo e…Conosciamo bene i capitoli successivi e la coda.

Se prendi quattro giocatori e due sono buoni, uno è così così e l’altro è scarso, hai fatto il botto

Sappiamo anche cosa sarà del prossimo triennio di Paratici: continuerà a dire “No, vi ringrazio” alle proposte italiane (la tanto biasimata Barbara Berlusconi vedeva giusto, eh) e soprattutto estere.

Intanto, lui continua a pensare e lavorare nelle zone buie.

Sempre accompagnato dalla sua invisibilità, la condizione necessaria per ottenere i desiderata e al contempo l’ovatta sulla gioia per aver raggiunto lo scopo. Paziente ed agile, senza forma, tanto misterioso da soffocare qualsiasi vibrazione; così facendo, riesce a decidere il destino proprio ed altrui.

Non parla, sussurra.

Si avvicina ed allontana con la medesima procedura: la distinzione muore nel momento in cui ci si fa notare.